Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query zizek. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query zizek. Ordina per data Mostra tutti i post

domenica 28 marzo 2010

Slavoj Žižek "Come leggo Marx, come leggo Lacan"


Di fronte al filosofo che definisce la necessità come l’interpretazione retroattiva di un evento puramente contingente, non so proprio chi ringraziare per “la contingenza” degli eventi che ha reso possibile il mio incontro con lui. Si perché, parafrasando Lacan, mi sono trovato in una di quelle situazioni “più assurde dell’assurdo”, così vere da sembrare finte. Senza biglietto, senza un aggancio per entrare, senza un bel visino la sfoggiare all’usciere, ero ormeggiato nel limbo dell’atrio nella vana speranza che qualcuno rinunciasse al proprio posto. Sarei stato probabilmente il più autorevole conoscitore di zizekologia della sala e non potevo accedervi. E mentre recitavo il mea culpa all’uscita del bagno dell’auditorium una voce, come sulla via di damasco, mi folgorava:”Ma tu sei Nexus?”. La mia nuova felpa ricamata “Urban Force” aveva svolto il suo dovere simbolico e quell’usciere aveva visto quel che c’è “in me più di me”. Entravo entravo entravo!



Roma, 27/03/2010 - Una maglia a “v” semi-sgualcita, la lingua “alla Fantozzi” e un continuo toccarsi il naso. Slavoj Zizek conquista subito il pubblico eterogeneo del Teatro Studio, che in occasione dell'evento Libri Come, ha fatto il tutto esaurito. Avrebbe dovuto parlare di Marx e Lacan, ma non lo fa o meglio non dice di farlo. Il vero interlocutore mancante è il cinema a favore di un approccio sprezzante alla politica contemporanea, suffragato dall’uscita del suo nuovo libro Dalla tragedia alla farsa. Ideologia della crisi e superamento del capitalismo. (Ponte alle grazie ed.) “Provengo da un piccolo paese della Slovenia” – esordisce – “e mi permette di vedere le cose nella loro posizione contingente”. Ironizzando, parla della saggezza slava e di come nel suo paese tutti sappiano il significato del misterioso sorriso della Mona Lisa. Le sue lips (labbra) sorridono a causa di un lick (leccata). La battuta oscena è confezionata, tutti ridono. Poi inizia sul serio: ”Se Dio non esiste, allora tutto è permesso”. Questa frase tratta da I Fratelli Karamazof di Dostoevskj è ancora oggi utilizzata dall’ala conservatrice per legittimare il valore di un’autorità trascendentale in grado di regolare, e quindi salvaguardare, le nostre vite dal baratro dell’edonismo egotistico. Al contrario per Zizek, che riprende il Seminario XI di Jacques Lacan:”Se Dio non esiste, allora tutto è proibito”. Infatti la vita dell’ateo liberal-edonista è più complicata che mai. Lungi dall’essere libero dalle proibizioni religiose, egli ha bisogno di auto-limitarsi per assicurare la prosecuzione del proprio benessere e non intralciare quello degli altri. Diete, fitness, astinenze ma anche sguardi bassi e formalismi, non sono altro che prescrizioni di un Super-Io (quell’agente osceno che ci bombarda di richieste impossibili) che regola il godimento del soggetto al fine di non disturbare il godimento dell’altro. A proposito di questa inversione oppositiva, Zizek cita l’incontro avvenuto negli anni ’90 a Belgrado con dei fondamentalisti religiosi che al grido “Fuck the modern!” si servivano del loro ruolo di “strumenti di Dio” per perpetrare tutta una serie di crimini contro altri uomini. Secondo Zizek ci troviamo di fronte a ciò che Kierkegaard chiamava “sospensione religiosa dell’etica”. Le religioni come le grandi ideologie (es. lo Stalinismo, ampiamente analizzato nei suoi libri) sono una sorta di anestetico emotivo che permette agli uomini di eseguire gli atti più atroci in nome di una causa. Allo stesso modo, parafrasando Adorno, agire per un ideale (il volere di Dio, il progresso della Storia) conferisce al soggetto una certa dose di godimento, nonostante riconosca l’obiettiva crudeltà dei suoi atti.


Lungi dall’essere nell’era post-idelogica, Zizek fornisce alcuni esempi di agenti super-egogici che fanno da base alle nuove ideologie. Primo fra tutti è il movimento ecologista. Pur riconoscendo la gravità della crisi ecologica, Zizek critica fortemente questo movimento come nuovo “oppio del popolo”. Predicando la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse energetiche, apparentemente l’ecologismo pone dei limiti per un fine etico: il bene di tutta l’umanità. Il fatto però che la recente crisi mondiale del sistema bancario (capitalista) abbia scalzato l’attenzione sulla risoluzione dei problemi ecologici (vedi la fallimentare conferenza di Copenhagen 2009) offre la possibilità per un’ulteriore ribaltamento oppositivo. Gli stati che hanno rifiutato di limitare il sistema economico in favore della “sopravvivenza”, hanno testimoniato la loro dedizione etica al Capitalismo. L’egotismo del capitalista diventa dedizione etica alla riproduzione del sistema e viceversa l’impegno etico dell’attivista ecologista è mero senso di sopravvivenza.

Sempre sulla borderline del fraintendimento, Zizek fa una digressione sul ruolo del poeta nei sistemi totalitari. Lontani dalla rappresentazione di naturale innocenza che ne danno i profili storici, i poeti hanno molto spesso offerto il supporto emotivo per giustificare terribili crimini ideologici (vedi. Vladic e Karazic nella dittatura Milosevic). Ovviamente è stupido pensare di liquidare il lavoro dei poeti in questi termini, ma Zizek insiste sul fatto che oltre ad una forza militare esiste anche una “poetica militare” in grado di condizionare altrettanto efficacemente i comportamenti delle persone. “State attenti” – esorta – “dietro la perpetrazione di genocidi ci sono sempre alcuni poeti”.


Infine, come se non bastasse, arriva il momento di occuparsi del Cristianesimo. Zizek, già autore del controverso The Puppet and the Dwarf (Il Cuore perverso del cristianesimo, 2003), espone la sua tesi secondo cui Dio stesso non sia credente. Nel grido d’aiuto di Gesù crocifisso "eloi eloi lama sabachthani” (dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato), Dio capisce che non può farcela senza di noi e che non si fida di se stesso. In accordo con Chesterton, Zizek si allontana dall’interpretazione di stampo pagano che vede Gesù sacrificarsi per i nostri peccati. Altresì evoca l’immagine di Cristo risorto come “holy ghost” (fantasma sacro), metafora della comunità cristiana. Nonostante il suo ateismo, e sta qui la genuinità dell’interpretazione zizekiana, egli è un lucido sostenitore delle radici cristiane europee. In tema di immigrazione e accettazione dell’altro, il messaggio cristiano di “amare il prossimo” è più che mai attuale. Accettare, ammonisce Zizek, non significa però gettare la maschera, bensì accettare di trovare una maschera aldilà della maschera. Ricollegandosi al concetto della de-sostanzializzazione dei prodotti (caffè senza caffeina, carne senza grassi, cioccolato senza cacao), la cultura liberale vorrebbe accettare l’Altro ma senza la sua alterità (“decaffeinato”). Zizek, prendendo come esempio le controversie francesi sull’adozione pubblica del burka, ricorda che l’ansia non risiede nel non poter vedere ciò che c’è aldilà della maschera, ma bensì vedere la superficie inumana che ci guarda senza mostrare gli occhi. Insomma per Zizek la soluzione ai conflitti di immigrazione non è quella di aprire le frontiere in maniera illimitata ma risolvere il problema there (là), accettando l’alterità, la “cosa” (Das Ding freudiana) senza ingannarci ponendo metaforicamente una faccia (menzognera) sopra al burka.


Terminata la conferenza mi fiondo verso Zizek assieme ad una sparuta masnada di fan. Continua a parlare, insaziabile di domande. Una donna gli chiede una consulenza psicanalitica. “Signora” – risponde – “ma mi ha visto? Se vuole farsi psicanalizzare da un uomo con tutti questi tic, è la prova definitiva che lei è pazza!”. Mi faccio spazio e riesco a farmi autografare un suo libro. “Mr. Zizek, sono uno studente di Cinema. Sto scrivendo la tesi sulla sua filosofia”. Zizek mi guarda perplesso e farfuglia qualcosa come per dire: “Tanti auguri!”. Poi s’illumina e mi chiede:”Conosce la mia interpretazione dei film di Rossellini?”. “Certo” - rispondo orgoglioso. “E’ qual è la verità sui film di Rossellini?”. Io tento di spiegarlo in inglese ma lui mi interrompe subito:”No, la verità è che io non mai visto nessuno film di Rossellini! Sono terribili!”. Una degna chiusura.

sabato 5 novembre 2011

Recap 2011

Dopo quasi un mese di latitanza dal blog  - e di militanza nel mondo - ho deciso ricapitolare i post più significativi dell'ultima stagione e proporre i miei interventi su Giap!, il blog dei Wu Ming, a cui ho partecipato con numerosi interventi a tutto campo.

Ma prima un pò di historia...
Nexusmoves è sbarcato sul web come rimediazione dei miei quaderni stagione 2001/2005 col sottotitolo "suggerimenti estetici" e dal 2008 ha virato su blogspot cercando di darsi un taglio. Cinema, cucina, poesia, fumetti, reportage, b-boying, attualità, Hip Hop: manca giusto una spolverata di smarties! Dall'ultima stagione ho iniziato ad occuparmi di politica, storia dell'HH, filosofia, analisi dei media e organizzazione di eventi. Ho creato un'etichetta per catalogarli (est-etica) e cambiato il sottotitolo in "your knowledge dealer". Oggi, dopo 5 anni, conosco ancora poco il "taglio" del mio blog, ma se qualcuno ve lo chiede, ditegli che mi occupo di "cultura urbana". Uso, mi nuro di cultura urbana per filtrare i fenomeni della realtà: vi pare poco? Buon viaggio...

Est-etica (attualità+filosofia+analisi)
  • Sulla Comicità (apparso su Giap!, breve analisi ideologica sui diversi tipi di comicità, con riferimenti a Brignano, Griffin, Bergonzoni, Luttazzi, Nonciclopedia);
  • L'estetica a servizio della politica (analisi del flyer sull'evento di writing di Casa Pound);
    Menzogne mascherate da verità (analisi della narrazione mediatica della lotta NoTav, con riferimenti alla teoria di Zizek, articoli di "Libero");
  • Us vs Them (analisi di quel video che girava prima del #15ott con scritto "non potete non condividere", con riferimenti al viaggio dell'eroe di Vogler, teorie pubblicitarie e World Revolution)
    Hip Hop e Politica (scritto a caldo dopo le elezioni milanesi, una piccola riflessione sul rapporto fra doppia H e "politica")
  • Left 4 Dead: Hitchcock sarebbe un NERD (analisi ideologica di un videogame, con riferimenti al cinema di Hitchcock, Cuore di Tenebra, Zizek, Allan Poe); 
  • Wu Ming 1 & Nexus su Artaud (discussione  su Surrealismo e Antonin Artaud con sbocco spontaneao su rivoluzione, politica e anti-politica in Italia)

sabato 1 giugno 2013

Slavoj Žižek su #occupygezi - "Ora siamo parte della stessa lotta globale!"

Photo by @EzgyYenturk
Durante queste ore di scontri nelle strade di Istanbul, un attivista turco ha inviato un email al filosofo Slavoj Zizek scrivendo "Say something, we need support!". Qui sotto trovate la mia traduzione in italiano della risposta attribuita a Zizek. Sebbene non ci siano prove per attribuire il testo al filosofo sloveno, i contenuti e soprattutto la sintassi, lasciano supporre che sia  autentico.  



*** 

Spero che questo sia d'aiuto!



Anche se mosso da un'apparentemente lotta locale per la protezione di un parco nel cuore di Istanbul dalla distruzione commerciale, le proteste in Turchia attualmente in corso si riferiscono ad un malessere molto più profondo. Il fatto che le proteste siano esplose in un paese largamente percepito com modello di "Ilsamismo moderato" con un boom economico è l'indicatore chiave che causa questo malessere: la prospettiva di mescolare la devastante economia neoliberale con l'autoritarismo nazionalista-religioso. Le vittima di questi due processi è le medesime: la società civile indipendente con il suo spirito di solidarietà e tolleranza culturale, lo spirito che forma la vera spina dorsale della salute etica di una nazione. Come tale, le proteste sono la prova vivente che il libero mercato non implica libertà sociale ma può co-esistere bene con l'autoritarismo politico.

Ecco perchè le proteste fanno parte della stessa agitazione globale che sta squotendo l'ordine stabilito lungo il globo. Tutte le persone che hanno a cuore la libertà e l'emancipazione dovrebbero quindi dire al popolo turco: benvenuto! Ora siamo parte della stessa lotta globale! Spagna, Svezia, Grecia, Turchia...solo se lottiamo insieme abbiano una speranza!

slavoj zizek

giovedì 4 novembre 2010

Dalla Tragedia alla Farsa

Dalla Tragedia alla Farsa
Ideologia della crisi e superamento del capitalismo
di Slavoj Zizek
Ponte Alle Grazie, 2009
Leggi qui la mia recensione critica






 


"Nessuno prende più la democrazia o la giustizia sul serio, siamo tutti consapevoli della loro natura corrotta, ma vi prendiamo parte, mostriamo la nostra fede in esse, perché assumiamo il fatto che funzionano anche sen non ci crediamo. Per questo Berlusconi è il nostro grosso Kung Fu Panda. Forse la vecchia battuta dei fratelli Marx: “Quest’uomo sembra un idiota corrotto e agisce come un idiota corrotto, ma questo non deve ingannarti – egli è un idiota corrotto”, si scontra qui con i suoi limiti: mentre Berlusconi è ciò che appare essere, la sua apparenza rimane non di meno ingannevole".
Slavoj Žižek


Ecco dopo i vari tormentoni su Berlusconi che dopo Napoli, gettano ancor più spazzatura nella nostra italietta benpensante, ho deciso di pubblicare la mia recensione critica su un libro che consiglio di leggere a tutti.Zizek nell'accademia, come Berlusconi nella politica, è paragonato ad una sorta di clown e criticato per le sua vena sarcastica ed anti-accademica. Ma a differenza di B., Zizek è onesto e ammette di non voler essere più preso come il "burlone della situazione" e prendere le sue provocazioni per quello che sono: spunti alla riflessione. Per il nostro premier Bunga-bunga il discorso è contrario: egli basa la sua egemonia proprio sul fatto che le sue marachelle vengono puntualmente prese sul serio dalla critica di sinistra,  innescando il putiferio mediatico dove "tutti dicono il contrario di tutto", mentre lui continua a spianare la strada verso la "post-democrazia".

martedì 29 marzo 2011

L'estetica a servizio della politica: CasaPound e la Street Art

Vado su Facebook e leggo nello status di un mio contatto che Casapound, nota associazione giovanile di destra, organizzerà una street art convention il prossimo 14 Maggio. "Scandalo, vergogna, mai!" - parole ridondanti nei commenti alla pagina dell'evento. Sul profilo del mio amico nasce una verace diatriba sui presunti "valori politici" della cultura Hip Hop e della street art. Rispondono così:

L'hiphop è come ognuno lo interpreta. Chi lo utilizza per diventare una rap-star seguendo l'ideologia capitalista è orientato (spesso inconsapevolmente) a destra (liberismo, nazionalismo...quanti testi rap westcoast parlano di questo? D'altro lato, chi lo utilizza per diffondere idee di contro-cultura capitalista si orienta inevitabilmente a sinistra (libertà di espressione, rivendicazione dei diritti universali, predominio del pubblico sul privato...non è una soirta di manifesto della east coast anni 80?) Poi c'è casapound che non è (almeno ufficialmente) un centro di neo-fascisti. Quello che si deve contrastare è il populismo di destra. Quello che va nelle strade e non su internet&tv, a fare propaganda sfruttando l'ignoranza delle masse. Ben vengano i graffiti ma non si può cancellare un background (quello populista/liberale) che si fonda sul moralismo religioso, la militarizzazione, la privatizzazione delle risorse e soprattutto, da sempre, il controllo rigido dei mezzi d'espressione. La domanda fondamentale è: la street art si riconosce con questi valori? Se la risposta è si, che partecipino pure all'evento di casapound. Se la risp. è no, e i principi artistico/culturali di questa disciplina suggeriscono sia così, allora è bene prenderne le distanze e affermare la propria estraneità da quel tipo di mondo.
Peace.

Ma non basta. Osservo attentamente la locandina e leggo il proclama d'invito alla manifestazione che termina con l'aforisma: "L'estetica al servizio della politica, la politica al servizio dell'estetica". Riporto qui il testo e l'immagine dalla pagina di facebook e prendo alla lettera l'invito per suggerire un'analisi.


International street art competition, a maggio ad Area 19 il più grande challenge europeo di writers
pubblicata da CasaPound Italia il giorno venerdì 21 gennaio 2011 alle ore 14.12
 
Nella location più postnuclearizzata di Roma, alle spalle del temibile Bomarzus, nel cuore di Area19, si terrà il più grande challenge europeo di writers/street art.
 
Se quando lo fa Banksy è arte e quando lo fai tu è degrado, se sei stufo del diktat stradaiolo, se vuoi avere voce in capitolo e metodi di espressione, passa allo stadio superiore e unisciti a noi il 14 maggio prossimo venturo per il più grande evento della storia: International Street Art Competition.

L'estetica al servizio della politica, la politica al servizio dell'estetica.

A seguire informazioni ed istruzioni per l'uso.
relazioniestere@casapoundi
talia.org per iscriversi!


E' proprio così. Come scriveva Roland Barthes il compito politico dell'arte è quello di "disalienare il segno manifestandolo", perchè non solo il contenuto ma anche la forma ha una morale (la "morale del senso"). 
Nella locandina è raffigurato il dettaglio fotografico di una mano che impugna una bomboletta spray nell'atto di dipingere (lo testimonia il tappo e le dita sporche di vernice fucsia). Il colore dello spray è lo stesso della scritta in alto e insieme al bianco e al nero formano i tre colori principali dell'immagine. A sinistra, su sfondo nero, c'è il logo circolare di Area 19, la struttura occupata che ospiterà l'evento (non entro nel merito del logo in sè che, come quello di CasPound, richiederebbe un analisi a parte). Le scritte riportano i dati essenziali della manifestazione e il loro font si caratterizza per alcuni effetti di "scolatura" verticale ai margini di alcune lettere (il collegamento con l'immagine di sfondo e il "contenuto" dell'evento è evidente). Ora domandiamoci: a chi è rivolta questa pubblicità?  Risposta: Ai giovani street artist che vogliono partecipare al futuro evento (non ci sono i nomi degli ospiti nè un programma). Ne abbiamo conferma leggendo la seconda parte del testo scritto che invita il lettore a prendere parte all'evento ("unirsi") mandando un email per avere maggiori informazioni. In particolare si rivolge quelli "stanchi del diktat stradaiolo" e tutta una serie di presunti abusi perpetrati da qualcun'altro nei confronti della libertà d'espressione individuale. 

Chi sono questi oppressori? Banksy, uno street artist inglese accusato di essersi "venduto" all'art business; altri artisti di strada che impongono il loro "diktat" (si fà riferimento alle regole non scritte del writing che spesso rivendicano la superiorità culturale delle opere "illegali"  rispetto a quelle legalizzate); tutti coloro che non ti permettono di avere "voce in capitolo e metodi di espressione" (in questo caso l'idea dell'oppositore è resa tramite un'esortazione positiva - "se vuoi avere voce in capitolo" - ma grazie ad un artificio retorico che collega la frase agli altri 2 "se" negativi, suggerisce anche in questo caso la presunta oppressione al diritto d'espressione personale). Quindi il target del proclama è sempre più ristretto. Esso si rivolge a tutti quei giovani artisti che nutrono un  risentimento verso il sistema: verso i capitalisti (Banksy e gli artisti commercializzati); verso i prepotenti (quelli che "impongono diktat"); verso quelli che tappano le ali della libertà. Ora, se andiamo a leggere nella pagina del "Chi siamo" sul sito di CasaPound, possiamo renderci conto di interessanti affinità tematiche. In particolare c'è una dichiarazione d'intenti resa in versi pseudo-futuristi:

L'uomo deve essere liberato.
Il mercato uccide l'anima.
Il mercanteggiare e la logica del profitto, travolgono ogni
ostacolo si ponga loro di fronte. Facilmente, lavoratori, popoli o
microcomunità.
Amore, gioia, sacrificio e diversità. Falciati.

Secondo Slavoj Zizek, l'ideologia del populismo di destra si basa sull'identificazione fantasmatica di un soggetto nocivo "altro" da noi, su cui scaricare "patologicamente"  tutto il risentimento e il rancore per noi stessi (e a livello sociale, causati da noi popolo italiano). In chiave psicanalitica, Zizek la chiama "feticizzazione del soggetto nocivo", la quale ha bisogno di un elemento emozionale molto importante per poter funzionare: "la paura". La paura dell'altro nella singola persona, determina su larga scala gli atteggiamenti di rivalsa culturale, di superiorità nazionale e in casi estremi di razzismo, odio, oppressione. Zizek a tal proposito ci mette in guardia sul ruolo dei poeti (e i comunicatori in generale) che attarverso un determinato linguaggio (e quindi una "forma") possono aiutare i popoli a localizzare il proprio "feticcio" e canalizzare il proprio "capitale di rabbia" (verso lo stato, la storia, la condizioni di vita in generale)  per passare dalle parole ai fatti (in altre parole per "agire"). Questo "capitale di rabbia" cresce grazie ad altri stratagemmi, come l'invocazione ad un passato glorioso ("unisciti [...] per il più grande evento della storia") o all'incorruttibilità e superiorità morale del proprio io ("passa allo stadio superiore").

Torniamo alla nostra locandina. Come dice Eco, affinchè un'interpretazione sia efficace, deve fare "sistema" con tutti gli elementi del testo. Se, come abbiamo detto, l'invito ad "unirsi" alla convention di Street Art di CasaPound rappresenta un'invito a rivendicare i propri diritti e valori contro un sistema oppressore di "soggetti nocivi" in nome della morale e della storia, allora anche l'arte diventa politica e gli strumenti di lotta dell'arte (gli spray) diventano gli strumenti della lotta politica (le armi). Detto ciò, non ci vuole molto a vedere nello spray della locandina (messo a fuoco rispetto allo sfondo) una corrispondenza significante con una spada o un gladio (così caro alla tradizione neofascista) e nelle scolature fucsia delle lettere e delle dita un parallelo  semantico con quelle del sangue versato in battaglia. Il vero target non sono gli street artist ma tutti i presunti tali che non sono riusciti ad emergere e sono in cerca di scorciatoie espositive e che, nonostante il background valoriale di CasaPound, sono disposti ad unirsi al carrozzone in cambio di un pannello per dipingere. la presunta convention internazionale mira dunque a dividere la scena e non è assolutamente una "svolta progressista" verso il mondo della cultura di strada.

Vi sembra esagerato? A me no. L'estetica è veramente a servizio della politica e viceversa. E come diceva un vecchio saggio: "Nell'estetica è compresa anche la parola etica". Queste, come molte altre locandine di area neofascista-populista fatte di esortazioni in prima persona, font romanizzanti, sfondi bicromi, inquadrature oblique o prospettiche non devono passare in secondo piano come un'appendice decorativa. Negli anni '80 Zizek scriveva che il vero segreto dell'opera non si cela dietro la forma, ma nella forma stessa. Prima, negli anni '60, Barthes si auspicava una "vera mutazione della lettura e del suo oggetto, testo o film: vero problema del nostro tempo"...e pure del nostro, aggiungo io.

Mi scuso per la lunghezza ma quando ci vuole ci vuole. Ringrazio tutti gli ospiti e i presenti al Break Off Vol.2 e vi invito nuovamente all'anteprima de L'Ombra, domenica 10 Aprile a Corrispondenze (Ladispoli, Roma). Keep on strugglin!

sabato 12 febbraio 2011

Left 4 Dead - Hitchock sarebbe un NERD

Dopo essermi sparato in vena il recente cult planetario The Walking Dead, l'ammazzazombie che è in me si è spinto oltre, inaugurando la mia nuova postepay con Left 4 Dead. Questo videogame sparatutto  prodotto da Valve e distribuito sulla piattaforma online Steam, è ormai il Resident Evil degli anni 2000. La storia è sempre la stessa: "curare gli zombie...una pallottola alla volta." A compiere l'impresa quattro sfigati della middle-class americana: un meccanico, un giornalista, un coach di football...insomma, gente di strada come piace a noi. Personaggi abbastanza bruttini, ma estremamente cool. Perchè in uno sparatutto standard si tende a prendere l'arma più potente e precisa ma in Left 4 Dead il gusto di sterminare gli zombie con una padella da cucina o con la katana di Bruce Willies, o il machete di Danny Trejo, è impareggiabile. Non c'è realismo, salvo quello cinematografico degli slasher e dei grindhouse di tarantiniana rievocazione. Ed è qui il primo indizio ideologico del gioco: se non si colgono questi riferimenti alla cultura cinematografica postmoderna, si è fuori (dal vero gioco, intendo).  Ogni campagna è divisa in tempi, come al cinema, ed introdotta da una locandina in stile action movie hollywoodiano con tanto di sottotitolo. C'è Swamp Fever (Febbre di Palude) dove "l'unica cura è morire", oppure il Centro di Morte in cui "Prices aren't the only things getting slashed" (i prezzi non saranno le uniche cose ad essere tagliate). E poi c'è "Director", l'intelligenza artificiale che si occupa di creare un'effetto di "procedural narrative". Si tratta di un nuovo sistema in rapida diffusione nei giochi in cui l'A.I. analizza lo stress dei players (punti vita, equipaggiamento, punteggio ecc.) e aggiunge/diminuisce oggetti e mostri per migliorare la suspance e i colpi di scena della partita. Hitchcock sarebbe un NERD.

Secondo: gli zombie. Sono passati quasi 200 anni da quando Mary Shelley concepì l'idea di Frankenstein dopo una notte nella villa dell'amato Lord Byron a Ginevra. Frankenstein, il morto che cammina. Poi Dracula il morto che si nutre e infine, tocco poetico, "l'orrore" di Kurtz in Cuore di Tenebra, dove gli indigeni della giungla erano...beh, lasciamo parlare direttamente Conrad:

"La terra qui sembrava ultraterrena. Noi siamo abituati a vedere la forma incatenata di un mostro sopraffatto, ma lì - lì potevi vedere qualcosa di mostruoso e di libero. Era terrificante e gli uomoni erano... No, non erano inumani. Bè voi sapete che è proprio questo il lato peggiore della cosa - il sospetto che non fossero inumani si affacciava a poco a poco."

Risiede qui il fascino degli zombie: non tanto il sentimento sublime di scontrarsi con qualcosa di incontrollato e misterioso, quanto il sospetto che fra noi e loro ci sia un'oscuro legame genetico. Come fa notare Zizek nel suo ultimo libro Living in the end of the Times (2010), è forse il caso di pervertire la nostra interpretazione delle storie di zombie seguendo l'indicazione del romanzo originale di Io sono leggenda (Richard Matheson, 1954). Nella versione cinematografica Will Smith "diventa leggenda" poichè sacrifica la sua vita per consegnare l'antidoto dell'epidemia alla colonia di superstiti e rilanciare così un new cursus dell'umanità (come un certo tizio con la barba 2011 anni fà). Lo stesso titolo, nel romanzo originale, acquista un significato completamente diverso: il protagonista Neville, "diventa leggenda" non per gli umani (è l'unico uomo superstite) bensì per la nuova razza di vampiri che hanno preso il posto dell'umanità dopo l'ultimo conflitto mondiale. Per loro, noi umani siamo "la leggenda", esseri straordinari da annientare per garantire la sopravvivenza della specie. Anche in Left 4 Dead la catarsi cinematografica e la parziale identificazione con gli eroi, ci  fa scordare che in effetti sono gli zombie la maggioranza etnica. 

In chiave parapsicologica, entriamo nel campo dell'Altro. Così, nel celebre saggio di Lacan "Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell'io", lo psicanalista francese indica che per percepire noi stessi come "io" dobbiamo confrontarci con l'altro-io che vediamo riflesso nello specchio. Solo così possiamo "alienarci in noi stessi", e dare vita all'immaginario, al simbolico, e al reale. Termini un pò astrusi per i non-lacaniani, ma efficaci per interpretare il nostro sparatutto tarantinesco. Cos'è lo zombie se non il nostro doppio specchiato nel riflesso della morte, del non-essere? Una dimensione, quella del non-morto, che è completamente diversa dal "resuscitato": questi non sono morti che tornano in vita (da cui potrebbe scaturire un'interpretazione para-religiosa della storia) ma i così detti morti-viventi, coloro i quali vivono pur conservando il loro status di morti. E non ci vuole un sociologo per capire che i nostri zombie, quelli della vita quotidiana, sono diventati gli immigrati, gli stranieri e perchè no, anche i "fondamentalisti". Non ci vuole nemmeno un politologo per capire quanto il motto del videogame ("kill them all"), ricordi l'appunto finale di Kurtz ("nuke them all" ) in Apocalypse Now (trasposizione cinematografica di Cuore di Tenebra). L'ideologia vigente (di stampo liberal-populista) è che di fronte all'Altro (ormai in maggioranza) l'unica cosa da fare è sopravvivere, barricarsi e sfuggire ad ogni tipo di contatto. Eppure quelli, gli zombi, gli altri, erano come noi o forse, ancora peggio, noi eravamo come loro. La proposta politica di Zizek è quella di abbracciare e accettare l'alterità assoluta e da lì partire per una vera politica multiculturale, che non sfrutti questa definizione per rivendicare il privilegio di chiudersi ognuno nella propria isola felice (isola immaginaria e mai veramente isolata: leggere La mascherata della morte rossa di E. Allan Poe per credere).

La provocazione finale del filosofo sloveno è dire "si" al burqua. Tentare di toglierlo, non significa difendere i diritti civili delle donne islamiche coercizzate dall'ideologia maschilista, bensì, in termini psicanalitici, voler spogliare l'Altro della propria diversità, assoggettarlo alla nostra. Il vero incontro con l'altro - dice Zizek - sarà quando inizieremo a raccontarci con lui le barzellette sporche.

Lo so, sto trascurando il blog. Lo so, cambio spesso argomento. Lo so, dovrei parlare più di b-boying e meno di info-media-serial-stronzate. Eppure...

giovedì 23 luglio 2009

La guida perversa al Cinema

"Cinema is the ultimate pervert art. It doesn't give you what you desire - it tells you how to desire"

Slavoj Zizek


Suggerisco questo documentario (quasi interamente disponibile su youtube!) a chi voglia approfondire il rapporto fra cinema, psicanalisi e filosofia. In generale un'ottima piattaforma di lancio all'interpretazione ragionata dei film. Il video è molto scorrevole e ricco di clip cinematografiche che vanno da Il Grande Dittatore a Matrix, passando per Alfred Hitchcock e David Lynch. Zizek, e la sua pronuncia inglese "all'italiana", si materializza all'interno delle scene parlando del rapporto realtà-fantasia, soggettività-alterità e diagnosticando la natura perversa del cinema, di cui anche noi in qualità di spettatori, facciamo parte.





martedì 26 ottobre 2010

NexusTube Vol.1

Beh, non avete notato nulla di nuovo? Se la vostra risposta è: "Siii, è tornato il Grande Fratello!" allora siete nel posto giusto e premendo Alt+F4 sulla vostra tastiera attiverete un collegamento speciale con la casa di Cinecittà........Ok, per tutti gli altri che non hanno ancora evacuato il cervello la risposta è: no! Ciò che è cambiato è il logo qui a sinistra perchè da oggi inauguro una nuova sezione chiamata NexusTube - Sueggerimenti dall'Underweb. Quello che farò è organizzare e condividere con voi il materiale web che più mi ha colpito. Per quanto riguarda l'organizzazione grafica del tutto, beh, ci sto ancora pensando e beh...di cosa stavamo parlando? Ah si, premere Alt+F4 per vedere i ragazzi della casa, mi raccomando!


South Park 14 - Insheeption
Se non conoscete l'inglese posso aiutarvi, ma se non conoscete South Park sarà bene rivolgersi al sommo Mmmirkos. Questo episodio della nuova serie prende di mira Inception l'ultima fatica cinematografica del regista del Cavaliere Oscuro. Stan e Mr.Mackey sono affetti da sindrome di "accaparramento" (hoarding) e per questo vengono ipnotizzati da una coppia di psicologi per regredire allo stadio infantile e scoprire il trauma che ha generato la loro patologia. Ma i sogni si mischiano fra di loro e qualcuno deve addormentarsi per salvare i nostri eroi. La satira  dello psicologismo ipocondriaco si fonde a quella dei thriller-onirici, ridicolizzando il mondo degli adulti e salvando l'innocenza dei bambini (a parte qualcuno che si becca una manciata di buchi in testa). Risate a non finire! Clicca qui per vedere il video sul sito ufficiale.


Space Invader a Roma!
A proposito di intrusioni e slittamenti fra diverse realtà: nessuno si è accorto dell'invasione aliena in atto a Roma? Sono sicuto di si, ma avete fatto finta di niente credendo di aver svarionato dopo ore di chat inconcludenti. E invece no! Guardare per credere...



Ma non impressionatevi. Come diceva Quelo: "La risposta è dentro di noi. E però è sbagliata!"


Il mostro degli spaghetti volanti
SIto ufficiale del movimento
Se passeggiando sulla via di Damasco in sella al vostro cavallo siete stati colti da crisi mistica, questa religione è quello che fa per voi. Se pensate sia uno scherzo andate sulla pagina ufficiale di wikipedia dedicata al Pasatafarianesimo e vi accorgerete che dietro c'è qualcosa di molto più serio che prendere un giro un branco di creduloni creazionisti.
PS: se siete testimoni di Geova e volete approfondire la questione del materialismo dialettico sono disponibile ad incontri privati o collettivi.


Slavoj Zizek - Dalla Tragedia alla farsa
Se state ancora leggendo significa che la scintilla della ragione ancora brilla nel vostro cervello o che i tentacoli sugosi del mostro spaghetto vi hanno comandato di scorrere la pagina in cerca del nome dell'autore blasfemo che ha pubblicato questo post. In ogni caso, ecco un ottimo esempio di comunicazione audiovisiva. L'intervento è tratto dalla presentazione dell'ultimo libro del filosofo-psicanalista Slavoj Zizek aka l'uomo che disse:"Ah stai facendo la tesi su di me? Hai letto il mio saggio su Rossellini?...la verità è che io non ho mai visto nessun film di Rossellini". Quando Baal lascerà il corpo del filosofo sloveno avrò anch'io le mie risposte ma in attesa di ciò godetevi questo intervento politicamente scorretto sul concetto di "carità".

 
State ancora state leggendo?!? Premete il dannato Alt+F4 e tornate fra qualche giorno ok?

venerdì 8 luglio 2011

Menzogne mascherate da verità: cosa vogliono i No Tav?

- Ma questi che vogliono? Questi valsusini illiberali, questi "black-anarcoglobal-bloc[k]", questi sbirri, quest'Altri? 
- Dal mio punto di vista...
- Una cosa è certa: sono tutti incazzati neri. 
- Si, insomma c'è anche chi ha marciato pacificam... 
- Sono tutti incazzati neri.
-...vedi poi il corteo si è ricongiunto e...
- Sono tutti incazzati neri.
- Ma...
- Ma niente. Sono tutti incazz...
- ...ATO sono io! Vuoi ascoltarmi o no?
- No. Sono tutti incazzati neri. Sono tutti incazzati neri.sonotuttiincazzatineri.sonotuttincazzatinerisonit..
- ...

Vi è mai capitata una cosa del genere? Intendo, parlare con qualcuno e accorgersi che qualsiasi cosa si dica per dimostrare una tesi, dall'altro lato non c'è ricezione, solo "autismo d'opinione". In quei casi la ragione non serve, siamo davanti ad un "rapimento emotivo" che blocca la razionalità del nostro interlocutore ormai in preda ad un illogico pregiudizio emozionale.

mercoledì 15 dicembre 2010

The deceiving being - for a revaluation of appearances in Hip Hop Dance

Since childhood we led with the story that the "being" is more important than "appear". The growth of our inner life is more important than external, artificial. We grow to the sound of Cinderella, Beauty and the Beast and Superman: all heroes whose appearance deceive us. Everything that appears is thus an illusion. For Plato, our reality was a copy of the universal supercelestial apparent; for Kant, our senses themselves prevented us from accessing the "thing in itself"; the concept of avatar itself (the virtual representation of ourselves in cyberspace) is derived from religion Hindu, which is linked Schpenhauer speaking of reality as a "veil of Maya", which covers access to the knowledge of truth. We Grew up watching The Matrix, The Thruman Show and, of course, Avatar: everybody to tell us what our true self is overshadowed by the evil society of appearances.
Then something changes: the first disappointment in love ("but how?! I'm much better than other one!"); the first political delusions ("they are all corrupt!"); the first existential disappointment ("what a world of shit! I'm going abroad very nearly ..."). The appearance wins the essence, where "appearance" are associated to the others, and the essence are necessarily linked to us. Is the Other's fault if things go wrong, but luckily we can take refuge in the ego, the healthy kernel of our true being, the soft-white-kid in us and that the world still has not fouled. "To be and to have" is the title of the famous book by Eric Fromm, very popular in the 70s.

But today, after reading Paulo Cohelo or devote ourselves to Buddhism-Zen, one of the most common way to discover ourselves, is to dance. We used to say: "Dancing, I express myself" - evoking the gruesome image of our soul  crushed on the tip of a transcendental kind of juicer. Invigorated by this metaphysical orange juice we can go back to our dreary, artificial appearance. Yes, because the world goes like this; because, to paraphrase Fight Club, we can always take refuge in the "hidden cave."
According to the philosopher Slavoj Zizek, the idea of an "innocent me" (like the idea of a "glorious past") is the imaginary construction of our mind, to avoid dealing with emptiness kernel of our existence and to justify our conduct "artificial". The fact is that although we all know that "being" is more important than "appear", however, we continue to behave as if we didn't know. How do we do? Simply believing in the purity of our inner selves, that despite our conduct in the impure world of appearance, will remain a safe haven for our souls. It's the old military justification: "I only followed orders". We do not want to behave like that, but it is the Other that obliges us to do so. 
Which centers around this with the Hip Hop culture and b-boying? Mine, is not a a materialistic critic to humanity, but an humanization of matter that make up our appearance. If our being (the meaning) turns out to be a justification imaginary (a signifier), then the case will be to reassess the importance of appearance. Tarantino explains it well, when at the end of Kill Bill Vol.2 tells us his interpretation of Superman: Clark Kent is Superman's image of humanity. The real Clark Kent is Superman. His costume is made with the clothes he had been found as an infant.



In the world of Hip Hop we usually play as a character, a character different from what we are in everyday life. Like superheroes, we wear a costume and use our combined "super-skills" to win the battle, the challenge. Hip-hop is aggressive, but in the Latin term "ad-gredior" which means "to go to". Reach out to others, confront, express through the superficiality of our movements. Understand then how trivial is likely to be the phrase: "I express myself." If we really believe to express "ourselves", then there would be no need to do this through the metaphor of the artistic discipline, it's all already "expressed" by living our lives. What is at stake, in my opinion, is instead to embrace the so-called "appearance" to find on its surface a reality of our being that we do not normally express. That's because to be "ourselves" sometimes we have to become "other than us," and indeed, as Superman, thinking that the "superhero character" is real and that our "Clark Kent ego" is the idea that we give to the world.
 
Avatar, the Hindu's etymology, is the earthly incarnation of a god (the "meaning" that is embodied in a "significant", the concept embodied in the word, the substance that is poured into a glass) and the same is the case of cyberspace: the man (the meaning) that virtualizes a signifier (the accout of a role-playing game or a social network). Well in the case of hip hop, is exactly the opposite: it is the everyday person to be an empty signifier in search of numerous meanings to contain. Let me explain: it is our true self (the everyday) to be an empty glass while it is the character that we take dancing, to fill with content that void, our void. This is not to say that our life is worth nothing and that only art can give it meaning. In this case, go some way to take refuge in the idea of another imaginary "true self" hidden in the realm of art.
Zizek's solution is to find the sense on the surface of appearances, and not behind them, bacause in appearance there is already a part of our ego. Perform movements, gestures, attitudes away from us, means wearing the cloth of appearance that is already part of us (as in the case of baby-superman) and turn it into a superhero costume, not expressing what is in "ourselves" but what Lacan called "what is in us more than us". Much more honest.



 Yo! That's my first post in english. It's a translation of an italian one published one month ago. I hope you like and share it and maybe, one gloroius day, my blog will be bilingual (negative, bilingual doesn't reguard anything about bisex or oral experience). PS: Per gli italiani, potete trovare la versione originale cliccando qui. 
 

domenica 9 gennaio 2011

Bboy Diario - Gennaio 2011

Caro Bboy Diario, fortuna che ci sei tu a consolarmi. La vita del bboy è come quella scorza di pecorino cementificata nel frigorifero inutile persino da grattugiare. Le nostre mani hanno fatto indigestione di graffi, contusioni, distorsioni e con tutti questi calli, il nostro palmo è liscio come il dorso di una testugine. Eppure siamo sempre galvanizzati, elettrizzati, entusiasti, quando torniamo dall'allenamento e ci riuniamo intorno a un tavolo come i mangiatori di patate di vangoghiana memoria. Alle patate alcuni affiancano una Moretti, qualche colpo di pipa e ancora troppa tanta musica d'accompagnamento. Alle serate, come quella di ieri sera all'Angelo Mai, non ci andiamo con le scarpe bianche, nè con quelle troppo nuove, perchè se siamo là è per una sola ragione: fiutare il groove e catturarlo.

Sgrano gli occhi alle 6:40 del mattino, esattamente 35 minuti prima dell'orario pattuito con la sveglia e la mia coscienza. Oltre a pensare alla situazione in cui versa la sinistra europea, fra le prime cose che faccio appena mi sveglio, è il calcolo delle ore di sonno: meno di 4. Serata magra quella di ieri sera. Arrivati alle 23 e scappati prima delle due per evitare l'alzataccia. Peccato che l'ATAC (acronimo di Arrivo Tardi A Casa) ci abbia fatto pagare la violazione del coprifuoco notturno (come sapete dopo le 24, gli autisti che osano guidare un autobus a meno di 1 ora di distanza dall'altro, vengono cecchinati all'istante) con ben 1 ora di odissea per le strade della capitale.

Dunque, sono pronto per uscire alle 7:30 e alla stessa ora rientrano i "veterani" della suddetta serata. Bella - Bella: ci diamo il cambio a tempo di musica, mentre li lascio scorrere cataloghi di scarpe su ebay e mi allontano con il mio buon vecchio Zizek fra le mani. Mentre mi sparaflasho in inglese le controverse tesi del mio filosofo preferito (oggi parla di come il multiculturalismo sia una pratica utilizzata dalla cultura egemone per diffondere l'anti-semitismo...ottimo risveglio!) non mi accorgo che il mio treno è bello che partito. Mi aspetterà l'inferno.

Ora, la domanda sorge spontanea: perchè diavolo dovevi prendere un treno alle 8 di domenica mattina? Prove, prove, proveee - è la risposta che urlerei a mò di mantra se fossi in cima a un tempio tibetano. In breve: lo spettacolo debutta il 15, all'ultima prova mancavamo in 15, oggi recuperiamo il tempo perso con...15 ore di prove (non è vero, ho esagerato, ma dovevo chiudere la triade di 15!). Non mi perdo d'animo. Chiamo i miei colleghi per farmi venire a prende perchè il prossimo treno è fra 2 ore e mezzo. Non rispondono. Riceveranno il mio sms in tempo e mi diranno dove aspettarli - penso fra me e il barbone alla stazione termini che rigurgita al mio fianco tutto il Tavernello rosso con cui ha fatto colazione. Dopo 2 ore e mezzo prendo il treno, da solo. 

Piiiiii - stacco la spina perchè almeno, voglio recuperare un pò di sonno e togliermi dalla testa l'idea di sfregiarmi gli angoli della bocca tipo Joker per abbozzare l'unico possibile sorriso della giornata. Vagone, finestrino, scarpe, passi, stazione: c'è scritto Togliatti. Togliatti?! - mi dico - ma io abito a Togliatti! Poi realizzo: non solo ho aspettato per quasi tre ore fra barboni e jingle pubblicitari, ma avrei potuto benissimo farlo a pochi passi da casa mia...appunto...in via Togliatti. Dio maledica la breakdance!  

mercoledì 5 settembre 2012

Wake me up when September dance!


Tornare in città è perturbante. Vedi il sogno estivo sublimarsi lentamente nel neonato andirivieni della metropoli. Tornano a girare i tornelli, insomma. Con loro la pioggia, i pantaloni lunghi e internet. Così, dopo la solita ecatombe di agosto, si riesuma il pc in cerca di utenti superstiti. A dir la verità molti di noi on-line lo sono stati sempre. In spiaggia, piuttosto che nei vicoli del paesino medievale, il ticchettiò degli smartfoniani ha scandito le nostre vacanze. O di chi se l'è potute permettere. O chi - come il sottoscritto - le ha solo "spacciate" per vacanze. "Grande è la confusione sotto al cielo. La situazione è eccellente" - disse il tizio tatuato sulla spalla di Mike Tyson.

***
Torno da un Agosto di fuoco, dove l'unica cosa ad essere ancora infiammata è la mia povera schiena. Nove giorni di street show in giro per la riviera e un altro paio di salti nel Salento. L'esperimento è costato caro sia al pubblico (assai magnanimo con gli spiccioli), sia al sottoscritto che ne ha maturato gli interessi in termini di contratture ed escoriazioni. Mi sono imbattuto in tali persone, situazioni e fatti da ispirare il Lewis Carroll che e in me e iniziare la stesura di un racconto, simile invero, al mio vagabondaggio artistico. Presto (cioè fra un bel pò di settimane) on-line su questo blog.

mercoledì 15 luglio 2009

Meglio un Ovetto Kinder oggi?


"L'Ovetto Kinder, uno dei più popolari prodotti di cioccolato in vendita in tutta l'Europa centrale, è un guscio di uovo vuoto fatto di cioccolato e avvolto in una vivace carta colorata; dopo che si è scartato l'uovo e si è rotto il guscio di cioccolato per aprirlo, ci si trova dentro un piccolo giocattolo di plastica (o delle piccole parti con le quali si può mettere insieme un gioco).
Un bambino che compra quest'uovo di cioccolato spesso lo scarta nervosamente e rompe solo il cioccolato, senza curarsi di mangiarlo, preoccupato solo del gioco che c'è dentro - un simile amante del cioccolato non è forse un caso perfetto del motto di Lacan "Ti amo, ma, inspiegabilmente, amo qualcosa in te più di te stesso e ,perciò, ti distruggo"? E, in effetti, questo gioco non è forse l'objet petit a [l'oggetto-causa-di] nella sua purezza, il piccolo oggetto che occupa il centro vuoto del nostro desiderio, il tesoro segreto, l'àgalma, al centro della cosa che desideriamo? Questo vuoto materiale ("reale") al centro, naturalmente, rappresenta la distanza strutturale ("formale") a causa della quale nessun prodotto è "davvero QUELLO", nessun prodotto è all'altezza dell'aspettativa che fa sorgere.
In altre parole, il piccolo gioco di plastica non è semplicemente differente dal cioccolato (il prodotto che abbiamo comprato); benchè materialmente differente, esso occupa la distanza nel cioccolato stesso, cioè è sullo stesso piano del cioccolato.[...] Nell'inghilterra elisabettiana, al sorgere della soggettività moderna, è emersa la grande differenza tra il cibo "sostanzioso" (la carne) mangiato nella grande sala del banchetto, e i dolci dessert mangiati in una piccola stanza separata mentre le tavole venivano ripulite ("svuotate") nella sala del banchetto - così la piccola stanza dove venivano consumati i dessert è stata chiamata "vuota".
[...] In questo vuoto separato era permesso togliersi la maschera ufficiale e lasciarsi andare al rilassato scambio di pettegolezzi, impressioni, opinioni e confessioni, in tutta la gamma, dal triviale al più intimo. L'opposizione tra la "cosa reale" sostanziale e la frivola apparenza ornamentale che avvolge solo il vuoto coincide così con l'opposizione tra sostanza e soggetto - non stupisce il fatto che, nello stesso periodo, "vuoto" funzionava anche come allusione al soggetto stesso, il Vuoto dietro l'apparenza ingannevole delle maschere sociali. Questa, forse, è la prima versione culinaria del famoso motto di Hegel secondo il quale si deve concepire l'Assoluto "non solo come Sostanza, ma ancghe come Soggetto:" si deve mangiare non solo pane e carne, ma anche buoni dessert..."

venerdì 24 settembre 2010

Pulp Fiction

Pulp Fiction
Usa - 1994
Regia: Quentin Tarantino
Con: John Travolta, Samuel L. Jackson, Tim Roth,
Bruce Willis, Uma Thurman
Leggi qui la trama







Sembra che chiunque intorno a me non conosca Pulp Fiction, o che ne abbia al massimo un misero sfocato ricordo. Com'è possibile tuttociò?! Davvero la generazione "dal 90 in poi" non va in giro con un santino di Tarantino in una tasca e una pagina di "Ezechiele 25,17" nell'altra?! Ho deciso di porre rimedio a questo deficit culturale inaugurando una nuova sezione del blog chiamata "Da vedere". Ogni settimana un film da vedere (con relativo commento) per comprendere meglio in che razza di mondo viviamo.

Secondo me questo film ha lo stesso valore del manuale di semiologia di Roland Barthes: senza Pulp Fiction non possiamo sincronizzarci con i codici della realtà contemporanea. Perchè, direte voi? Perchè decifrando il modo in cui Tarantino mette in scena le sue situazioni (far esplodere la testa di tizio in un auto in corsa, rianimare la moglie del boss entrata in overdose, ritrovarsi prigionieri di stupratori sadici al fianco del proprio peggior nemico ecc.) noi decifriamo un pò di noi stessi, del perchè quando nostra nonna vede rotolare una testa mozzata e gira lo sguardo, noi ci alziamo dalla sedia e diciamo "cazzo figo! ancora!".

Freniamo un attimo. Tarantino in realtà non ha inventato nulla (e questo lo dicono in molti) ma i suoi modelli sono tutt'altro che "splatter". Si parla spesso del suo rapporto feticistico con i film di serie B, quelli della Blaxploitation e del polizziottesco anni '70, ma pochissimo (forse perchè meno "squisitamente terra terra") di quello con i Serial Queen degli anni '10 e del Family Melodrama degli anni '50. Come? Non avete mai guardato un film hollywoodiano del 1912 con protagonista un'eroina femminile che tenta di emanciparsi dalla cultura patriarcale a cui è sottomessa? Non avete mai riso a un film di Frank Capra e pianto in qualche finale di riunione familiare?...Bah, nemmeno io eppure Tarantino è anche li, a rubare senza farsi vedere, a raccontare la storia del cinema facendo cinema (cari cinefili, non accade lo stesso in Histoire du Cinema di Godard?).

Non possiamo considerare Tarantrno un regista, ma un fenomeno contemporaneo.
Quentin: il ragazzo che lavorava in un videonoleggio e che deve il successo del suo primo film (Le Iene) proprio grazie alla distribuzione in home video. Fiumi di nastri VHS sono passati da quel 1994 in cui Pulp Fiction vinse il festival di Cannes e lanciò Uma Thurman risuscitando John Travolta.

Il noleggio, lo scambio, la masterizzazione, il download, la "nerdizzazione" totale, il Culto. E cosa c'è al centro di ogni grande culto? Il nulla. Ma come - direte voi - Tarantino è il regista delle citazioni, l'uomo dai mille segreti, il cineasta dai mille collegamenti nascosti! Esatto ma il cuore politico (e marxista) di Tarantino non si trova nel significato delle sue citazioni, ma nella loro messa in scena. Come dice Zizek, è ora di guardare a registi come Tarantino con un approccio "materialista". Invece di cercare, da bravi intellettuali di sinistra, il segreto dietro alla forma (cioè dietro alle citazioni tarantinane), guariamo negli occhi la forma stessa e analizziamo in superficie gli echi, i riverberi, le assonanze tra un film e l'altro (e chiediamoci semmai: perchè la katana è più figa della motosega?). Accettando ciò, accetteremo Tarantino, accetteremo il cosi-pallosamente-detto "post-moderno" non come l'epoca della perdita dei significati bensì, al contrario, come il ritorno (pericolosissimo) dei contenuti attraverso la pura e semplice messa in scena della forma.


Ok, non ci avete capito nulla ma vedendo e ri-vedendo Pulp Fiction le cose miglioreranno. Il mio compito adesso sarà mettere in pratica ciò che ho scritto e proporre, ogni settimana, un film che faccia da eco, riverberi le immagini del film precedente e così via fino a formare una rete di audiovisioni che possa ispirarvi in quel musical tragicomico che è la vita.

martedì 11 settembre 2012

Il Web Gnostico: teoria del complotto e ideologia della rete (2/3)


NB: questa è la seconda parte di un post "a puntate". Se ti fossi perso la prima clicca qui.

§

Per teoria del complotto si intende una teoria che offre un’interpretazione alternativa alla versione ufficiale, di determinati eventi ad opera di una cospirazione o complotto. In ambito storico e sociologico, questo termine è usato per indicare quelle “cospirazioni” che non hanno avuto una plausibilità scientifica. Non solo molte teorie del complotto non si basano su prove o fatti empiricamente dimostrabili ma non seguono nemmeno le norme internazionali del metodo scientifico, il quale prevede la contestualizzazione storico-critica dei dati, il confronto con altri autori e l’elaborazione di una teoria che sia (“salvo prova contraria”) la più plausibile per analizzare un determinato fenomeno. In aggiunta, un altro tratto caratteristico delle teorie complottiste è quello che in psicanalisi è definito “eccessivo investimento libidico” da parte del soggetto (cfr. Lacan e Zizek). Esempio: io sono geloso del mio partner. Non importa se effettivamente egli mi tradisca o meno. Il fatto che io provi gelosia va aldilà dell'eventuale prova di tradimento. Paradossalmente, anche se effettivamente il mio partner mi tradisse, i motivi della mia gelosia sarebbero lo stesso di natura patologica. Insomma, non è in virtù di una teoria ragionata, che scaturisce la passione per la lotta, ma al contrario, è grazie a un’eccesso di libido che sono indotto ad elaborare una teoria per razionalizzare le mie azioni.
Di conseguenza, non solo tendo ad abbracciare quelle teorie che più si confanno alla mia inclinazione psicologica, ma tendo a prendere per buoni ed assumere su me stesso alcuni metodi di interpretazione che utilizzo – come si è detto nella prima parte del post – per il mio lavoro di ricerca personale della verità. Questi metodi, che hanno lo stupefacente vantaggio di farci capire “immediatamente” come va il mondo, sono ben circoscrivibili prendendo alcune nozioni di base di semiologia, epistemologia ed ermeneutica. Tenterò ancora una volta di sintetizzarne alcune, con l’invito ad approfondire qualitativamente a fronte della bibliografia in appendice.

mercoledì 1 febbraio 2012

La Realtà


“Realtà” sta a “Finizione” come “Vero” sta a “Falso”. E’ algebra. Pittura, scultura, cinema, televisione - ah! la televisione! - internet: mondi virtuali, artefatti, illusori, pseudo-mondi. Pillola rossa o pillola blu? - disse il Bianconiglio. Siamo alla terza generazione della cultura dell’immagine e alla prima del digital born. Un pc in ogni casa e qualche “mela” nel taschino: registrare, riprodurre, diffondere.

#15Ottobre 2011, Piazza S.Giovanni - Col naso appanno gli occhiali, con la bocca bevo limone: respirare è diventato complicato. Trattengo il fiato, impugno la videocamera. Guardo in basso in cerca del pulsante rec, mentre dribblo una buca. Ssha! - una saetta nebulosa manda in bianco l’inquadratura. I miei occhi sono quelli del monitor lcd: osservano la scena ad altezza d’uomo. Questa è Roma, ma non è Roma, è una guerra, no, un film di guerra: scenografia, fotografia e direzione delle comparse è troppo perfetta! Mi fermo. Abbasso il braccio-digitale. E la realtà ruggisce. Immobile, occhiali appannati, bandana bagnata: respiro come Darth Vader...cazzo sto cinema mi perseguita! Shaa! - stavolta è acqua urticante, fuggo, butto la videocamera nello zaino [...] dov’è la videocamera?  


sabato 27 ottobre 2012

Ricci/Forte - Dejavù postmoderno, ovvero perchè in Italia stiamo indietro di 10 anni


"Dejavù postmoderno!"
La mia ragazza sgomenta. Sono le 8.32 sul fuso orario del nostro letto.
"Parlo di Imitation of Death dei Ricci/Forte! Ho bisogno del blog...e di un caffè".

Dunque. Il contesto è irretito: Ricci/Forte è considerato fra i vertici del nuovo teatro di ricerca italiano. Roba da pompini in scena, svenimenti in sala, tutti esauriti. Una breve rassegna stampa tratta dal loro sito: "Portiamo in scena la vita di oggi, chi si scandalizza ha dei problemi" dicono loro. "dei Tarantino del teatro, con un gesto più intellettuale e onirico per il racconto" dicono di loro. Roba da citare Ragazzi di vita, Leonardo da Vinci, Spinoza, Platone, e per quest'ultimo lavoro Žižek e Chuck Pahalaniuk (v. libretto di sala).

Un "cioè li devi vedere per forza!" mi perseguita da diversi mesi.
Ieri sera, finalmente, vedo.
E ascolto.
E ascolto l'intervista post-spettacolo.
"Non ci interessa di Baudrillard [...] Non ci interessa di Pahalaniuk [...] a noi interessa gettare la maschera e arrivare al nodo."
Exit Nexus.

domenica 16 gennaio 2011

NexusTube Vol.3

Questa edizione di NexusTube andrà in onda in forma ridotta "per venire incontro alle vostre capacità mentali". Si perchè, quando passi l'intera settimana ad interpretare uno scoiattolo bontempone; quando lo fai all'interno di un buio teatro pieno zeppo di bambini strafatti di BigMac; quando chiudi gli occhi, li riapri ed è già ora di inforcare un paio di mutande nuove e andare in scena, il tempo per scrivere sul blog è davvero risicato. L'unica cosa da fare è...viaggiare. Con la mente s'intende. Lo chiamano il "viaggio astrale", separazione fra coscienza e corpo...mavalà! Spero non ci crediate davvero, altrimenti il cialtrone di questo video potrebbe seriamente iniziare a tirarsela.
Ah, sei uno sporco materialista! - direte voi. Appunto per quello il mio labbro superiore tremola inorridito alla visione di materiale porno-ideologico come questo. Qui non si tratta di uscire dalla mente, ma di entrare ancora di più nel sistema. Sia che la risposta alle nostre domande si trovi negli X-Files di Wikileaks, sia nel recondito scaffale gelatinoso del nostro Ego spirituale, il motivo che ci spinge a trovarlo sembra restare comunque patologico. "Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni" chiudeva Al Pacino il suo film su Riccardo III, quotando ovviamente Shakespeare. La materia dei sogni, o quello che Zizek chiama "il Reale della forma stessa". Nella danza, come nella recitazione, è quello che chiamiamo il character: ciò che di noi ri rivela solo quando impersoniamo qualcuno che non è noi. Il costume da supereroe, quello che Dexter Morgan chiama "dark passenger" (il passeggero oscuro). Per concludere, ha ragione Mr. Wolf, il risolviproblemi di Pulp Fiction. Dopo aver compiuto la missione di occultare i resti di un nero sfracellato all'interno dell'auto della cricca, risponde così alla sua amichetta dello sfasciacarrozze: "Be a character, doesn't mean that you have character". Essere e avere, nella tipica morale borghese che vede la prima qualità più importante della seconda, si scontrano in uno squisito ribaltamente oppositivo. Non importa quanto sei (o credi di poter essere): conta quanto hai (di quanta "materia" disponi per mettere in scena i tuoi sogni). Don't be yourself! "Sii te stesso" è la più grossa cazzata che possono dirti per continuare a farti dormire contento...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...