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lunedì 14 marzo 2016

Facciamo un po' come cazzo ci pare: un racconto sull'irresistibile ascesa della Street Art


“Sull’acciaio, sul muro lascia tracce di colore come un codice,
il concetto che ti è estraneo rende il tutto più difficile,
il disegno è complicato come un puzzle da tremila pezzi
se vuoi capire tocca che li incastri tutti”.

Kaos, I fieri bboyz (1996)




Roma, quartiere San Lorenzo, 2016, ore 04:46.

“È un centro sociale, ognuno fa come je pare”. La risposta batte sulla nuca, come una secchiata di colla bollente che aderisce al derma e corrode. Il tizio sorride mentre la sua tag gocciola sulla porta a vetri dell’ “aula studio autogestita”, così recita lo striscione. Il tizio infila le mani in tasca, si tuffa nell’anonimato della bolgia, scompare. Resta il suo nome, latteo e indelebile: PRAY. “Chi cazzo è stato?”, sbiascica Gianni. Ma c’è un’altra sorpresa: una parete della sala grande completamente riempita di scritte. PRAY PRAY PRAY: ad libitum. “Come hanno fatto ad arrivare fin lassù?”, sbotta Roberta, “Devono essersi arrampicati uno sull’altro!”, interviene Corrado, “Non si può andare avanti così! Ora gli facciamo ripulire tutto!”, interrompe Clara sbattendo la mano sulla serranda, “Vabbè siamo un centro sociale mica in un penitenziario”, osserva Carlo stizzito, “Calma, Calma!”, ammonisce Francesca, “Mettiamo il punto all’ordine del giorno e ne discutiamo!”, “Ma quale punto?”, replica Riccardino, “Quello m’ha detto che siamo in un centro sociale e ognuno fa come je pare! Machecazzovordì?”. Luca scavalla le gambe e ammonisce, “A Riccà, è pure vero che sto posto è stato liberato, e libero ne rimane l’uso per tutti e tutte!”. “Ah sì?”, Riccardino si alza, slaccia la cintura e cala a terra i pantaloni, “cioè pe ditte: so pure libero de cacà pe’ terra?”.

venerdì 14 febbraio 2014

It's like a jungle (sometimes): un racconto Hip Hop sulla fine del governo Letta


L'anno scorso ho preso parte ad uno strano carosello di scrittori, attivisti, blogger, precari e "ciabattini culturali" che profetizzava la fine del governo Letta ad opera di un gigantesco meteorite. Il 10 agosto 2013 una gragnola di 100 racconti é detonata dal blog dei Wu Ming, invadendo la mediasfera sotto il nome di Tifiamo Asteroide

Oggi, dopo che Letta é stato polverizzato dal bolide dirigenziale del PD, non rimane "una mostruosa voragine", bensì un ulteriore, ingombrante macigno di basse, mal-destre intese

Per questo c'è bisogno di ri-evocare non 100, ma 100mila meteoriti che interrompano questa staffetta di accordi LateraRenzi esistenziale.

Qui sotto il mio racconto, ufficialmente intitolato "Sinergia" ma ricondotto furtivamente al titolo originariamente suggerito dal suo co-autore, ovvero: "It's like a jungle (sometimes)" ;-)


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It's Like a Jungle (sometimes)


Don’t push me ’cuz I’m close to the edge
I’m trying not to lose my head
Uh huh ha ha ha
It’s like a jungle sometimes
It makes me wonder how I keep from goin’ under.
[Grandmaster Flash and The Furious Five, The Message]



Hai vissuto gli eventi più importanti degli ultimi 15 anni a testa in giù. Inizi il 31 dicembre 1999, quando alle ore 23:59:59 esorcizzi il  millennium bug con un irriverente, quanto alcolico, salto mortale. Sei a gambe in aria durante i fatti di Tangentopoli, dell’11 settembre e di Genova 2001; sei sottosopra durante l’estinzione dei Craxi, degli Arafat, dei Wojtyła e dei Saddam; caracolli su te stesso, mentre i governi Berlusconi si alternano ai conduttori di Striscia la Notizia. Guerre imperialiste, strappi tecnologici, turbo-capitalismo e crisi: finanziaria, politica, esistenziale. Non ti gira la testa, perché sei tu a girarci attorno. Breakdance, quest’arte urbana vecchia di quarant’anni, anacronistica novità nell’immaginario collettivo. È il tuo pane quotidiano, in tutti i sensi. Da tempo immemore (in ogni caso non più di cinque anni) lavori presso via del Corso in Roma con la mansione di “artista di strada”. Il tuo  core business consiste nell’intrattenere turisti e passanti in cambio di offerte “a cappello”. Le regole sono semplici, e sono due: 1. Chi primo arriva meglio alloggia; e 2. Le guardie hanno sempre ragione. Anche questa volta, allo scoccare dell’Evento, stai compiendo un headspin (aka giro-sulla-capoccia) sul marciapiede di fronte alla chiesa di Sant’Antonio. A pochi metri di distanza, presso l’aula conferenze di Montecitorio, Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, annuncia l’inannunciabile. Primo piano a reti unificate: «Cari italiani e care italiane, il ministero della difesa, congiuntamente con quello degli esteri, ha giudicato fondata la notizia che nessuno di noi avrebbe voluto divulgare: un gigantesco sciame asteroideo è in imminente rotta di collisione con il territorio italiano. Il raggio, l’entità e la durata dei danni provocati da questo evento sono attualmente incalcolabili. L’unica notizia certa è che fra 344 giorni, 12 ore e 27 minuti si verificherà l’impatto...». 

domenica 20 ottobre 2013

Ermeneutica della resistenza: un reportage immaginario sul #19O

La resistenza è un'ermeneutica, la resistenza è un'ermeneutica, la resistenza è un'ermeneutica. "Cazzo è l'ermeneutica!?" - Compagn* che ti afferra sottobraccio, compressione del bicipite e giù in via XX Settembre. Questa trachea d'asfalto ostruita da camionette, da scudi di cristallo, da fumo. Da black bloc [!]. Quando passi di fronte al Ministero, senti il peso degli sguardi: una gragnola di occhiate che sembra poter lacerare lo spezzone con un battito di ciglia. #Assedio. L'uomo intabarrato nella divisa palpita: corpo di un corpo contro un altro corpo. Conoscerà il significato della parola "ermeneutica"? Lo conosce l'individuo con le braghe calate che segue l'Evento sul water della sua depandance fuori porta. Segue la diretta su twitter, defecando. E sembra andare bene, "fin qui tutto bene" come all'inizio de L'Odio

L'esplosione riecheggia fra le rovine delle terme diocleziane. È l'inquietudine che serpeggia all'incrocio fra via Cernaia e via Pastrengo ad alimentarne l'eco. Gomito a gomito, il corteo fermo in curva. Di fronte, a duecento metri, una muraglia di finanzieri; a sinistra, dietro l'angolo, quell'eco. Il brutto eco di due anni fa e anni addietro. Bisogna resistere, resistere è un'ermeneutica: la disciplina dell'interpretazione di eventi, di pratiche, di sé. "Si ma cosa c'entra con la resistenza?". Ora curva le spalle, stringiti all'amic*, reclina il capo in avanti e punta i piedi. Con il corpo, attraverso il corpo, interpreti: l'abnegazione della milizia da una certa postura del busto; il protagonismo del freakettone da un particolare tremolio della mano; l'ansia (non la paura) dell'amic* sottobraccio dagli spasmi del muscolo brachiale. Dall'ultima contrazione dello sfintere del giornalista, che partorisce finalmente il titolo: "Berlusconi fuori dalla politica".

sabato 10 agosto 2013

#Tifiamo Asteroide - "Sinergia" di Nexus


A cura di Mauro Vanetti.
Da un’idea di Alberto Biraghi.
Postilla di Wu Ming.
Editing e revisione a cura di Simona Ardito, Roberto Gastaldo, Natale aka VecioBaeordo, Mauro Vanetti e Alessandro Villari.
Copertina di Luigi Farrauto.
Progetto grafico e impaginazione di Simona Ardito

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in PDF e in ePub

Qui il link a Giap, per elaborare la catastrofe in compagnia degli autori ;-)
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Un asteroide distruggerà il governo Letta. Lo avevano annunciato i radar di Giap lo scorso 6 giugno, incaricando @maurovannetti del comitato d'accoglienza. Uno sciame creativo composto da navigati storyteller e "ciabattini del web" lavoro alacremente durante l'estate per raccontare "100 storie sulla fine catastrofica del governo Letta". Oggi, quell'avvistamento, quel meteorite e le sue conseguenze sono finalmente una realtà, anzi, molte realtà.

Tifiamo Asteroide (con una postilla di Wu Ming) è un ebook collettivo che getta 100 sguardi ucronici sulla fine del governo di larghe intese. Una raccolta di micro-racconti che vuole scardinare l'utopismo del "senso di responsabilità", pungolare la bolla delle consolazioni estive fino a squarciare il velluto degli abituè della crisi. Solo un Evento che sconquassi le coordinate spazio-temporali della realtà potrà salvarci, ergo #TifiamoAsteroide!

Mi sono unito anch'io alla carica dei 101 meno, con un racconto dal titolo Sinergia. Prendendo spunto dal testo dal ritornello di The Message dei Furious Five, la mia storia prende le mosse da un background hip hop, ma poi coinvolge un drappello di zingari, alcuni politicanti sbandati, il duo Ratzinger/Bergoglio e...un filosofo sloveno. La storia è quella di un artista di strada di Via del Corso che vive in solitaria il countdown dell'impatto asteroideo. Come si percepisce l'arrivo di un meteorite a "testa in giù"?

Noi dobbiamo anticiparci. Non dobbiamo semplicemente guardare oltre, bensì ulteriormente. Come dicono a Roma: noi dobbiamo sgravare (epistemologicamente parlando). La nostra conoscenza del futuro impossibile determinerà la scoperta di presenti compossibili, micro-universi dell'oppure, faglie superficiali e smottamenti della timeline globale. Heidegger proponeva un essere-per-la-morte, che non significa pensare alla morte, bensì riscoprire la propria esistenza come continua possibilità. Per questo Deleuze dirà che bisogna essere degni dell'Evento, di ciò che ci accade e soprattutto ciò che potrebbe accadere.  

Per tutto questo:
Noi tifiamo asteroide!
   

sabato 8 dicembre 2012

Stregatto Randagio (3) - un racconto di Nexus

Terza puntata del mio viaggio di educazione cinematografica attraverso la breakdance. Buena suerte!
 
§
 
1.




Una volta instradato, implementò i quattro programmi madre: acchiappaocchi, carapace, mantide religiosa, clownerie. L'acchiappaocchi sviluppava espressioni facciali e strategie visive atte a raccogliere l'attenzione del pubblico instaurando una simbiosi semantica più duratura possibile. Carapace – che prendeva il nome dallo scudo bivalve dei crostacei – era il programma dedicato alla salvaguardia dell'epidermide. Si fondava su di un semplice assioma: se un b-boy pensa di non farsi del male, riuscirà davvero a non farsi male. La prassi aveva riscontri assai deboli, ma anch'essi venivano interpretati alla base di un'altra teoria riconducibile (forse falsamente) all'idealismo tedesco, secondo cui: “Se i fatti non aderiscono alla teoria, allora cambia i fatti”. Mantide religiosa riguardava le strategie di consumo e preservazione delle energie, e in particolare sulla capacità di dissimulare qualsivoglia espressione di disincanto e portare a termine lo show con il massimo di irrealismo. Clownerie – da vocabolario – è l'arte di fare il clown.

venerdì 23 novembre 2012

Stregatto Randagio (2) - un racconto di Nexus

La seconda puntata del racconto ispirato al mio streetshow tour della scorsa estate. Se vi siete persi la prima puntata: scrollate in basso ;-)


§

Equipaggiamento:
Zaino. Cassa amplificata. *Sapone di marsiglia. *Cerotti/Garza. Biancheria intima. Infradito. Costume da bagno. Maglia (maniche lunghe). Pantalone corto. Asciugamano. Borsa termos. Per lo show: pantaloni lunghi. T-shirt (x2). Cappello. Occhiali 3d. Fiore. Aereo. Naso rosso. Lettore mp3 + cavo USB. Lettore USB. Ombrello. Linoleum (tappeto). Cavetto RCA b/r. Scarpe. Passaporto. Antistaminico. Coltellino svizzero. Quaderno blu + penna. Chiavi Pescara. Telefonino + caricatore. Rasoio.

*: oggetti mancanti

martedì 20 marzo 2012

"Bye bye my cam": Nexus su #Cowbird


E' l'anitesi di Twitter: lento, muto e vola basso. Il suo nome è Cowbird è dopo un recente articolo apparso su Repubblica.it anche l'Italia l'ha visto svolazzare. Rispetto ai cinguettii da 140 caratteri, Cowbird preferisce deporre racconti-uovo che possono "germogliare" (sprout) col contributo di altri utenti e formare una sorta di archivio narrativo globale.

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La mission di Jonathan Harris, fondatore del nuovo social-media, è quella di "preservare e diffondere la morente arte dello storytelling, usando la tecnologia come amica invece che nemica". Le uova di Cowbird infatti sono ricche di skills: upload di foto e audio d'accompagnamento al testo, applicazione di tags con luoghi, personaggi, dediche, relazioni che permettano il collegamento fra storie. Il tutto sotto licenza Creative Commons Non-commerciale, Condividi allo stesso modo.

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Ho inaugurato il nuovo profilo con la rielaborazione di un breve racconto sugi scontri in Piazza San Giovanni del 15 Ottobre 2011, quando - sorpesa! - persi la mia videocamera.


Bye bye my cam: clicca qui per leggere il racconto su Cowbird.


Da oggi, dopo Facebook, Twitter e Identi.ca, Nexusmoves è anche Qui su Cowbird per diffondere storie di cultura urbana, raccontare la "vita da bboy" o semplicemente condividere e apprendere esperienze attraverso l'ormai multimediale arte della narrazione.

Keep in sprout!

venerdì 8 gennaio 2010

Lo strappo pt. 3

Ho un paio di scarpe nuove. “Le” scarpe nuove. E sono mie. “Sto arrivando” – mi ripeto – “piccole mie, sto arrivando”. L’asfalto morde i pneumatici che a loro volta mordono l’asfalto. Piove. Ho le chiavi dell’appartamento di Paolo: un tugurio seminterrato per laureandi di sinistra. Mozziconi di pensieri sparsi e sudore lattiginoso di fronte alla porta rossa dell’ingresso. Entro.

Vibro un colpo alla porta che scuote l’appartamento come un domino scheletrico. Sono nell’atelier dei poveri. Ordinatamente confusionario, puzza proprio di convivenza. Paolo e Maddalena vivono qui da un anno e mezzo. Osservo. Noto una strana disposizione a yin-yang. Boccale di birra (Paolo): sottobicchiere (Maddalena); Mutande penzolanti (Paolo): contenitore Samla® con coperchio (Maddalena); Le Iene (Paolo): Kill Bill Vol.2 (Maddalena).

Solo una cosa li accomuna: quei cazzo di pupazzetti kidrobot del cazzo. Art Toys - Giocattoli da collezione, li chiamano. Un designer si sveglia la mattina, ordina un calco in plastica del suo puppet, ne colora diverse versioni, lo mette in un box “a sorpresa” e il gioco è fatto. E il business sembra andare bene. A centinaia scialacquano il loro stipendiucolo per collezionare questi “ovetti kinder” per trentenni. “Perché è di questo che si tratta, no?” – sussurro al tuo piercing cervicale. “Che cazzo vuoi?” – sbiascichi col viso sul cuscino. La tua silouette scomposta, le scapole scarnificate, il tuo culo perfetto…non ho tempo per fantasticare sulla ragazza di mio fratello. “Voglio le mie scarpe. Quelle che Paolo ha preso alla mostra dove ho collassato”. Punti il tuo dito di mantide verso una porta, poi accasci le spalle sul divano.

La porta fa resistenza, la scuoto provocando di nuovo quel domino scheletrico. Quello che prima poteva essere un corridoio ora è un ripostiglio asfissiante. Scatole, box, contenitori Smala®, scatoloni, cesti, buste, imballaggi, cofanetti, raccoglitori, cilindri, parallelepipedi, sfere, forme. Asfissiante. Inizio da quelle a grandezza di scarpa. Apro la prima: dentro ci sono solo kidrobot – la chiudo e la rimetto al suo posto. Apro la seconda: ancora kidrobot – la chiudo e la rimetto al suo posto. Apro una terza: kidrobot – la chiudo e la rimetto al suo posto. Quarta: kidrobot rotti – chiudo e rimetto a posto. Quinta: kidrobot – chiudo, a posto. Sesta: kidrobot – chiudo, a posto…Sedicesima: kidrobot – chiudo, a posto…Trentaduesima (troppo lontana). Prima scatola: la porto fuori dal ripostiglio. Seconda: la porto fuori dal ripostiglio e l’appoggio sopra alla Prima. Terza scatola: la porto fuori dal ripostiglio e l’appoggio sopra alla Seconda. Quarta: porto fuori, appoggio sulla Terza. Quinta: fuori, sulla Quarta…Trentaduesima: fuori sulla Trentunesima. Trentatreesima: fuori, sulla Trentaduesima…Sessantanovesima: fuori sulla Sessantottesima…Centoventesima: fuori sulla Centodiciannovesima. E così via fino a rimanere solo con l’eco del domino scheletrico del corridoio.

Ma le pareti mute gridano qualcosa di subliminale, efficace. Tu Maddalena, tu saprai dirmi dove si trova ciò che stavo cercando, tu avrai sicuramente una risposta. Ma tu non ci sei e nemmeno la mia giacca. Vibra il telefonino: “ho preso la tua giacca faceva troppo freddo :-P sono al ristorante qui sopra. Attacco alle 6. kiss”. Mi faccio largo tra l’ammasso di scatolame, che vibrando un solenne colpo alla porta, sento implodere alle mie spalle. Bammm!

Salgo le scale a due a due. Tu sola al tavolo. Ieratica come una statua, anzi no, irriverente come un kidrobot del cazzo. “Cos’è un racconto? L’ho trovato nella tua giacca” – sorridi inforcando le pagine con l’anulare. “Si, devo finirlo entro la scadenza” – mentre mi siedo. “Quando?”- porgendomi il libretto. “Non ricordo”. Poi spuntano fuori due calici e una bottiglia di vino. “Senti Maddalena puoi dirmi dove cazzo…” – ma tu mi interrompi – “Prima di tutto…leggimi il tuo racconto e brindiamo alla tua guarigione!”.


E leggo: “Lo Strappo pt.1…

sabato 26 dicembre 2009

Lo strappo pt.2

Lo stronzo è quasi alla mia portata. Mi faccio strada fra il puzzo dell'incenso. Poi tutti si siedono: è il momento dell'omelia. Rimaniamo solo io e lui in piedi. Mi pietrifico. "Sia lodato Gesù Cristo" - striscio al suo fianco - "Sempre sia lodato" - gli stritolo un gomito - "Fratelli..." - esordisce il prete - "Fratello..." esclama Paolo agonizzante. Già, Paolo è mio fratello, o meglio, lo è stato fino al momento in cui ha deciso di strapparmi "Le" scarpe. Troppo colpevole per il ruolo di Abele, troppo innocuo per quello di Caino, Paolo subirà semplicemente un fratricidio se non mi dirà la verità.

L'aria è frizzante e c'è un mercatino dell'usato che fa capolino da in fondo alla piazza. Entriamo in un esofago di cianfrusaglie che non servono a niente. Urge un chiarimento. "Perchè hai strappato le mie scarpe?" - sbiascico a denti stretti. "Non ho strappato io le tue scarpe." - risponde. Allora dico:"Chi è stato?" - e lui:"Cosa vuoi?" - e io:"Voglio sapere chi cazzo è stato a strappare le mie scarpe e perchè." - e lui:"Che vuoi che ti dica?" - e ripeto:"Voglio cazzo sapere chi cazzo è stato a strappare le mie scarpe e perchè!" - e lui:"Che vuoi che ti dica che sono stato io?!" - e ripeto:"Voglio cazzo sapere chi cazzo è stato a strappare le mie cazzo di scarpe e perchè!".

"Senti, io ho solo fatto quello che mi avevi chiesto nell'sms: ho preso le scarpe e le ho portate al sicuro. Punto." In apparenza i conti tornano. Paolo, mio fratello, ha ricevuto l'sms in occasione del mio piccolo incidente al ristorante e come al suo solito, ha obbedito all'ordine. "Sono giorni che aspetto che tu venga a riprendertele" - aggiunge. Sono stato ricoverato un paio di giorni - trauma cranico commotivo - poi sotto con le ultime consegne di lavoro - striscie satiriche, slogan, un racconto breve. Paolo continua "Sono passati 6 giorni dal tuo incidente e non hai mai risposto al telefono. Ora ti presenti con due occhiaie alla Steve Buscemi e mi accusi di averti strappato le scarpe!?". Ho ancora l'immagine lacerante dello squarcio sul tessuto. La vivida ferita sintetica. Lo strappo. "Ho ancora l'immagine dello strappo..." e Paolo mi interrompe:"Ma quale strappo? Quello alla mostra di Burri?". Sta facendo leva sul mio amore per le opere di Alberto Burri, ma i suoi "strappi" non centrano nulla con "quello" strappo di cui sto parlando. "Non scherziamo" -sghignazzo - "ti ho visto con i miei occhi che squarciavi le mie scarpe li al ristorante". Un soffio di vento, il "dling-dling" delle anticaglie.

"Aspetta un momento...quale ristorante?" dice. "Quello del trauma cranico ricordi?" dico. "Fratello, forse è stato ben più che un trauma cranico...hai sbattuto la testa, è vero, ma non in un ristorante, bensì alla mostra di Alberto Burri. Mi hai mandato questo sms - sonoinospedalevieniaportareLescarpealsicuro - e così ho fatto, portandole a casa mia prima di partire per Firenze. Alla mostra sei scivolato come una pera cotta sul pavimento umido e hai perso i sensi, scatenando anche una certa ilarità. Non ci vuole un genio della psicanalisi per capire che forse tutti quegli strappi e quelle lacerazioni alle pareti ti hanno fatto lavorare eccessivamente di fantasia durante le tue ore di incoscienza".

Silenzio. Poi ancora silenzio."Ero al ristorante con una ragazza e per salvare le mie scarpe dal vino mi sono ribaltato con la sedia.." - tento di spiegare - "Tranquillo" - dice Paolo - "E' stato solo un sogno, una fantasia, un "Matrix" della tua mente per coprire la figuraccia della mostra. Le tue scarpe sono sane e salve a casa mia".

venerdì 25 dicembre 2009

Lo strappo pt.1

Avevo un paio di scarpe nuove. Erano assolute. Avendo in testa un’immagine campione del concetto di scarpe, ecco io immaginavo quelle scarpe. Ma non erano più quelle scarpe, erano “le” Scarpe. La soddisfazione divenne ossessione. L’ossessione divenne monomania. La monomania divenne legge. Così legiferai. “Al fine di preservare dai fattori ambientali che minacciano la sua perfezione, impongo i seguenti divieti: No al sole: scolorisce la suola; no ai jeans lunghi: stingono e macchiano il tacco; no a lavoro, no in campagna, no se piove, no in presenza di animali, no al primo appuntamento con una donna”. No.

[Una volta una ragazza fa cadere del vino sui miei pantaloni. Rivoli di porpora scivolano sulla gamba, filtrando minacciosi verso i piedi. Mi getto sul fianco destro, prendo a slacciare le scarpe con la fermezza mista a nervosismo, come un killer al primo incarico. Sudo freddo. L’alcol ubriaco riempie ormai il risvolto dei pantaloni. I lacci non collaborano ma non posso fargliene una colpa: sono così delicatamente abbracciati col cuoio dell’asola! I calzini si inzuppano di rosso sino alla caviglia. I piedi sussultano immobilizzati come nel migliore dei bondage. L’otre di stoffa è pronta a traboccare, lo sento. Scivola scivola scivola. Riemergo con la testa sul tavolo. Chiudo gli occhi. Li apro. Il viso di lei è diventato un opera di Alberto Burri. Il ristorante si congela e va fuori fuoco…mi tuffo col cranio all’indietro! Le gambe volano in aria e un liquido cremisi mi schizza in faccia. Le scarpe sono salve. Si, le vedo penzolare all’estremità della sedia ribaltata. Sento la testa sempre più umida e calda. Rosso rosso rosso. Ma non è vino, è sangue. Ho la lucidità per chiedere all’infermiere di pulirsi le mani prima di toccarmi i piedi. Estraggo il cellulare, seleziono Paolo: ”sonoinospedalevieniaportarelescarpealsicuro”. Buio.]

Il punto è, come vi sarete accorti, che ho descritto questi precetti utilizzando il passato. Quelle scarpe, “le” Scarpe, sono morte. Qualcuno le ha strappate.

E’ la notte di Natale. Al centro del gran presepe della mia chiesa Gesù bambino se la ride a piedi scalzi mentre Giuseppe, Maria e tutti i pastorelli si congelano con quella sottospecie di sandali di caucciù. Se la ride perché i neonati non hanno il problema delle scarpe. Se la ride perché anche quando crescerà non avrà il problema delle scarpe. Voglio dire, a che servono le scarpe a uno che cammina sull’acqua? E forse se la ride del sottoscritto: un pastorello senza sandali. Pesco dalla tasca un 1 euro e faccio la mia offerta natalizia. Eccolo là quel figlio di puttana che mi ha strappato “la” Scarpa. Si confonde fra l’assemblea ma presto tornerà in questa stessa chiesa come protagonista del suo funerale. Al piede dovrebbe avere le Geox – scarpe che respirano per un coglione che non repirerà più.

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