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sabato 12 aprile 2014

"Se ti piace l'Hip Hop, devi volare a New York": Note da New York (Vol. 2)

Bassi Maestro rappava: "Se ti piace l'Hip Hop, devi volare a New York". A circa 40 anni dai primi block party, e 7 dal mio primo atterraggio nella East Coast, sta' Grande Mela è tutt'altro che succosa e una volta sbucciata, rivela un vuoto endemico che attribuiresti invece alla più riuscita delle "rosette".

E' stato un inverno catatonico, il più stronzo degli ultimi 15 anni. In assenza di tempeste di neve si formava il ghiaccio, in assenza di ghiaccio - splash! - maestose pozzanghere che una volta evaporate, lasciavano nuovamente campo libero alla neve. In queste condizioni, di fare cerchio in strada non se ne parla. La cartolina sovraesposta dell'estate ballereccia a Union Square 2007, è crivellata da una serie di istantanee del sottosuolo invernale 2014: sempre in notturna, sempre musicale, sempre spalleggiato da sguardi persi nel vuoto. Non rimane che tuffarsi nei club. Scopro questa serata con Dj Red Alert & Jazzy Jay nel profondo Brooklyn. Tento il tuffo, in solitaria, sicuro che ad accogliermi ci sarà un oceano di gente. Un tonfo, fra i più pesanti. In questo locale sbocciato all'ombra della Brooklyn-Queens Expressway, fra un dedalo di autorimesse, siamo in tutto una decina di persone (compresi gli host). Ingresso libero, un'oretta di dj set svolgliato, un paio di canadesi increduli quanto me e poi tutti a casa. La consapevolezza che qualcosa non quadra giunge come una sferzata di vento gelido, lo stesso che allieta la mia attesa sulla banchina sopraelevata al capolinea della linea G, nel Queens, quando mi risveglio alle 3 di notte e il treno ha  superato abbondantemente la fermata di casa. Freeze!

domenica 9 febbraio 2014

Deframmentare il Sé: note da New York (Vol.1)


«San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando.»
Nostra Signora dei Turchi 
Carmelo Bene
***

Frequento la maldestrezza da un paio di settimane: qui, nella città che non dorme mai.
Si planava raggianti. La vista lattea, al cospetto di una Costa Est in cui infuriava il bianco. Massicciate di bianco. Pozze di bianco. Grumi. L'atterraggio è questo zoom in avanti sul googlemaps dell'irreale. Fino allo screzio del pneumatico e il rollio verso la misura d'uomo. Il freddo che schianta i polmoni, il fetore ammaliante di glucosio e carne affumicata, i fantasmi, a sciami, dall'atterraggio di sette anni prima. Eccomi capitolare a New York, impreparato.

Quello di Brooklyn, è un risveglio al colesterolo tostato. Una, due, sette fermate: il riflusso di zucchero a velo non ti molla sino a Manhattan: il formicaio. Mi riscopro maldestro nel coordinare l'estrazione del biglietto con la rimozione dei guanti e il varco del tornello, mentre in balia della moltitudine non mi accorgo che la temperatura implode a - 11 gradi. Leggo, ballo, ascolto: maldestramente.

 

Quando si viaggia, bisogna farlo in maniera radicale. La prima cosa da fare è perdersi. E non intendo semplicemente perdere la strada, bensì perderSè-stessi, a partire dal nome. Ad esempio qui non esiste più "Giuseppe", bensì Jussìpi. Io-non-esisto, e non è un eufemismo. Pare che il nostro senso del Sé, la nostra coscienza, sia emersa grazie all'auto-stimolazione vocale che i primi esemplari di Homo Sapiens svolgevano nei momenti di solitudine. Parlando a Sé stessi, i primitivi permisero il collegamento fra aree del cervello non predisposte a comunicare dall'evoluzione biologica. Il linguaggio duqnue non serve solo a creare ragnatele verso l'esterno, ma anche a tessere la nostra mente. Rinnegare un nome o un'intera lingua, significa letteralmente deframmentare il nostro Sé. Ecco perchè quando ballo, passando dal pensiero-parola al pensiero-corpo, il mio Io non è più Io: si degrada.

giovedì 23 gennaio 2014

Sì, ero a New York

"Attenzione. Google ha impedito un tentativo sospetto di accedere al tuo account. Eri tu?". Clicco su "Si, ero io". Lo avrei fatto anche se non lo fossi stato.

Ora possiamo dirlo: sono a New York e ci resterò per qualche tempo. A studiare e ricercare. A svernare, affinando la disciplina dell'English (UK). Spero di tenere aggiornato il blog, magari con immagini e video. Al momento c'è solo un plongée mentale delle coste ghiacciate del Connecticut, con le sue ville, le massicciate, le autostrade congelate. L'epopea abbacinante di una civiltà a scorrimento veloce, a misura di microbo. La caduta, a precipizio, in questa Brooklyn siberiana: in alto, una Skyline punzonata di neon; in basso, la dentatura antracite di un cimitero innevato. Piani che scorrono uno sull'altro, senza soluzione fotografica.     

#LcomeAlice, avvoltolata in crisalide, prepara il rush di primavera.
So, keep the ball rolling ;-)
   

lunedì 20 settembre 2010

Battle Of The Year Italia 2010

Battle Of The Year Italia
18 Settembre 2008
Teatro Golden - Roma
Vincitori crew vs crew: De Klan
Vincitore 1vs1: Cima



Li avevamo lasciati in 3 contro tutti come vincitori dell'edizione passata, e li ritroviamo raddoppiati sia nel numero sia nei premi. Stiamo parlando dei De Klan, la crew che quest'anno vince sia il crew vs crew sia il Best-Show con una coreografia in tema Super-Mario.


Il BOTY giunge alla sua settimana edizione e, anche se a fatica, si ritaglia un posto d'eccellenza nel panorama degli eventi di B-boying italiano. La novità assoluta di quest'anno, l'1vs1 di selezione per la finale mondiale di Montpellier, rimane un pò algido (anche a causa di problemi d'acustica) e la bomba nucleare esplode solo nelle fasi finali del crew vs crew. Ovazione per gli Heroes di Ostia (veterani dei palcoscenici e già vincitori del Best Show 2009) e per il video-game-show offerto dai De Klan.Finale adrenalinica, semifinali allegrotte. Le altre 6 crew in gara purtroppo non brillano, e ci riportano un pò alla preistoria degli anni '80 dove lo shcema "coreo di gruppo-assolo-coreo di gruppo" la faceva da padrone. Inoltre, se le crew italiane mancano di organizzazione coroegrafica, svolgere l'evento al termine dell'estate più calda degli ultimi 50 anni, di certo non aiuta. Ma c'è dell'altro...

Infatti, dove si stava migliorando e si è decisamente scesi, è l'aspetto organizzativo e logistico. Seppur la location e la scaletta della manifestazione siano state fra le più riuscite da tempo immemore, la disposizione a "a quadrato" dei posti a sedere ha impedito a molte persone di vedere il battle a fronte dei famosi 18 € di ingresso, oggetto di numerosi rumors fra i bboy nella rete. Il punto non è che il teatro scelto era sbagliato, ma che un evento del genere era sbagliato per quel teatro. Così, quando gli opponenti si disponevano in riga uno di fronte all'altro, si alzava un muro fra le file laterali che costringeva molti a cambiare posto o rassegnarsi a visione-parziale. L'ostacolo ulteriore è stato che i posti erano numerati e alcuni, compreso il sottoscritto, hanno dovuto optare per sedersi fra le scalinate. Il problema della "visione" è presente in tutti i battle ma, scegliendo come location un teatro così "costoso", ci aspettavamo qualcosina di più. Per riportare verso il centro l'ago della bilancia, segnaliamo però l'ottima pavimentazione e una precisa gestione dei tempi (cose altrettanto fondamentali a cui spesso non si guarda). La gente esce soddisfatta verso mezzanotte e mezzo. Alcuni vanno all'afterparty, altri a festeggiare, altri come me vanno a godersi "l'immeritato riposto": un evento regolare.

Torno a casa con svariati minuti di video da montare e il rammarico per non aver ballato. Un futuro da giornalista di eventi Hip Hop proprio non mi si addice anche perchè, dato il trend di partecipazioni, un futuro di "eventi Hip Hop" è ancora tutto da pensare...


martedì 27 luglio 2010

Speciale dal Roma Fiction Fest 2010


Tanto mare, tante letture. Come granelli di sabbia in mezzo ai piedi, i racconti di Ammaniti (qui, cliccate qui!) e Palahniuk (Fight Club vi dice qualcosa?) non smettono di pizzicarmi. Sono attualmente i miei scrittori contemporanei preferiti e se vi piace l'underground life, non potete perderli.
Facendo un flashback a qualche settimana fa, ecco il mio diario di bordo al RomaFiction Fest. In arrivo altre fresche recensioni tv.
Peace!

leggi qui il mio reportage

lunedì 28 giugno 2010

Urban Force e gli Azzurri

Ce l'avevamo quasi fatta! Noi, rappresentanti dell'Italia (patria del "dire") in Olanda (terra dove tutto si può "fare"). Ce la stavamo per fare!



 
Dopo la cascata di ghiaccio slovacca che ha congelato l'orgoglio azzurro ai mondiali in Sud Africa, ci siamo diretti nel paese dei tulipani con una perplessità e una certezza: saremo in grado di arrivare lucidamente alla gara? (la perplessità); riusciremo sicuramente a fare meglio dell'Italia ai mondiali! (la certezza). Dopo circa 6 ore dal nostro arrivo nella capitale olandese, i due pronostici si erano già clamorosamente ribaltati: avevamo la certezza di non-gareggiare lucidamente, e l'enorme perplessità sul riuscire a partecipare o meno. Vedevamo "Azzurro": letteralmente. Così, con la testa infilzata da aghi di cristallo, scalavamo i 3 piani del Melkweg Rabozaal di Amsterdam per partecipare allo Spin Off: primo premio un viaggio a NYC per le finali dell'Evolution 2010.

Primo Piano. Timon e Loco improvvisano una coppia, tanto per partecipare e vincono la prima sfida. Io, Ino e Maxx facciamo altrettanto, consapevoli che il peggio verrà dopo.

Secondo Piano. I minuti scivolano e come un unguento miracoloso anestetizzano il mal di testa e ossigenano i muscoli contratti. Il "double trouble" Timon & Loco ne vincono un'altra poi escono straziati ma a testa alta con gli EXG (Olanda). Ci pensiamo noialtri a vendicarli battendo il secondo team EXG e superando di misura i Chausser De Prime (Francia) in semifinale.

Terzo Piano. Contro ogni pronostico, contro ogni logica, contro ogni legge chimica: siamo in finale e possiamo farcela! Spariamo l'ultimo sincro e scegliamo di mandare Maxx (a corto di passi) contro il loro pezzo da novanta, Kido. Gli altri due sono un'altra cosa e contro di me e Ino apparentemente non c'è storia. Loro sembrano 300 ma quando Ino chiude l'ulima entrata esattamente sullo "stop" della musica noi esultiamo come 3000 e ci sembra fatta.

La giuria vota: 3 a 2. Per loro. Nel giro di pochi giorni il sogno Azzurro si infrange di nuovo su questo risultato, con la differenza che almeno noi abbiamo dato tutto, conquistando una finale europea in una disciplina, il b-boying, in cui l'Italia è come la "Slovacchia" del calcio professionista.


Torniamo a casa fieri, rinvigoriti da un nuovo spirito spumeggiante. Il B-boying è anche questo: condividere una pazzia, rincorrere un sogno, accarezzarlo e perderlo, tornare amareggiati e riniziare tutto con l'umiltà del primo giorno e la soddisfazione dell'ultimo. Mi viene in mente un saggio di Didi Huberman sulla dialettica fra il "tutto" e il "niente" (e mi deve venire in mente per forza dato che sarà argomento di prossimo esame!), del loro ruolo paradossalmente intercambiabile. Quando pensi di programmare "tutto" di una sfida, puoi accorgerti che sul dancefloor non stai dando "niente" e perdere. Ma nonostante la preparazione, a volte ti sembra di precipitare verso il "nulla", senti sciogliere le briglie della logica ed è li che tiri fuori quel che c'è "in te più di te" (Lacan) e completi la tua entrata avendo dato "tutto" (anima e corpo). Poi ti rivedi in video, magari ti accorgi che non sei stato poi così straordinario, ma l'esultanza del pubblico rimane.
E pure il risultato.

lunedì 22 febbraio 2010

The Devil wears NERD

Una patina opaca filtra i riflessi diafani della serranda. Ho dormito 4 ore e gli occhi mi pesano come palline da golf. Alle 9 spaccate trovo Ino e Maxx sotto la porta di casa e mi domando: come avranno passato la notte? Ino con un'abbondante dormita, Maxx con un abbondante auto -erotismo. Here we go! La nuovissima Opel di Ino sfreccia aldilà degli Appennini, boriosa del suo impianto a Gpl, lasciando una scia di "puzza-di-concessionaria" fino in Emilia. Ma per arrivare a destinazione ci attende una prova imprevista: il ponte a pedaggio. 70 centesimi di euro per attraversare 30 metri di ponte. Neanche Caronte chiese tanto. Ci fermiamo perplessi. L'atmosfera è quella di Non ci resta che piangere. La mia nota avarizia sommata al senso del risparmio di Ino esortano l'inversione a U, poi a malincuore paghiamo il pedaggio...ma sarà l'ultima volta. Sistemati in albergo (10€ di cauzione per l'uso del telecomando in camera...ma stiamo scherzando?!) ci dirigiamo alla volta del Kojak dove si svolge il Lasagna Style contest. E' qui che facciamo la conoscenza del grazioso navigatore satellitare istallato sul cellulare di Ino. Ascoltare una puntata di "Uomini&Donne" sarebbe stato meno irritante! Oltre a riportarci insesorabilmente di fronte allo sguardo severo del casellante sul ponte a pedaggio, ci obbliga a passare in rassegna tutte le seicentoquarantasette rotonde del Ravennate imprecando ai relativi Santi protettori.
Here we are! L'atmosfera mi ricorda subito quella dell'Outbreak ad Orlando (nobile paragone!). Ambiente accogliente, denso, fresco. I bambini del baby contest infiammano le gole degli spettatori mentre i "grandi" mostrano le prime scintille nei cerchi adiacenti. C'è gran parte della scena italiana, e quelli che mancano si contano sulle dita. L'evento merita: dj competente, mc di carisma e b-boy infottati. La ciliegina sulla torta arriva alle 19.00 con la colossale Lasagna-della-mamma-di-Fast: simposio di gastronomia romagnola che mi rende orgoglioso d'essere italiano.
Ma dopo le cartucce a salve sparate nei cerchi iniziali, Urban Force è pronta a rivelare il suo micidiale arsenale. La voce serpeggia tra gli schieramenti nemici e nonostante l'impiego dell'intelligence emiliana, la vera natura dei guerrieri urbani rimane celata fino alla fine. Poi arriva. Occhiali senza lenti e t-shirt "Jesus Inside" per il sottoscritto; maglietta "Kinder:+latte -cacao" per Ino; cappello e t-shirt dei Muppets con esagerati pantaloni alla zuava per Maxx. In due parola: NERD edition. Cima in giuria se la ride, le altre crew anche, poi un pò meno, poi per niente. Bella prova per Flavor Kingz, SEBP, Feet For Funk e il "mostro finale" Break Tha Funk che non molla fino all'ultimo. Ma il nostro volto da ironico diventa irriverente, poi sadico. The Devil wears NERD. Vinciamo, ci divertiamo e nonostante il tifo pressochè assente (da lontano squillano solo due familiari voci femminili), in fondo tutti gradiscono lo spettacolo made in Rome. D'altronde se a Sanremo arrivano in finale Pupo & Emanuele Filiberto, perchè noi non possiamo vincere il Lasagna Style vestiti da idioti?
Poi come il set di una commedia all'italiana, l'evento si smonta velocemente e la gente sciorina verso il freddo della notte. Rimane il tempo per qualche inversione a U, un paio di sbornie di birra (anzi dimenticavo, Maxx ordina vodka e baileys!) e una manciata di "dopo-la-rotonda-prendere-la-seconda-uscita-a-destra" (navigatore maledetto!).
L'indomani mattina l'aria è spumeggiante e ci diamo al turismo fai da te. Ravenna è luminosa, ariosa, fotografica. Visitiamo la tomba di Dante Alighieri: "Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura/ché la diritta via era smarrita" - e ai quei tempi non esistevano ancora le rotonde! I guerrieri urbani dopo l'atrocità della battaglia, immergono le lame insanguinate nella fonte e nel giorno del Signore si riconciliano con la natura. Carezze sulle cicatrici. E poi si parla di arte, politica, misticismo, cure dentali di Maxx, storia, scherzi...fino a quando non giungiamo a Roma al calar del sole, ormai stufi di sentirci parlare, ma orgogliosi d'esserci ritrovati.

giovedì 21 gennaio 2010

Crazy in Sevilla

da
L'Agenda Nera di Nexus - Sevilla, 18/01/2010

"Con i piedi a penzoloni sopra al fiumei di gelatina che placido accompagna i nostri risvegli pomerifiani, penso. Penso ai giorni delle 6 di mattina in disco, delle 7 in strade fantasma, delle 8 a mayonese & frittata, alle 9 della Dolce Vita, alle 10 degli occhi sbarrati, alle 11 di Macarena che non si azzitta e alle 12 del tanto evitato Grande Sonno. Guardo le scarpe consumate e in secondo piano l'acqua melliflua insegue i riflessi d'un cielo opaco. Sirene, metallo, auto che scorrono. Sevilla e le oche sotto al ponte di ferro. Un bagliore e il sole si tuffa nel rìo imbarazzato. Poi scompare di nuovo. E mi alzo."


Immergo la testa nel cielo fresco di Sevilla. Dalla cima del campanile inquadra la città a 360°. Che pace! I polmoni spugnosi s'imbevono d'ossigeno. A Osvaldo vola via il cappello, ma riesce ad afferrarlo appena aldilà del baratro. E' il primo giorno e il clima è caloroso. La notte l'abbiamo passata sul pavimento tombale dell'aeroporto a fare a gara di backspin. Risultato: concezione spazio-temporale alterata e occhiaie come nacchere. Beatrice è radiosa, anzi radioattiva. Vuole farci vedere mille cose ma al calar del sole Antonio si tramuta in Dracula e noi come lui evaporiamoo in casa lasciando una macchia di acido verde.
Ma la Melandri's Gang è come una fenice: risorge sempre! E quando risorge la prima cosa che fa è...cucinare. "Si, siamo i cuochi italiani" - ci diciamo - "Si, siamo i più simpatici della terra!" Il nostro spirito patriottista aumenta ancor di più dopo la presentazione della amiche di Bea: Esperanza detta Espe (o anche "zinnona"), Macarena detta Red-Bull, Cristina detta La Timodona, Julia "male-detta" e infine Mamen, detta...vabbè lasciamo stare, avete capito. La cucina diventa un crogiuolo di idee gastronomiche e cirrosi epatiche. L'allegra combriccola prepara paste, sughi, creme, crostini, pizze, arancini e polpette a tempo di swing. Ma ogni orchestra ha il suo direttore, come ogni cucina ha il suo segreto. Il nostro, è il sudore di Osvaldo che annebbia i vetri e vaporizza le pietanze di ammoniaca donandogli quel gusto agrodolce che ci distingue in tutto il mondo. That's why Italians do it better. Le mattine diventano pomeriggi, i pomeriggi diventano tramonti, e ormai usciamo di casa con le ombre lunge. Il Quadalquivir ci osserva languido con la sua lingua azzurra che taglia in due il paesaggio dal terrazzo di casa. Ascolta e vede tutto ma rimane in silenzio. Noi invece ci diamo al al rutto libero e al meteorismo sportivo. Inizia la sagra della volgarità maschile a cui segue quella femminile, di gran lunga più sconvolgente.

Tra le cazzate compiute durante la settimana ricordiamo: Osvaldo che paga 96€ di multa per non aver fatto il check-in online; Niccolò e il sottoscritto che corrono in mutande nel parco inseguiti dalla polizia; Osvaldo che dorme avvolto in un ammasso di vestiti, calzini sporchi e cipolle; clamoroso ricovero in ospedale del fratello di Bea (poco prima aveva imprecato perchè abbassassimo la musica della cucina adiacente alla sua camera); perverso atto di autolesionismo di Espe che colpisce Osvaldo con un pugno e si rompe un dito; agghiacciante after-hour con Macarena vincitrice del guinnes per "il-rompimento-di-coglioni-più-lungo-della-galassia". Oltre a questo, gli atti di om osessualità sparsi ci hanno conferito il tesserino di "Maricones Italiani" con il quale da oggi potremo entrare gratis in tutte le dark room d'europa.
Ogni tanto ci concediamo un allenamento alla galleria del centro o una passeggiata lungo il fiume. Scatta anche il momento del "famose i cazzi nostri" ma il nostro stato di sbronza-teleologica, ci fa convergere tutti al punto di partenza. Tutti insieme appassionatamente! In disco si crea puntualmente il cerchio, con Antonio che balla con la leggerezza del meteorite che estinse i dinosauri 230 milioni di anni fa. Ma ad estinguersi questa volta sono i nostri fegati che a colpi di Rum, Sangria, Tinta de Verano e Lambrusco tentavano di fare il check-in online con ryanair e tornare in Italia prima del tempo. Ma nella mia Agenda Nera avevo scritto a priori:"Non ci sono limiti, chi non dà il 100% è uno stronzo!". E infatti, l'unico Stronzo sono stato proprio io che l'ultima notte sono crollato a letto appena alle 3. [...]

Poi le lacrime, gli abbracci, ancora sto cazzo di check-in online e un'ultima occhiata sbafata al Quadalquivir sorridente.



"Me voy Sevilla, recuerdate que no soy gay."


Dedicato a Melandri's Gang, Bea e le amiche di Sevilla.

venerdì 15 gennaio 2010

Soul Kitchen


Ecco la situazione: Bergamo, 12 ore di attesa prima del volo per Siviglia, -2 gradi e borsoni al seguito. Con la nebbia sul collo ci rintaniamo in un cinema del centro. Il film sembra appetitoso...

Che la cucina sia una metafora sulla vita e' cosa risaputa. La scelta del menu come le scelte nei rapporti umani, la scalata al successo del ristorante come l'eterno transito fra riti di passaggio sociali, mangiare come scopare come cercare di saziare qualcosa (o qualcuno) di insaziabile.

Soul Kitchen di Fatih Akin e' come il sushi californiano: non mi convince. Gli ingredienti sembrano freschi: ritmo funkettone, fotografia sporca, gag e una spaghettata di personaggi "all'aglio e olio" che non ne combinano una giusta. Sullo sfondo di un Amburgo demotivata e scialba, l'agrodolce Zino e´il trade union della commedia. Sempre in bolla, deve combattere col fratello galeotto, il cuoco rivoluzionario e la ragazza a Shangai con cui puo' consolarsi improvvisando grotteschi spogliarelli in webcam. Ma lungi dall'ottenere gli effetti della gag chapliniana (a cui il regista ammette l'ispirazione), ci accorgiamo che portata dopo portata il `piatto forte`non arriva mai. L'impianto diegetico e´ben organizzato ma prevedibile. Un bel ritmo di montaggio non basta a farci dimenticare che l'unione di Alta cucina e bassa cultura fa tanto, troppo postmodern. E quando almeno nell'aspetto, la scena sembra promettere bene, un senso di de-ja-vu ci riporta alle migliori prove della commedia surreale americana o asiatica contemporanea.

Eppure Soul Kitchen e´nastro d'argento 2009 e consigliato dal Gambero Rosso. Eppure, manca qualcosa. La metafora dunque risiede nella non-riuscita del film stesso: dietro a ogni ottima ricetta (come la vita, come un film) si nasconde una `piccola cosa', sine qua non tutto diventa insapore...come quando manca l'ingrediente segreto.


Ecco la situazione: Siviglia, una manciata di b-boy aspiranti cuochi e 15 spagnoli da sfamare entro mezzanotte. L'idea e' quella del finger food, ma la sbornia della notte precedente non permette scherzi: concentrati al 100%, ci devono scappare anche un paio d'ore di allenamento in piazza.

martedì 15 dicembre 2009

USA State of Mind

Pasta al sugo aka "sono a casa". La sua carezza vellutata al basilico è provvidenziale. La cucina è di nuovo mia schiava. I fornelli i miei sudditi. La pasta la mia rinnovata concubina. Eppure manca qualcosa: ma cosa? Occorre un rewind al minuto zero della nostra storia...e invece preferisco linkare qualche pensiero sparso, analogico, come il gusto che sto provando nel mangiare questi tortiglioni fiammeggianti.

Orlando aka "seconda stella a destra". Colori pastello e umidità crescente. La notte qui ha una silouette al neon che ci affascina nonostante sette pesanti ore di viaggio. L'indomani siamo già alla mercè dell'aria condizionata, delle mastercard, di quell'imperativo ormai inconscio che ci sussurra: "spendi!". E spendiamo.

Di nuovo in viaggio. Ino ha la tragica caratteristica di addormentarsi all'istante. Ovunque, comunque. Noi abbiamo quella di approfittarcene. Ovunque, comunque. Scattano gli scherzi al dormiente inscenando finti incidenti automobilistici e infilando pezzi di carta nei suoi orifizi facciali. Occhi pulsanti, ventricoli dilatati. Ma Ino continua a riaddormentarsi.

Il Prime Outlet aka il Non-Luogo par exellance. Dopo la sfuriata dei giorni prima, arriviamo 1 ora in anticipo rispetto all'apertura dei negozi. Siamo oltre Sin City, siamo sul suo set in allestimento. Ecco il vero orrore: voler peccare e non esserne capaci. Sbrocchiamo decisamente. Aspettiamo.

Atlanta aka "deposito per non-morti". Grigio latte e vento secco. Navigando i lunghi fiumi d'asfalto fra grattacieli robotici e barber shop, notiamo la disposizione sociale a scacchiera: neri coi neri, bianchi coi bianchi. In compenso c'è Hooters e scrivere "viva la fica" sul foglio delle ordinazioni ci scioglie un pò in vista della calda Orlando.

Outbreak aka "crazy in the cypher". Sudo, bevo, ballo e non me ne frega più di niente. Dei corsi in palestra, dei libri da leggere, della mia macchina a Roma in balia della Melandri's Gang. Parafrasando Fight Club:"Sono nel centro caldo del mondo". E questo mondo si chiama cypher. L'onore più grande è una pacca sulla spalla da dj Skeme Richards che dice di vedermi ovunque ultimamente, che gli piace il mio stile, che devo continuare a spingere. Mi chiede il nome e ogni volta che entro nel main cypher "Nexus rapresenting Italy" passa sugli altoparlanti.

Miami BITCH aka "il 13 Dicembre a fare il bagno". Dopo New York, ho capito La 25^ Ora di Spike Lee. Adesso, dopo Miami, ho capio Dexter, la serie tv. Palme, cocktail, sole, belle donne: ma questo lo immaginavate già. Lo choc è vedere il dietro le quinte della realtà. La desolazione, l'abisso umido alle 2 del pomeriggio di un giovedì qualunque. Cogliere l'attimo di riposo prima del passage a l'acte, prima della movida serale. Appunto mentale: devi tornare a Miami per esperire come va a finire...

Ancora in viaggio. Cappello e sigaro. Lo spumeggiare delle auto e la Florida che si allontana in sordina. Che notte. Stretti nel nostro minivan bordeaux, deambuliamo in fine, di nuovo, fra i grigi serpenti d'Atlanta. Grigio latte e vento secco. L'indomani abbiamo il volo per l'Italia e tutto, proprio tutto, sembra aver perso di sapore. Insipido. L'ufficio dell'hotel (lo stesso) è chiuso e i mostri ci aspettano dall'altra parte della strada. Incappiamo in un vecchio della security che dopo svariati indovinelli e prese per il culo ci consegna la tanto agoniata chiave. E dormiamo. Non lo farò per le prossime 24 ore.

Evolution
aka "mannaggia a noi". Il clima è teso. Le crew nascondono bene le skills sotto al cilindro dei cerchi. Noi ci presentiamo in camicia e durag: siamo fighi ma non basta. Contro i giapponesi è come ballare contro le sabbie mobili: più ci si agita, più si affonda. Toppiamo anche le coreografie, il pubblico è dalla loro. Di mio non sbaglio e qualche colpo ben assesstato lo sferriamo tutti. Ma non basta. In questi casi, dove nessuno ti conosce, non basta mai. "We have to be exagerated!" parafrasando Ken Swift.

La Melandri's Gang aka "3 idioti alle 3 di notte". Dopo un avvincente viaggio transoceanico, segue un pomeriggio di lavoro, poi a casa con Loro. Cuciniamo la prima cena. E' la festa della conciliazione, del ritorno dalla guerra. Blinky si affetta un orecchio con un ago. Osvy cucina la seconda cena. Sono a casa eppure non ci sono. Il mio metabolismo dice che sono le 9 di sera. Il problema è che io ho la giustificazione del jetlag ma gli altri due?!


Non-sono
a non-casa.
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