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lunedì 27 aprile 2020

Allarghiamo il cerchio: come danzare fra le strade della Fase 2

Mentre l’emergenza Covid-19 ha scoperchiato un vaso di pandora fatto di precarietà, disuguaglianza e vuoto politico, molte/i street dancer come noi hanno continuato a ballare in tha house, condividendo mosse, musica e knowledge sull’unico spazio d’incontro possibile: il web. Spostavamo il divano per ballare, e ci risaltavamo sopra per visualizzare, condividere, commentare e - perché no! - svolgere qualche lezione on-line per arrangiarci in qualche modo di fronte a questa inaspettata fase storica. Bene, direi. Ma non benissimo. 
Ce lo dice la nostra memoria muscolare. Durante il sonno ci agitiamo, convinti di rivivere quelle spericolate notti di festa, quando si ballava pressati l’un con l’altro e una voce gridava «Allargate il cerchio!». Un anatema per molti breaker, a proprio agio negli spazi angusti, ma anche il segnale per lanciare il giubbino a terra, disinnescare i pudori, sudare e danzare fino allo sfinimento. Destati dal sonnambulismo, ora che le misure restrittive sembrano allentarsi, "allarghiamo il cerchio" potrebbe essere lo slogan per immaginare nuove forme di ballo, festa e sfida, all’interno di una scena che deve necessariamente riaprire le porte allo spazio pubblico, ma anche abbattere le sue muraglie immaginarie verso il pubblico. Che effetti ha avuto la quarantena sulla nostra voglia di fare cerchio? Cosa ci spaventa? Ballare in sala o per strada?
La strada.
Ve la ricordate, sì?

In strada scoprimmo un nuovo modo di ballare, incontrarsi e crescere. Qualcuno c’è arrivato dopo, altri non sono più riusciti a farne a meno. Parchi, gallerie, sottovia e lastricati in marmo, in centro come in periferia, ora più che mai c’è bisogno di tornare a trasformare quei luoghi in meraviglioso campo di gioco artistico e politico. In questo siamo brave e bravi: ce l’ha insegnato la prima generazione hip-hop del Bronx, ma anche le migliaia di drag-performer, street & house dancer sparse nei luoghi di conflitto in tutto il mondo. In Iran (dove è vietato alle donne ballare in pubblico) o a Gaza (sotto alle bombe israeliane), dove fare cerchio è un atto di insubordinazione alle logiche sessiste e guerrafondaie che imporrebbero a certe persone un isolamento senza fine. Altro che “yo yo”! In quei luoghi, scegliere di ballare per strada ha innescato un movimento di rinascita collettiva, oltre che di espressione individuale.

Ballando Tehran, documentario che racconta il fenomeno delle "danze virali" scatenate in Iran dopo l'arresto di una ragazza accusata di aver «ballato su Instagram». #dancingisnotacrime
Ora, in condizioni diverse ma comuni, anche per noi è giunto il momento di allargare gli orizzonti e ripensare al senso profondo delle nostre danze. Perché se i social sono stati fin’ora il mezzo, quale sarà il fine? Se non troveremo uno scopo urgente e alternativo al puro sfoggio di stile, le nostre performance potrebbero trasformarsi in un languido canto del cigno. Ben altra cosa rispetto alla dura realtà, che ti grida «Smetti di cazzeggiare e trovati un lavoro!», ma che in questa sede, vi invito a mettere per un momento fra parentesi.
A 36 anni suonati, come b-boy, intravedo nel dramma di questa crisi l’opportunità per riscoprire insieme un nuovo senso sociale, culturale e politico del “danzare in strada”. “Sociale”, perché ci allena a rimanere uniti attraverso le diversità (risolverla nel cerchio, piuttosto che sulla tastiera, è sempre stato meglio!); “culturale”, perché è un linguaggio che si alimenta dal basso ed è orizzontale («Each one, teach one!»); “politico”, perché ci insegna a reagire a tempi e spazi imposti dall'alto (quelli del ghetto prima, quelli dell'emergenza ora). Basta una cassa stereo e un paio di sneaker: tutta la danza, non solo quella urbana, nasce così: come arte povera e di comunità. Non a caso, da due decenni si parla dei bei tempi andati della cultura di strada che mai e poi mai ritorneranno. «Bene!», rispondo ora ai nostalgici, «se non ora, quando?».
«Fare o non fare: non c'è provare!»
Mc Yoda from Star Wars crew ;-)
Sì, ma come? Le feste che erano il cuore della nostra comunità, saranno off limits per mesi, se non anni. Si potrà ballare da soli, ma non in gruppo. Il pavimento, caro ai breaker, forse rimarrà veicolo di contagio e il semplice sfiorarsi potrebbe essere considerato fuorilegge! «Fare o non fare», insegna il maestro Yoda, «non c’è provare!». Ci aspetta un futuro di regolamenti fluidi perciò occorrerà muoversi con buon senso e intelligenza sul crinale delle norme, interpretandole “creativamente” (chi vi scrive riconosce la necessità di adottare misure preventive secondo le disposizioni) per tutelare la salute di tutte e tutti, ma anche per scongiurare autoritarismi e abusi di potere. Il cerchio allargato (un circolo di persone ben distanziate che si alternano al suo interno) potrebbe essere la migliore strategia per tenersi in forma, riattivare spazi comuni e riallacciare legami. Per capire se funzionerà, bisognerà iniziare a farlo. E farlo insieme non da soli. In strada, non a casa. Perché è lì, fra gli snodi dello spazio aperto, che nascono e si nutrono le comunità. Non ballare per i social, socializza per ballare!

Riscoprire e praticare le radici sociali della danza di strada all'interno delle normative, sarà la sfida dei prossimi mesi, ma non saremo i soli. Nel mondo, esperimenti di solidarietà e cittadinanza attiva che, pur nelle norme, provano a disinnescare i meccanismi discriminanti e incoerenti delle misure emergenziali. Una serie di provvedimenti che, ricordiamolo, deve “servirci” non “asservirci”.

Srotolare il linoleum: non è la soluzione al tutto, ma un'alternativa al niente.
E come ogni “serie” che ci cattura, è normale chiedersi come andrà a finire. Purtroppo gli episodi sono ancora lunghi, e il finale, come spesso accade, lo si scrive anche in base al gradimento del pubblico. Certo, se rimarremo sul divano, la «Netflix della cultura» farà un balzo in avanti verso l’aumento delle disuguaglianze, se invece riusciremo a far danzare le strade, forse sarà l’occasione per spazzarle definitivamente via. E chissà, da una nuova scena potrebbero spalancarsi nuovi scenari.


mercoledì 31 dicembre 2014

Have a new year #inCommunia: Bambaataa's Hip-Hop from 1981 to 2015

Ieri su wikipedia ho cambiato la storia di Afrika Bambaataa. Ho sostituito un "1" al posto dello zero di 1980, per indicare la data esatta in cui Bam suonò per la prima volta a Downtown Manhattan, inaugurando così quella spericolata pandemia culturale che va sotto il nome di Hip Hop. Nell'aprile di quell'anno presso il Mudd Club di TriBeCa, un locale adibito a galleria d'arte sotto la direzione di un giovane Keith Haring, Fab 5 Freddy e Futura 2000 radunarono i migliori graffiti artist e hip-hoppers del Bronx e li fecero incontrare col nocciolo duro della new wave newyorkerse. Sebbene fosse un'occasione imperdibile, a Bam rodeva ancora per la pubblicazione del suo Zulu Nation Throwdown, falsata dall'inserimento di un riff strumentale ad opera di Paul Winley, il suo produttore di Harlem. Bam e i Soul Sonic Force avevano puntato su un beat espressamente sintetico, pneumatico, e le chitarrine dell'Harlem Underground Band inserite da Winley non c'entravano proprio un cazzo. Fatto sta che Bam suonò lo stesso quel pezzo e la gente andò su di giri e Fab 5 Freddy, strizzando probabilmente l'occhio ad Haring, promosse altre serate del genere a Manhattan. Ringalluzzito dalla faccenda, Bambaataa si mise a lavorare ad un nuovo pezzo con la neonata Tommy Boy, che l'anno successivo avrebbe sancito il punto di non ritorno nella storia dell'Hip-Hop: Planet Rock.

sabato 12 aprile 2014

"Se ti piace l'Hip Hop, devi volare a New York": Note da New York (Vol. 2)

Bassi Maestro rappava: "Se ti piace l'Hip Hop, devi volare a New York". A circa 40 anni dai primi block party, e 7 dal mio primo atterraggio nella East Coast, sta' Grande Mela è tutt'altro che succosa e una volta sbucciata, rivela un vuoto endemico che attribuiresti invece alla più riuscita delle "rosette".

E' stato un inverno catatonico, il più stronzo degli ultimi 15 anni. In assenza di tempeste di neve si formava il ghiaccio, in assenza di ghiaccio - splash! - maestose pozzanghere che una volta evaporate, lasciavano nuovamente campo libero alla neve. In queste condizioni, di fare cerchio in strada non se ne parla. La cartolina sovraesposta dell'estate ballereccia a Union Square 2007, è crivellata da una serie di istantanee del sottosuolo invernale 2014: sempre in notturna, sempre musicale, sempre spalleggiato da sguardi persi nel vuoto. Non rimane che tuffarsi nei club. Scopro questa serata con Dj Red Alert & Jazzy Jay nel profondo Brooklyn. Tento il tuffo, in solitaria, sicuro che ad accogliermi ci sarà un oceano di gente. Un tonfo, fra i più pesanti. In questo locale sbocciato all'ombra della Brooklyn-Queens Expressway, fra un dedalo di autorimesse, siamo in tutto una decina di persone (compresi gli host). Ingresso libero, un'oretta di dj set svolgliato, un paio di canadesi increduli quanto me e poi tutti a casa. La consapevolezza che qualcosa non quadra giunge come una sferzata di vento gelido, lo stesso che allieta la mia attesa sulla banchina sopraelevata al capolinea della linea G, nel Queens, quando mi risveglio alle 3 di notte e il treno ha  superato abbondantemente la fermata di casa. Freeze!

domenica 23 febbraio 2014

La Breakdance Immaginaria: Sartre avrebbe vinto il Bc One?

"Questo è un b-boy, questa è una b-girl". Ripetete la frase mentalmente, ad occhi chiusi. E' probabile che nella vostra mente si formi l'immagine evanescente di un b-boy e di una b-girl. Non si tratta di un'immagine vera e propria ma di un concatenamento di volti, movimenti, vestiti, luoghi e "inquadrature" che formano un abbozzato prototipo di b-boy e di b-girl. Bene, ora aprite gli occhi. Cercate un'immagine o un video di breaking risalente a circa quindici anni fa. La cosa più semplice è cercare sul web, ma potete anche riesumare una vecchia fotografia o mettere su un DVD (o addirittura un VHS!). Attenzione, ora arriva il difficile: confrontate l'immagine degli anni 90 con quella che avete visualizzato mentalmente. Il metodo migliore è sovrapporre l'immagine percepita nella realtà con quella immaginata. Cosa è successo? Le immagini coincidono, oppure no? Quella della b-girl sì, quella del b-boy no, o viceversa? Se sì, la vostra coscienza immaginativa (così la chiamava Jean-Paul Sartre nel 1940) è rimasta grossomodo stabile. Se no, la vostra immaginazione ha subito un cambiamento. In entrambi i casi emergere la stessa domanda: sotto quali condizioni il mio immaginario cambia o rimane stabile?

giovedì 21 novembre 2013

Il 30 Nov #RiapriamoCommunia con una Jam!

A Communia si ballerà di brutto. Ci saremo tutti, saremo tutto. Ecco perchè abbiamo organizzato una Jam prima della grande serata di Communia State of Mind: per ribadire che la cultura Hip Hop non è solo intrattenimento ma strumento per la riqualificazione degli spazi urbani e mentali. Se non sapete cos'è un cerchio o uno "showbattle", venite a Communia intorno all'ora di cena. Se siamo stati puntuali vi accoglieranno delle "Cattive Ragazze", un apericena sociale e Mr. Meth che starà organizzando la sua playlist. Intorno a voi una strana accozzaglia di personaggi, ragazzi e ragazze.

Qualcuno si starà già scaldando i polsi, e in molti inizieranno ad oscillare il busto e la testa. Poi si formerà un cerchio di persone, e tutto sarà chiaro al primo "boom bap!". E in questi giorni di pioggia maledetta speriamo di farvi vedere il fuoco, di incendiare gli animi, di farvi vivere in prima persona la sciagurata esperienza di trovarsi uno contro l'altro, darsela di santa ragione a colpi di stile e poi "bella" come prima.

Ed è così che andrà: perchè "la strada è di chi se la vive", come dicono gli amici di Califostia.




martedì 12 novembre 2013

Raw Muzzles Anniversary 2013: Fame di spazi urbani

Aka come un evento organizzato sotto a un ponte ha rilanciato la scena. Il ponte è quello della Musica, a pochi passi da un museo d'arte contemporanea (Maxxi) e un Teatro (Olimpico). La scena è quella di Breaking a Roma: un centinaio di ragazzi/e dai 14 ai 29 anni (indovinate io quale estremo rappresento?) Poi basta un gruppo elettrogeno, due casse, un portatile e questo lastricato nero che sembra progettato appositamente per girare sulla schiena. In realtà non basta del tutto: ci vogliono delle menti affamate.

I Raw Muzzlez sono una crew di Ostia/Roma Nord composta da una manciata di bboy con la voglia di spaccare (Dezzi, Simba, Al-x). Negli ultimi anni li abbiamo visti dare battaglia in numerosi eventi e scorazzare nei cerchi di mezza Italia, nonchè in America. Il loro nome ("musi grezzi") impone una certa dose di aggressività mista a cinismo, avvolgendoli, nell'accezione positiva e negativa, in una sorta di "aura oscura". Con l'evento di venerdì i RWMZ sono usciti dalla cappa e - a mio avviso - si sono finalmente sporcati le mani. Non con il ben testato pavimento, ma con la propria comunità che, volente o nolente, è un ecosistema in cui ognuno influenza l'altro. Quindi "sporcarsi le mani" significa paradossalmente uscire dal cerchio, ideare un format che sia accattivante quanto genuino, sforzandosi di invitare quelli che ti stanno sul cazzo con lo scopo di aggregare, non di umiliare.

martedì 5 marzo 2013

Memoria indecorosa: quando il decoro urbano cancellò Scialabba

Vandali o vandaQui? È il dilemma paronimico che mi sono posto all'indomani della scoperta di un sito di feticisti del decoro urbano capitolino. A suggerirmi la dritta è stato Gojo, uno dei primi b-boy che ho consciuto quando mi affacciai sulla scena hip hop romana. Iperegogico e senza peli sulla lingua, sintetizzai la sua attitude in questo breve cameo del mio corto. Il writing come il breaking è una disciplina nomade e situata. Breaker e writer convivono con lo stesso fantasma: la loro arte è destinata a sparire nell'immediato futuro e ogni tentativo di fissarla su un supporto (foto/video) ne stantura completamente l'efficacia. Per questo motivo siamo spronati a reinventarci continuamente: con nuovi passi, altri lettering. Ma cosa accade quando questa strategia espressiva si incontra con la memoria collettiva da un lato, e le sovrastrutture sociali dall'altra?

Il caso: il X municipio di Cinecittà, autorizza la realizzazione di un pezzo in memoria di Roberto Scialabba, un militante di Lotta Continua ucciso dai NAR nel 1978, sul muro perimetrale di un istituto compresivo in via Giovanni Bosco. Il giorno dopo, su richiesta di un genitore della scuola, l'ufficio per il decoro urbano, provvede alla completa cancellazione del pezzo. A dare scandalo è stata sia la presenza di simboli politici (pugno chiuso/falce&martello), sia che il suddetto muro fosse stato recentemento ripulito da "800 metri di graffiti", come riporta il Tempo. D'altro canto, come rileva puntalmente il collettivo Militant, la presenza di personale comunale legato all'estremismo di destra, fra cui Mirko Giannotta (dirigente del decoro urbano) e Francesco Bianco (autista della banda che uccise lo stesso Scialabba!), smentisce ogni criterio di "imparzialità" in operazioni come queste.

Prima di muoverci sul difficile piano della memoria politica di questo paese, è bene chiedersi:
cos'è il decoro urbano?

venerdì 1 febbraio 2013

L'Ombra al Festival della Creatività di Roma 2013



Dopo un anno di latitanza il 22 Febbraio ore 20:30 presso il Factory di Roma torna L'Ombra, lo spettacolo multidisciplinare scritto, diretto e ballato da Nexus (aka il sottoscritto). Cambia il cast, cambia la location, cambia la realtà: si tratta insomma della release 2.0. Responsabile del golpe, è l'Assessorato alla Famiglia, all'Educazione e ai Giovani di Roma Capitale (sbem!) che tramite la società Zètema ha indetto il bando per il Festival della Creatività a cui prenderà parte L'Ombra.



giovedì 27 dicembre 2012

Floor Wars Roma - 5 Gennaio 2013, @TeatroLoSpazio


Il Floor Wars Roma è terminato. Gli Urban Force rappresenteranno la città alla finale di Brescia,e chissà forse anche in Danimarca. Grazie e Primizio per la playlist (sopra) con tutte le sfide. Un big up a tutti coloro sono rimasti all'after party e un appuntamento al prossimo evento per chi è mancato. 2013: Underground Strikes Back!

§

Cos'è sto Floor Wars? Una specie di festa nerd? Cosa?! Breakdance?! Quindi una gara per ballerini di strada. E allora perchè quella ragazza è così elegante? Cazzo, ho iniziato a ballare proprio per rimorchiare, ma non si è mai battuto chiodo! Forse perchè esco sempre alla prima sfida? No, e poi una volta sono arrivato ai quarti di finale...Cosa c'è scritto? Un premio al miglior "Party dancer"? Significa che se sfido tutti nel cerchio, vinco qualcosa? Ehi aspetta un momento: dovremmo ballare in un teatro?! Cioè su un palco, di fronte a centinaia di persone, tipo fenomeno da baraccone? Se c'è da mettersi in mostra io sono in prima fila! Ah, ma non c'è il palco...si balla in pista insieme a tutti gli altri? Tutti chi? Non mi dire che vengono pure gli hiphoppari yo yo che ballano in piedi? Ah pure loro! Merda, forse è il caso che inviti qualche amica e - pronto? Ciao, ti va di venire ad una serata Hip Hop? Cosa? No no, puoi entrare anche senza pantaloni larghi e catenone. No, niente Sean Paul...al massimo Sean Price! Vabbè, insomma, vieni?...Da paura, ci vediamo là!!! Ehi ma quello è Mr. Wigglez! Cosa sta blaterando...??



Mr.Wigglez e il concetto di Social Dance

Ok, mi sa che stavolta lascio le ginocchiere a casa...ehi chi è quella tipa? Cioè sarebbe lei il DJ del party? Fatemi passare, voglio sentire anch'io cosa sta dicendo...

Dj Leva57: Bisogna capire qual è la differenza tra selezione da party/jam, cypher, battle e club affinché i ballerini possano comprendere al meglio il ruolo del DJ e rispettarlo. Il party è il momento in cui la gente (attenzione, non sto parlando solo di b-boys!) deve stare bene. Dopo il party torni a casa e stai meglio perché ballando e socializzando hai eliminato o allontantano ogni tipo di tensione fisica e mentale che avevi quando sei uscito dal lavoro o da casa, hai conosciuto gente nuova, scambiato due chiacchiere ballando, se ci sai fare sei riuscito ad avvicinare ballando quella ragazza senza sembrare inopportuno o molesto. La selezione ad un party è varia esattamente come il background di chi vi partecipa: Latin/Funk/Disco grooves, Hip Hop, ma anche slow jams: non dimenticatevi che il DJ, selezionando una traccia lenta, vi aiuta ad avvicinare più spontaneamente una ragazza dopo essere riusciti a farla ballare con voi! Ah, un appello anche alle ragazze: non siate timide, non c'è nulla di male nel ballare con un bel ragazzo!

Per un paio d'ore dunque, quando siete ad un party, spegnete il cellulare e ogni tipo di social network: it's time for the social dance!"
Consiglio:
 


giovedì 29 novembre 2012

Writing e decoro urbano: VandaLi o VandaQui?

Cover in omaggio a Gojo, per aver segnalato il sito in questione.
Quando il mio amico Poe viene a Roma, rimane ore a fotografare i graffiti nella metro B. "Mi fanno tornare agli anni 80, a quando ero un kid". Insomma, c'è questo sito di onanisti del lamento perpetuo, che svolge capillari campagne per il la salvezza e il decoro urbano di Roma. Sito che non linkerò per decenza e perchè non voglio contribuirne la visibilità. Tuttavia l'errore l'ho fatto, ed è stato quello di postare un commento riguardo alla loro campagna d'odio contro i "vandali" che sbombolettano i muri della città aka writers.  Le soluzioni proposte da questi militanti del garbo, sono chiare: "prenderli tutti a randellate sui denti!!!" o "Le bombolette spray vanno messe fuori legge. Punto". Stiamo davvero agli anni 80, ideologicamente parlando. Copio di seguito il mio commento, invitando ad elaborare una discussione complessa sul frame "writing & decoro urbano", qui su nexusmoves. See ya!

martedì 9 ottobre 2012

Nexus in "Break To The Future" 2012



Pensare o depensare il futuro. Dove s'è cacciata la notte? Dovevo essere proprio cotto, quando ho rivoltato quella pila di vinili. Più e più volte. Una coppia di lattine di birra giace accanto ai lacci grigi di una scarpaccia. Oh God, I must be dreaming. Se sono sveglio non dormo, ma se non dormo perchè sento il mondo così insipido? Vorrei scriverti. "Dear baby how are you?" - ma un cielo petrolio rabbuia la carta. E poi quale carta? Vorrei digitare il tuo nome - Think it may ray. Pioverà? Sento la stazza del passato, di quei fogli imbevuti di ricordi. Li spazzolo via, sputo, mi faccio la barba, risciacquo. Long ago the clock washed midnight away.

mercoledì 3 ottobre 2012

Red Bull Flying Bach: la breakdance in teatro, ma anche no!

Fondere musica colta e cultura giovanile: Bach e Vivaldi vs Vartan e Benny, clavicembalo contro headspin, prima e dopo, alto e basso, break musica classico danza urbano yo Red Bull - boom!

La storia che i Flying Steps, storico gruppo di breakdance tedesco, stia portando in giro per il vecchio continente uno spettacolo ispirato dalle note del clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach, sta facendo il giro dell'etere. Videoclip, foto, articoli e backstage: la Red Bull ha creato un vero e proprio immaginario, rendendo il pacchetto Flying Bach un vero e proprio prodotto crossmediale. Bene, ok, figo: ho visto persino lo spot in su Rai3!


In molti mi hanno chiesto che ne penso. È dalla notte dei tempi che appena un mio amico/parente vede qualcuno che gira sulla "capoccia" in tivù - driin! - contatta il sottoscritto. I risultati sono sempre deludenti. In Italia poi abbiamo questo singolare mood socio-antropologico che colpisce la generazione degli anni '80, per cui oggi, ogni quarantenne, blatera di "breakkedens" appena ne sente l'odore. "Una volta anche io facevo..." o "Negli anni ottanta pur'io.." - sono gli incipit per antonomasia. Il breaking si è evoluto così tanto negli ultimi 30 anni, che asserire di aver fatto breakdance per qualche mese negli anni '80 è come dilettarsi nei trasferelli e chiamare "collega" un tatuatore di Miami.

lunedì 24 settembre 2012

freeLosofia del Breaking - Capitolo 1



1. Perchè una freelosofia?


Chiariamolo subito: il breaking non è una danza. Dire che sia “anche” una danza è altrettanto fallace. Non si tratta di un anti-danza (abolizione dei canoni secolarizzati della danza accademica) né di una non-danza (uscita dal piano di referenza delle danze o balli tradizionali). Siamo nel regno della tautologia oppisitiva: il breaking è il breaking, fuori dal quale c'è solo una mancanza. Il primo breaks del breaking è quello che rompe la dicotomia danza/ballo, triturando ogni approccio duale in quella melassa problematica che in seguito verrà chiamata “jam”. Definire il breaking è come definire la sostanza di una ferita: qual'è la sua massa? Quanto dura un taglio? Il breaking è ontologicamente mancante: non è pura espressione, non è arte, non è un'estetica, non è un luogo, non è una tecnica, non è sociale, non è culturale, non è danza né ballo e soprattutto non è una filosofia.

Il breaking rompe e irrompe nella realtà nei primi anni settanta del novecento a New York, West Bronx e poi anche nel South. I kids sbracciano, reclamano un buco nella folla, teste che si abbassano, ginocchia che si flettono, rotolano, ingiuriano il terreno di Echo e Crotona Park, Skating Palace e numerosi campi sportivi delle high school. Prima a casa (house party), poi in strada (block party), il diciannovenne Kool Herc origina il concetto di breaks musicale. Isola la parte di percussione di una canzone (breakdown) e la ripropone in loop passando la stessa copia di un album da un giradischi all'altro (breakbeat). Si chiamano breaks perchè amputano il continuum musicale: nasce il cerchio. Kool Herc conierà il termine b-girl e b-boy, dove la “b” sta per break, boogie, beat o boing (in riferimento al ponpon saltellante in cima ai cappelli di lana). Nascerà il b-boying e il b-girling. Non si balla, “si brekka”. Alba dell'Hip Hop, i breaks nascono al tramonto di un'altra rottura, quella fra le gang del Bronx che nel 1971 firmarono un trattato di “Unity e Peace” capitolando la guerra territoriale degli anni '60 e lasciando che il proprio flusso violento si impastasse poco a poco di creatività repressa. Il sangue continuava a scorrere nelle strade, ma la spirale di violenza aveva incominciato ad incanalarsi nel tubo di scarico di una nuova corrente di espressione divergente.

mercoledì 5 settembre 2012

Wake me up when September dance!


Tornare in città è perturbante. Vedi il sogno estivo sublimarsi lentamente nel neonato andirivieni della metropoli. Tornano a girare i tornelli, insomma. Con loro la pioggia, i pantaloni lunghi e internet. Così, dopo la solita ecatombe di agosto, si riesuma il pc in cerca di utenti superstiti. A dir la verità molti di noi on-line lo sono stati sempre. In spiaggia, piuttosto che nei vicoli del paesino medievale, il ticchettiò degli smartfoniani ha scandito le nostre vacanze. O di chi se l'è potute permettere. O chi - come il sottoscritto - le ha solo "spacciate" per vacanze. "Grande è la confusione sotto al cielo. La situazione è eccellente" - disse il tizio tatuato sulla spalla di Mike Tyson.

***
Torno da un Agosto di fuoco, dove l'unica cosa ad essere ancora infiammata è la mia povera schiena. Nove giorni di street show in giro per la riviera e un altro paio di salti nel Salento. L'esperimento è costato caro sia al pubblico (assai magnanimo con gli spiccioli), sia al sottoscritto che ne ha maturato gli interessi in termini di contratture ed escoriazioni. Mi sono imbattuto in tali persone, situazioni e fatti da ispirare il Lewis Carroll che e in me e iniziare la stesura di un racconto, simile invero, al mio vagabondaggio artistico. Presto (cioè fra un bel pò di settimane) on-line su questo blog.

martedì 24 luglio 2012

Hip Hop Connection 2012 - Reportage


Smonto dal treno, sfascio la valigia, scheda sd inserita: foto, video. Crea Nuova cartella > "Hip Hop Connection 2012" > Apri. MVI_2051 > Carica nuovo video > loading...

Di questo folle Hip Hop Connection che mi ha visto in giuria voglio ricordare ciò che non ho documentato:
- il culo abbronzato di Youval, sfacciatamente resuscitato nel cerchio del 3° giorno;
- lo struscio leninista tra Froz e le M.I.L.F. del 1° afterparty;
- la faccia dei Gamblerz dopo la sconfitta con Cima & Renato;
- il mio commento durante l'entrata di Bruce: "Pensa ad avercelo in giardino";
- la rosicata di Xisco, dopo la sfida con Elia (grande Elia!);
- lo "spostatevi dalle casse!" di Max M'bassadò, tormentone di quest'anno;
- sentirsi dire:"Bella la citazione a Fantozzi" e rispondere:"Veramente era Carmelo Bene";
- lo schianto di Mosè col pulmino di Hip Hop Connection;
- i gigioneschi uprock tra Dead Prez e Last Alive;
- il tizio che è entrato durante il turno dei Diamond Leaf e poi è fuggito;
- gli orecchini dilatatori di tutti i b-boy dai 19 anni in giù;
- la cazzo di pioggia.

mercoledì 30 maggio 2012

duemila20 - Break To The Future



Roma, 30 Maggio 2020 - In questi sgoccioli di primo ventennio, un'epidemia di ricordi sta contagiando la rete. Fatti e pensieri fra loro discordanti stanno intasando le timeline di Twitter con l'hashtag #duemila20. Sembra che l'umanità stia improvvisamente ricostruendo la storia degli ultimi 12 mesi, nonostante le notizie siano sempre state diffuse con aggiornamenti in tempo reale. Dall'ultimo film visto al risultato delle scorse elezioni, gli utenti stanno condensando in poche ore la timeline di un'intero anno, sovraccaricando il web e impedendo ogni organizzazione lineare dei contenuti. Dalle maggiori società informatiche, l'appello è stato presto condiviso dai governi di tutto il mondo: "Stop alla condivisione, o si rischia il blocco globale della rete." Ormai non c'è possibilità di risalire all'originatore del flusso, a patto che ce ne sia uno, e gli interrogativi serpeggiano fra un post e l'altro: da cosa nasce il de ja vù topico? Perchè questo improvviso riflusso cronologico? Cosa c'è che non va con la nostra memoria?

martedì 29 maggio 2012

Disalienare "Maggio": Bombe, Terremoti, Grillismi and many many battles!


Il 15 Maggio del 2011 partiva il primo flusso di acampadas spagnole che si diffonderà a macchia di leopardo per tutto l'occidente, mentre in il vento della così detta Primavera Araba aveva spazzato via tre dittatori: Ben Ali in Tunisia, Mubarak in Egitto e Gheddafi in Libia che capitolerà definitivamente l'11 ottobre. Un anno dopo, le acampadas sono diminuite ma #occupy non è più solo un verbo inglese, ma un paradigma di lotta. Qui a Roma continua l'occupazione del Teatro Valle e Cinema Palazzo mentre al Macao di Milano si sgombera nei giorni in cui la destra francese incassa una sonora sconfitta. In compenso Casapound ripropone lo street art meeting fascista, che viene ri-boicottato dalla scena con un doppio evento e da qualche giorno la delibera Gasperini sulla regolamentazione dell'arte di strada a Roma è realtà - e con la rima - si ricorrerà al Tàr!

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All'allenamento incontro un bboy Omed di Mesagne che mi racconta lo stato d'animo del suo paese a 2 giorni dalla bomba alla scuola Morvillo-Falcone:"La città è condannata. Ora pensano che siamo tutti mafiosi". Tra il 20 e il 21 Maggio dalla pista eversiva, si passa a quella para-statale, forse islamica, poi al sbatti-il-mostro-in-prima-pagina. Nel frattempo la Terra trema in Emilia: 7 morti. Poi altre scosse sino ad oggi dove altri 2 operai rimangono vittime del proprio Lavoro. Nel giorno del 38 anniversario della Strage di piazza Della Loggi a Brescia, la Strage-di-Brindisi perde la prima pagina dei quotidiani.

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A Maggio escono le date dei vari campus estivi di danza e dintorni. Colpo di coda per gli ultimi eventi della stagione che mettono in palio viaggi all'estero, finali mondiali, prestigio internazionale. Al chiuso s'inizia a respirare un'atmosfera sub-sahariana: vetri appannati, pavimento viscido. Altre scosse al Nord, ma gli eventi non si annullano. Il 3 Giugno arriverà Afrika Bambaataa in quel di Montecassiano, provincia di Macerata. Il giorno prima il Maya battle a Brescia. Parte il gioco delle libere associazioni. Sì perchè dopo la vittoria dei Grillini alle amministrative, lo spirito gnostico è definitivamente tornato in auge nel nostro paese ed ogni segno corrisponde un altro segno e un altro ancora. Il mio articolo su Adagio e Grillorama scatena un bel dibattito su ideologia, uso dei media e capitalismo etico. Nel frattempo mi selezionano per Comma 2012, ed entro un mese devo preparare una performance di breakdance e videomapping. Il materiale non manca. "Disalienare il segno smascherandolo" - diceva  R.B. -  "mi sembra il vero compito politico di ogni arte nuova". Staremo a vedere.

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A Terni si festeggia il Cantamaggio.


venerdì 25 maggio 2012

Dans La Rue: Hip Hop e Antifascismo


Domani a Roma 2 eventi dedicati alla Street Art e all'antifascismo. Dans La Rue all'incrocio Togliatti/Prenestina e Street Art Meeting presso il centro Uscita 23. L'anno scorso in questo post avevo svelato i fini populisti nascosti dietro all'improvvisa graffito-mania di Casapound. Quest'anno gli "artisti per Casapound" ci riprovano, e noi raddoppiamo la risposta.

venerdì 11 maggio 2012

Be-Girl: un libro sulla scena anni 90

Da tempo sento l'esigenza di raccontare qualcosa della scena Hip Hop undergound italiana. Non si tratta di fare storia, bensì di rievocare con occhio creativo, un certo mood che ha caratterizzato la scena nazionale e che rischia di perdersi con la progressiva divisione delle discipline. Ho iniziato a ballare a quattordici anni, nel 1998, quando vidi i miei amici cimentarsi in compromettenti mosse di "breakdance", sul marmo della galleria del corso di Terni. Da quel momento sono stato risucchiato in un buco nero da cui ho rinunciato a trovare l'uscita.
Ho scelto di utilizzare l'antica arte dello storytelling, perchè credo sia la più efficace per risvegliare i ricordi assopiti, rievocare emozioni e scatenare nuove vibrazioni lungo il cammino della scena. Per farlo, ho scelto di raccontare attraverso gli occhi degli outsider, coloro che hanno fatto parte della scena in quegli anni senza per forza diventare figure leggendarie. In particolare, vorrei concentrarmi sulla figura della b-girl (da cui il titolo provvisorio Be-Girl): minoranza assoluta in una comunità prettamente maschile (e spesso maschilista).

giovedì 3 maggio 2012

The Hip Hop Event: Looking the Italian Hip Hop Scene

*** Click here per la versione in italiano ***

The story ends, the event continues. After a chase lasting 10 years, the world breathes a sigh of relief: Bin Laden is dead. Justice is done. "Fuck you" - said Monty, a NYC drug dealer in the Spike Lee's movie The 25th Hour,  the day after his entrance into prison - he said: "For me Bin Laden could come here and do it again if he has the courage. Fuck Bin Laden". Fuck him and all those like him who threaten our freedom: foreigners, immigrants, gangsters, priests, politicians, and even fuck Jesus Christ: on the cross one day, a weekend in hell, and then hallelujah angels up eternity". Yes: eternity.



Yes, because the difference between history and event seems to be just that: the story has a beginning and an end, but the event (the one with the "E" capitalized) continues, beyond his cause. September 11 - would say the sage - "no longer exists, but insists, into the reality of things." Complaining, send fuck everything and everyone has a way to esprire his resentment, to deny the fact, to focus its rejection into something concrete. But the event is incorporeal. The sage says: "It 's like a vapor on the prairie". You can send fuck the story, things, people, but you can not self-fuck from the Event, from the wound that has opened in our reality and will continue to insist, even when his execuutioner is dead.

What is our event? What else but "the birth of Hip Hop". The encounter with Hip Hop coincides with what we are, we think, we thought, and what'll do, we will, we will choose. We remember that more or less blurry - I was fourteen down to the gallery of the street - and yet the image of that meeting continues to exist, persist in us as a liquid photosensitive member on which impress the frames of our lives. An event that has made us "sensitive" to a certain lifestyle.

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