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mercoledì 29 luglio 2015
Ex Machina di Alex Garland: fra cognizione incarnata e robotica evolutiva
Robot, androidi, cyborg, A.I.: chiamateli come vi pare, ma essi vivono e lottano insieme a noi. Sorpassata la classe operaia, è il fantasma della classe robotica che infesta questi folli, insostenibili anni di tecnocapitalismo avanzato. Certo, non si tratta di roba nuova: film come Blade Runner di Ridley Scott o A.I. di Steven Spielberg, piluccando briciole da Asimov e Dick le trasformarono in palle di fuoco visuali da milioni di dollari e spettatori. Questi prodotti culturali erano il sogno (e l'incubo) proibito di teorie cibernetiche sviluppate nel dopoguerra e che raggiunsero il loro heyday negli anni 60 attraverso la costruzione dei primi elaboratori elettronici. Roba finanziata dallo zio Sam, ovviamente. Poi negli anni 70 e 80 si tornò ad indagare la mente umana nel suo rapporto col corpo e l'ambiente, ma l'attenzione venne catturata da futurologici dispositivi di realtà virtuale che promettevano di trascendere il corpo e disperderlo nel ciberspazio. Trainati dal caterpillar Neuromante di William Gibson (1986), fecero incetta di immaginari film come Il tagliaerbe (Leonard, 1992), Jhonny Mnemonic (Longo, 1995), Strange Days (Bigelow, 1995), Nirvana (Salvadores, 1997), eXistenZ (Cronenberg, 1999) fino all'infamoso Matrix (Andy e Lana Wachowsky, 1999) che di Neuromante è una sorta di fratellino filosoficamente imbranato.
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lunedì 22 giugno 2015
#LcomeAlice oltre il Fringe: finali alternativi e teatro d'attrazione
Di ritorno dalla nostra prima esperienza al Roma Fringe Festival, è il momento di fare un punto della situazione artistica, produttiva e "ambientale" entro cui il progetto L come Alice continuerà a destreggiarsi. In tre giorni di palcoscenico abbiamo intercettato oltre 100 spettatori, collezionato 5 nuove recensioni + un'intervista inedita, ampliato la ciurma artistica a 7 persone (di cui solo una sulla scena!) e ricevuto un'interessante proposta dall'estero (dove/come/quando lo scoprirete molto presto...). Nonostante lo stop al primo turno, L come Alice ha prodotto discorso e ha prodotto genuini hangover interpretativi dopo gli istituzionali 50 minuti di messa in scena.
domenica 25 gennaio 2015
La Filosofia di Breaking Bad
Nel 2010 leggevo Žižek, criticavo serie-tv e ballavo breakdance: poi venne Breaking Bad e iniziai a scrivere di filosofia. Da quel dì, molti mi ringraziarono per averli instradati fra i cunicoli quella serie. Qui sono raccolte le mie recensioni dalla prima alla quinta stagione. Vi suggerisco di fare attenzione anche alle immagini incorniciate nel testo (parte del lavoro sottopagato del recensore online, ma anche parte integrante del ragionamento critico).
Ditemi se ci avevo preso ;-)
Breaking Bad - Stagione 1 (Primo Episodio feat. Alfred Hitchcock)
Breaking Bad - Stagione 2 (Stagione Completa feat. Quentin Tarantino)
Breaking Bad - Stagione 3 (Primo Episodio)
Breaking Bad - Stagione 4 (Primo Episodio feat. Mark Rotkho)
Breaking Bad - Stagione 5 (Nota critica feat. Antonin Artaud)
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domenica 9 novembre 2014
Interstellar: Umano troppo (post)Umano
Ieri ho riesumato un vizio seppellito da tempo: andare al cinema da solo. Galvanizzato da un ciclo anarchico di proiezioni casalinghe composto da Evangelion 3.0, Johnny Mnemonic, Hellsing, Gravity e Robocop (quello del 1987) sono salpato in direzione del cinematografo a me più prossimo per visionare Interstellar. In questo film, Christopher Nolan, regista cult per aspiranti-tesisti di teoria del cinema, arruola Matthew McConaughey, attore cult per aspiranti-tesisti di fonetica anglo-americana e True Detective, e lo spara nello spazio per quasi 3 ore. Perché - #sapevatelo - il tempo è relativo. Siamo al cospetto del classico plot alla Nolan: (a) un tizio intraprende una missione per salvare il mondo; (b) il tizio scopre che il mondo non esiste; (c) lo spettatore non ci capisce più una mazza e (d) ah ma l'avevo capito fin dall'inizio! Inoltre, come ogni film-sullo-spazio che si rispetti, Interstellar cade nelle fauci di una categoria di cinefili che da anni lotta contro l'estinzione: i nostalgici di 2001: Odissea nello spazio, che vi spingeranno a raffazzonare acrobatici paragoni col conclamato film di Kubrick. Volente o Nolante. Così, infestato da frotte di cliché e caricato di investimenti libidici collettivi, Interstellar ha tutte le carte in regola per per seguire l'infamoso Batman: il ritorno del cavaliere oscuro nella tenda del Grande Capo #Estiqaatsi. E invece no. Questo BigMaConaughey di Nolan l'ho gradito, digerito ed espulso così:
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mercoledì 22 ottobre 2014
La Filosofia di #LcomeAlice: autoproduzione, ecologia del sé ed esistenzialismo steampunk
Alice nel paese delle meraviglie può rappresentare un paradigma di autoproduzione conflittuale? A distanza di 2 mesi dalla conferenza che ho svolto allo Steamfest di Roma, mi sembra che questa domanda condensi il succo del discorso. Con #LcomeAlice, il progetto di transmediale che abbiamo inaugurato lo scorso anno, stiamo sperimentando un percorso che leghi mutualmente la ricerca teorico-artistica alle forme di strategia politico-produttiva. In ballo c'è una concezione ecologica della soggettività collettiva e individuale. Invece di una storia, di Alice abbiamo generato un'archeologia che ricostruisse (e immaginasse) gli innumerevoli attraversamenti di cui è composto questo personaggio. Ci siamo accorti che la condizione frammentaria ma "esistenziale" di Alice, rispecchia quella dell'attore/autore e in primis quella della nostra coscienza soggettiva. Se dentro e contro il palcoscenico abbiamo deliberatamente piazzato delle trappole, a livello produttivo ci siamo mossi reticolarmente, co-determinando il lavoro tramite l'incontro creativo e politico con altri soggetti. Inoltre, attraverso l'attraversamento di più piattaforme media, vorremmo promuovere una concezione altrettanto ecologica di spettatore/trice: non più il soggetto cartesiano intabarrato nel buio della sala, ma un agente situato che deve esplorare #LcomeAlice come in un parco giochi, se vuole cavarne il senso dal buco (o un buco dal senso!).
***
Qui sopra la registrazione della prima parte della conferenza, con annesse immagini e un'estratto dello spettacolo. Per una breve panoramica degli argomenti toccati, qui sotto trovate una divisione per capitoli tematici con relativo minutaggio. Buon divertimento e fatemi sapere cosa ne pensate! ;-)
(02: 40) Intro: Aetheric Mechanics di Warren Ellis; (06:20) Esistenzialismo steampunk e Alice; (06:53) Fredrich Kittler e la macchina da scrivere di Nietzsche; (09:05) La coscienza come lanterna magica/camera oscura feat. Men In Black e robbottoni; (12:26) Carmelo Bene e il divenire-Watson; (14:00) Le trappole esistenziali di #LcomeAlice; (14:30) Lewis Carroll, la fotografia e storytelling transmediale ante-litteram; (18:33) Alice nel cinema feat. Walt Disney, Betty Boop, Alice Madness, Claude Chabrol, Jan Svankmajer; (21:00) La riattualizzazione della Fantasmagoria e del Pepper's Ghost in #LcomeAlice; (25:00) Steampunk, zombie media e materialismo; (26:48) #LcomeAlice: autoproduzione/gestione, hacktivismo e spazi sociali.
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lunedì 7 luglio 2014
True Detective con filosofia: «Listen, Nietzsche, shut tha fuck up!»
True Detective non è fenomenale: è fenomenologica...Se non avete ancora lasciato il sito, siete ben equipaggiati per affrontare un viaggio che ci porterà ai confini della nostra coscienza, dove incontreremo forme d'intelligenza emergenti, fisarmoniche temporali, titillamenti esistenziali, etici, politici e svariati link demenziali attorno a questa miniserie senza precedenti targata HBO.
Da capo: True Detective non è fenomenale: è fenomenologica (i) in quanto noir (detective-deve-risolvere-delitto-ma-ne-rimane-co-involto); (ii) in quanto riflette sull'Io (cosa si prova ad essere me e perché ne ho coscienza?). Il famoso aforisma di Cartesio cogito ergo sum (o forse si trattava di Carlo Cracco?), non significa solamente che il pensiero è il fondamento della coscienza, bensì implica che non può esistere coscienza (res cogitans) senza esperienza empirica (res extensa). Corpo e mente hanno rapporti educatissimi: nessuno "trascende". Ma se mi chiedete di interpretare "filosoficamente" i dialoghi vernacolari dello sceneggiatore Nic Pizzolato, la mia risposta sarà la stessa di Rust Cohle (Matthew McConaughey):«Listen, Nietzsche, shut tha fuck up!». Poiché di perle di saggezza ne è pieno il mondo (cioè Facebook), qui la filosofia non la interpretiamo, ma la facciamo succedere attraverso immagini, suoni e, d'accordo, una piccola dose delle suddette perle.
Ma procediamo per ordine, cioè random.

La prima cosa che mi ha convinto del giovane regista anglo-nippo-svedese Cary Fukunaga (oltre la coerenza del nome), è stata questa inquadratura:
domenica 22 giugno 2014
Negoziare il lutto: in memoria di Alessio Spitfire, Magnimel Crew e Crash Kid
Si dice che l'elaborazione di un lutto segua cinque fasi: negazione, rabbia, depressione, negoziazione, ed infine, accettazione. Ma si può davvero "elaborare" un lutto? Del tipo: elaboro un impasto di farina e sforno una pizza, elaboro un calcolo e visualizzo il risultato? Purtroppo no. Quando spartisci con la morte, torni sempre a casa con gli spicci. Il resto è endemico, la consolazione è nomade. Per chi vive, la morte è inevitabile: per chi muore, la morte uccide la morte. E allora sì, e solo in quel caso, l'elaborazione è un gioco a somma zero. zero = zero.
Per noialtri che restiamo, si tratta di gestire questi spicci affinché non si accumulino e diventino schiaccianti macigni. Qualcheduno li raccoglie nel salvadanaio della fede, pensando che un giorno essi saranno il cambiavalute della vita eterna, mentre qualcun altro li scioglie e li spalma su tutto il corpo come olio abbronzante, pensando di raggiungere l'equilibrio terreno. Purtroppo no, sta roba non regge. Dio non esiste e tutti videogame prima o poi crashano.
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domenica 23 febbraio 2014
La Breakdance Immaginaria: Sartre avrebbe vinto il Bc One?
"Questo è un b-boy, questa è una b-girl". Ripetete la frase mentalmente, ad occhi chiusi. E' probabile che nella vostra mente si formi l'immagine evanescente di un b-boy e di una b-girl. Non si tratta di un'immagine vera e propria ma di un concatenamento di volti, movimenti, vestiti, luoghi e "inquadrature" che formano un abbozzato prototipo di b-boy e di b-girl. Bene, ora aprite gli occhi. Cercate un'immagine o un video di breaking risalente a circa quindici anni fa. La cosa più semplice è cercare sul web, ma potete anche riesumare una vecchia fotografia o mettere su un DVD (o addirittura un VHS!). Attenzione, ora arriva il difficile: confrontate l'immagine degli anni 90 con quella che avete visualizzato mentalmente. Il metodo migliore è sovrapporre l'immagine percepita nella realtà con quella immaginata. Cosa è successo? Le immagini coincidono, oppure no? Quella della b-girl sì, quella del b-boy no, o viceversa? Se sì, la vostra coscienza immaginativa (così la chiamava Jean-Paul Sartre nel 1940) è rimasta grossomodo stabile. Se no, la vostra immaginazione ha subito un cambiamento. In entrambi i casi emergere la stessa domanda: sotto quali condizioni il mio immaginario cambia o rimane stabile?
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domenica 9 febbraio 2014
Deframmentare il Sé: note da New York (Vol.1)
«San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando.»
Nostra Signora dei Turchi
Carmelo Bene
Carmelo Bene
***
Frequento la maldestrezza da un paio di settimane: qui, nella città che non dorme mai.
Si planava raggianti. La vista lattea, al cospetto di una Costa Est in cui infuriava il bianco. Massicciate di bianco. Pozze di bianco. Grumi. L'atterraggio è questo zoom in avanti sul googlemaps dell'irreale. Fino allo screzio del pneumatico e il rollio verso la misura d'uomo. Il freddo che schianta i polmoni, il fetore ammaliante di glucosio e carne affumicata, i fantasmi, a sciami, dall'atterraggio di sette anni prima. Eccomi capitolare a New York, impreparato.
Quello di Brooklyn, è un risveglio al colesterolo tostato. Una, due, sette fermate: il riflusso di zucchero a velo non ti molla sino a Manhattan: il formicaio. Mi riscopro maldestro nel coordinare l'estrazione del biglietto con la rimozione dei guanti e il varco del tornello, mentre in balia della moltitudine non mi accorgo che la temperatura implode a - 11 gradi. Leggo, ballo, ascolto: maldestramente.
Quando si viaggia, bisogna farlo in maniera radicale. La prima cosa da fare è perdersi. E non intendo semplicemente perdere la strada, bensì perderSè-stessi, a partire dal nome. Ad esempio qui non esiste più "Giuseppe", bensì Jussìpi. Io-non-esisto, e non è un eufemismo. Pare che il nostro senso del Sé, la nostra coscienza, sia emersa grazie all'auto-stimolazione vocale che i primi esemplari di Homo Sapiens svolgevano nei momenti di solitudine. Parlando a Sé stessi, i primitivi permisero il collegamento fra aree del cervello non predisposte a comunicare dall'evoluzione biologica. Il linguaggio duqnue non serve solo a creare ragnatele verso l'esterno, ma anche a tessere la nostra mente. Rinnegare un nome o un'intera lingua, significa letteralmente deframmentare il nostro Sé. Ecco perchè quando ballo, passando dal pensiero-parola al pensiero-corpo, il mio Io non è più Io: si degrada.
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giovedì 28 marzo 2013
Beppe Grillo secondo Lacan: il Clown come Superego populista
Dopo le ultime elezioni, il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica del paese. Il movimento fondato da Beppe Grillo non rivendica la leadership del comico genovese, il quale, de facto, ne rappresenta il deus ex machina: detiene i diritti di sfruttamento del logo/sito di riferimento ed è presidente dell'omonima associazione. Nel 2008, Salvoj Žižek definiva Berlusconi il “Kung Fu Panda” della politica italiana. Non l'uomo "who screwed an entire country" (come lo definì il Guardian), bensì il soggetto che ha fatto del self-screwing o self-mocking la chiave del proprio successo. Come il panda della Disney, zuzzurellone e incompatibile con la carica di “maestro di kung fu”, Berlusconi ha trionfato proprio in virtù della sua sfacciata autoironia nei confronti delle proprie debolezze. “Non facciamoci ingannare, però” - ammoniva Žižek - “dietro la maschera da pagliaccio c’è un potere spietatamente efficiente” basato sulla paura del soggetto nocivo (immigrati, clandestini, giudici corrotti ecc.). Berlusconi è ed è stato un grande feticcio (a destra si cantava “meno male che silvio c'è” a sinistra si organizzavano i No B-day).
Oggi Beppe Grillo ha elevato il pagliaccio ad un livello superiore, impersonando un clown incazzoso che non ha bisogno di occupare una posizione simbolica specifica (la cosidetta “poltrona”), per esercitare il proprio potere superegogico. Ma cos'è il superego? Secondo Sigmund Freud, in L'Io e L'es, è l'istanza psichica che subentra dopo la morte simbolica del Padre (tramonto del complesso di Edipo) e attraverso cui interiorizziamo i codici di comportamento etico, l'insieme dei valori socialmente accettati che ci guida nelle scelte (“l'Ideale dell'io o Super-io”). Succesivamente Jacques Lacan suddividerà questo agente (agency) in due parti: definendo l'Ideale dell'Io come Nome-del-padre/Grande Altro (in inglese: Big Other), un concetto molto simile all'orwelliano Grande Fratello (Big Brother): lo sguardo onnivedente dell'ordine socio-simbolico, l'Alterità verso cui il soggetto fonda il suo desiderio, sempre disatteso perchè basato su una mancanza. Il Nome-del-padre di Lacan ha però il suo lato osceno, e si esprime con quello egli nel Discorso ai Cattolici chiama “Il padre Reale” (e Žižek rielabora in Padre del godimento). Il superego allo stato puro è “questo stesso agire nel suo aspetto vendicativo, sadico e punitivo […] l'agente crudele e insaziabile che mi bombarda di richieste impossibili […] e per cui più provo a reprimere i miei sforzi peccaminosi, più sono colpevole ai suoi occhi”(Žižek, Leggere Lacan, p.98). Per Lacan il superego è strettamente legato all'inconscio, poiché diventa “l'identificazione che sommergiamo di rimproveri in noi stessi” (Discorso ai cattolici, p.76). Secondo questa teoria, dietro ad un processo guidato da un apparato di potere, c'è sempre un buco nero di godimento insaziabile. Nel film/saggio The Pervert's Guide To Cinema, Žižek cita come esempio un cartone Disney del 1935 intitolato Pluto's Judgment day.
sabato 8 dicembre 2012
Stregatto Randagio (3) - un racconto di Nexus
Terza puntata del mio viaggio di educazione cinematografica attraverso la breakdance. Buena suerte!
§
1.
Una volta instradato, implementò i quattro programmi madre: acchiappaocchi, carapace, mantide religiosa, clownerie. L'acchiappaocchi sviluppava espressioni facciali e strategie visive atte a raccogliere l'attenzione del pubblico instaurando una simbiosi semantica più duratura possibile. Carapace – che prendeva il nome dallo scudo bivalve dei crostacei – era il programma dedicato alla salvaguardia dell'epidermide. Si fondava su di un semplice assioma: se un b-boy pensa di non farsi del male, riuscirà davvero a non farsi male. La prassi aveva riscontri assai deboli, ma anch'essi venivano interpretati alla base di un'altra teoria riconducibile (forse falsamente) all'idealismo tedesco, secondo cui: “Se i fatti non aderiscono alla teoria, allora cambia i fatti”. Mantide religiosa riguardava le strategie di consumo e preservazione delle energie, e in particolare sulla capacità di dissimulare qualsivoglia espressione di disincanto e portare a termine lo show con il massimo di irrealismo. Clownerie – da vocabolario – è l'arte di fare il clown.
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sabato 27 ottobre 2012
Ricci/Forte - Dejavù postmoderno, ovvero perchè in Italia stiamo indietro di 10 anni
"Dejavù postmoderno!"
La mia ragazza sgomenta. Sono le 8.32 sul fuso orario del nostro letto.
"Parlo di Imitation of Death dei Ricci/Forte! Ho bisogno del blog...e di un caffè".
Dunque. Il contesto è irretito: Ricci/Forte è considerato fra i vertici del nuovo teatro di ricerca italiano. Roba da pompini in scena, svenimenti in sala, tutti esauriti. Una breve rassegna stampa tratta dal loro sito: "Portiamo in scena la vita di oggi, chi si scandalizza ha dei problemi" dicono loro. "dei Tarantino del teatro, con un gesto più intellettuale e onirico per il racconto" dicono di loro. Roba da citare Ragazzi di vita, Leonardo da Vinci, Spinoza, Platone, e per quest'ultimo lavoro Žižek e Chuck Pahalaniuk (v. libretto di sala).
Un "cioè li devi vedere per forza!" mi perseguita da diversi mesi.
Ieri sera, finalmente, vedo.
E ascolto.
E ascolto l'intervista post-spettacolo.
"Non ci interessa di Baudrillard [...] Non ci interessa di Pahalaniuk [...] a noi interessa gettare la maschera e arrivare al nodo."
Exit Nexus.
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martedì 9 ottobre 2012
Nexus in "Break To The Future" 2012
Pensare o depensare il futuro. Dove s'è cacciata la notte? Dovevo essere proprio cotto, quando ho rivoltato quella pila di vinili. Più e più volte. Una coppia di lattine di birra giace accanto ai lacci grigi di una scarpaccia. Oh God, I must be dreaming. Se sono sveglio non dormo, ma se non dormo perchè sento il mondo così insipido? Vorrei scriverti. "Dear baby how are you?" - ma un cielo petrolio rabbuia la carta. E poi quale carta? Vorrei digitare il tuo nome - Think it may ray. Pioverà? Sento la stazza del passato, di quei fogli imbevuti di ricordi. Li spazzolo via, sputo, mi faccio la barba, risciacquo. Long ago the clock washed midnight away.
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lunedì 24 settembre 2012
freeLosofia del Breaking - Capitolo 1
1. Perchè una freelosofia?
Chiariamolo subito: il breaking non è una danza. Dire che sia “anche” una danza è altrettanto fallace. Non si tratta di un anti-danza (abolizione dei canoni secolarizzati della danza accademica) né di una non-danza (uscita dal piano di referenza delle danze o balli tradizionali). Siamo nel regno della tautologia oppisitiva: il breaking è il breaking, fuori dal quale c'è solo una mancanza. Il primo breaks del breaking è quello che rompe la dicotomia danza/ballo, triturando ogni approccio duale in quella melassa problematica che in seguito verrà chiamata “jam”. Definire il breaking è come definire la sostanza di una ferita: qual'è la sua massa? Quanto dura un taglio? Il breaking è ontologicamente mancante: non è pura espressione, non è arte, non è un'estetica, non è un luogo, non è una tecnica, non è sociale, non è culturale, non è danza né ballo e soprattutto non è una filosofia.
Il breaking rompe e irrompe nella realtà nei primi anni settanta del novecento a New York, West Bronx e poi anche nel South. I kids sbracciano, reclamano un buco nella folla, teste che si abbassano, ginocchia che si flettono, rotolano, ingiuriano il terreno di Echo e Crotona Park, Skating Palace e numerosi campi sportivi delle high school. Prima a casa (house party), poi in strada (block party), il diciannovenne Kool Herc origina il concetto di breaks musicale. Isola la parte di percussione di una canzone (breakdown) e la ripropone in loop passando la stessa copia di un album da un giradischi all'altro (breakbeat). Si chiamano breaks perchè amputano il continuum musicale: nasce il cerchio. Kool Herc conierà il termine b-girl e b-boy, dove la “b” sta per break, boogie, beat o boing (in riferimento al ponpon saltellante in cima ai cappelli di lana). Nascerà il b-boying e il b-girling. Non si balla, “si brekka”. Alba dell'Hip Hop, i breaks nascono al tramonto di un'altra rottura, quella fra le gang del Bronx che nel 1971 firmarono un trattato di “Unity e Peace” capitolando la guerra territoriale degli anni '60 e lasciando che il proprio flusso violento si impastasse poco a poco di creatività repressa. Il sangue continuava a scorrere nelle strade, ma la spirale di violenza aveva incominciato ad incanalarsi nel tubo di scarico di una nuova corrente di espressione divergente.
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mercoledì 1 agosto 2012
Breaking Bad 5 - la Stregoneria oggettiva degli oggetti inutili
«Hail to the King!» - Il re Bianco è tornato, e come il più sanguinario dei Macbeth è pronto a difendere il Suo regno a tutti i costi. Breaking Bad è una serie: più invecchia, più migliora. Ne ha fatta di strada Walter, da quando "cucinava" meta-anfetamine in un camper nel deserto per pagarsi la dialisi. Breaking Bad: Shakespeare ne andrebbe fiero. Non chiamatelo quindi "cinico", ma stoico. E nemmeno grottesco, ma kafkiano. Breaking Bad si avvicina sempre più pericolosamente alla letteratura, sfoderando inquadrature e scenari costruiti a regola d'arte e puntualmente pervertizzati.
Michael Slovis, storico direttore della fotografia della serie, è stato promosso regista del primo episodio, scritto nuovamente dal pugno dell'ideatore Vince Gilligan. Amo Breaking Bad per l'uso della fotografia. Non solo come mezzo di accompagnamento della narrazione, ma, citando Antonin Artaud, come "stregoneria oggettiva", disciplina autonoma per la circolazione/creazione del senso. Certamente il nero e il rosso che accompagnano Walter, come il viola di Marie, si prestano ad una lettura "simbolica" (il nero come lato oscuro e il rosso come presagio di sangue, il viola come l'ambigua cleptomania della moglie di Hank). Ma cosa dire di quelle "botte di colore" incarnate dagli oggetti inutili che popolano la serie?
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venerdì 25 maggio 2012
Dans La Rue: Hip Hop e Antifascismo
Domani a Roma 2 eventi dedicati alla Street Art e all'antifascismo. Dans La Rue all'incrocio Togliatti/Prenestina e Street Art Meeting presso il centro Uscita 23. L'anno scorso in questo post avevo svelato i fini populisti nascosti dietro all'improvvisa graffito-mania di Casapound. Quest'anno gli "artisti per Casapound" ci riprovano, e noi raddoppiamo la risposta.
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lunedì 23 gennaio 2012
Il Flow
E’
l’opposto del perito assicurativo modello: figlio della strada, artista
clandestino, alcolizzato. In compenso ha un gran fiuto per le truffe e
da un po’ di tempo va a letto con Rebecca, il suo capo. Gli basta per
non essere licenziato. Poi un’epidemia d’incendi investe la città e la
sua vita aziona la centrifuga. Di mezzo c’è Mosè, un’urbanista senza
scrupoli e Giobbe, un vecchio amico dall’accendino facile. Una scelta,
quella sbagliata, e dopo 10 anni la città è un cimitero di palazzi in
fiamme. Rimane solo una domanda: perché?
Capitalismo, ideologia, lotta e fuoco: questo è il Bronx degli anni ‘70 da cui L’Ombra
muove la sua storia. Una storia completamente decontestualizzata dalla
nostra Storia, ma proprio per questo libera di coniugare molte storie.
Cosa vuol dire fare storia, storicizzare? Ci servono Deleuze e Guattari:
La differenza fra macro-Storia e micro-Storia non concerne affatto la lunghezza delle durate prese in considerazione, il grande e il piccolo, ma sistemi di riferimento distinti a seconda che si consideri una linea [...] o un flusso mutante [...]. E il sistema rigido non arresta l’altro: il flusso continua a scorrere sotto la linea, perpetuamente mutante, mentre la linea totalizza.
venerdì 8 luglio 2011
Menzogne mascherate da verità: cosa vogliono i No Tav?
- Ma questi che vogliono? Questi valsusini illiberali, questi "black-anarcoglobal-bloc[k]", questi sbirri, quest'Altri?
- Dal mio punto di vista...
- Una cosa è certa: sono tutti incazzati neri.
- Si, insomma c'è anche chi ha marciato pacificam...
- Sono tutti incazzati neri.
-...vedi poi il corteo si è ricongiunto e...
- Sono tutti incazzati neri.
- Ma...
- Ma niente. Sono tutti incazz...
- ...ATO sono io! Vuoi ascoltarmi o no?
- No. Sono tutti incazzati neri. Sono tutti incazzati neri.sonotuttiincazzatineri.sonotuttincazzatinerisonit..
- ...
- Dal mio punto di vista...
- Una cosa è certa: sono tutti incazzati neri.
- Si, insomma c'è anche chi ha marciato pacificam...
- Sono tutti incazzati neri.
-...vedi poi il corteo si è ricongiunto e...
- Sono tutti incazzati neri.
- Ma...
- Ma niente. Sono tutti incazz...
- ...ATO sono io! Vuoi ascoltarmi o no?
- No. Sono tutti incazzati neri. Sono tutti incazzati neri.sonotuttiincazzatineri.sonotuttincazzatinerisonit..
- ...
Vi è mai capitata una cosa del genere? Intendo, parlare con qualcuno e accorgersi che qualsiasi cosa si dica per dimostrare una tesi, dall'altro lato non c'è ricezione, solo "autismo d'opinione". In quei casi la ragione non serve, siamo davanti ad un "rapimento emotivo" che blocca la razionalità del nostro interlocutore ormai in preda ad un illogico pregiudizio emozionale.
giovedì 4 novembre 2010
Dalla Tragedia alla Farsa
Dalla Tragedia alla Farsa
Ideologia della crisi e superamento del capitalismo
di Slavoj Zizek
Ponte Alle Grazie, 2009
Leggi qui la mia recensione critica "Nessuno prende più la democrazia o la giustizia sul serio, siamo tutti consapevoli della loro natura corrotta, ma vi prendiamo parte, mostriamo la nostra fede in esse, perché assumiamo il fatto che funzionano anche sen non ci crediamo. Per questo Berlusconi è il nostro grosso Kung Fu Panda. Forse la vecchia battuta dei fratelli Marx: “Quest’uomo sembra un idiota corrotto e agisce come un idiota corrotto, ma questo non deve ingannarti – egli è un idiota corrotto”, si scontra qui con i suoi limiti: mentre Berlusconi è ciò che appare essere, la sua apparenza rimane non di meno ingannevole".
Slavoj Žižek
Ecco dopo i vari tormentoni su Berlusconi che dopo Napoli, gettano ancor più spazzatura nella nostra italietta benpensante, ho deciso di pubblicare la mia recensione critica su un libro che consiglio di leggere a tutti.Zizek nell'accademia, come Berlusconi nella politica, è paragonato ad una sorta di clown e criticato per le sua vena sarcastica ed anti-accademica. Ma a differenza di B., Zizek è onesto e ammette di non voler essere più preso come il "burlone della situazione" e prendere le sue provocazioni per quello che sono: spunti alla riflessione. Per il nostro premier Bunga-bunga il discorso è contrario: egli basa la sua egemonia proprio sul fatto che le sue marachelle vengono puntualmente prese sul serio dalla critica di sinistra, innescando il putiferio mediatico dove "tutti dicono il contrario di tutto", mentre lui continua a spianare la strada verso la "post-democrazia".
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mercoledì 15 luglio 2009
Meglio un Ovetto Kinder oggi?
"L'Ovetto Kinder, uno dei più popolari prodotti di cioccolato in vendita in tutta l'Europa centrale, è un guscio di uovo vuoto fatto di cioccolato e avvolto in una vivace carta colorata; dopo che si è scartato l'uovo e si è rotto il guscio di cioccolato per aprirlo, ci si trova dentro un piccolo giocattolo di plastica (o delle piccole parti con le quali si può mettere insieme un gioco).
Un bambino che compra quest'uovo di cioccolato spesso lo scarta nervosamente e rompe solo il cioccolato, senza curarsi di mangiarlo, preoccupato solo del gioco che c'è dentro - un simile amante del cioccolato non è forse un caso perfetto del motto di Lacan "Ti amo, ma, inspiegabilmente, amo qualcosa in te più di te stesso e ,perciò, ti distruggo"? E, in effetti, questo gioco non è forse l'objet petit a [l'oggetto-causa-di] nella sua purezza, il piccolo oggetto che occupa il centro vuoto del nostro desiderio, il tesoro segreto, l'àgalma, al centro della cosa che desideriamo? Questo vuoto materiale ("reale") al centro, naturalmente, rappresenta la distanza strutturale ("formale") a causa della quale nessun prodotto è "davvero QUELLO", nessun prodotto è all'altezza dell'aspettativa che fa sorgere.
In altre parole, il piccolo gioco di plastica non è semplicemente differente dal cioccolato (il prodotto che abbiamo comprato); benchè materialmente differente, esso occupa la distanza nel cioccolato stesso, cioè è sullo stesso piano del cioccolato.[...] Nell'inghilterra elisabettiana, al sorgere della soggettività moderna, è emersa la grande differenza tra il cibo "sostanzioso" (la carne) mangiato nella grande sala del banchetto, e i dolci dessert mangiati in una piccola stanza separata mentre le tavole venivano ripulite ("svuotate") nella sala del banchetto - così la piccola stanza dove venivano consumati i dessert è stata chiamata "vuota".
[...] In questo vuoto separato era permesso togliersi la maschera ufficiale e lasciarsi andare al rilassato scambio di pettegolezzi, impressioni, opinioni e confessioni, in tutta la gamma, dal triviale al più intimo. L'opposizione tra la "cosa reale" sostanziale e la frivola apparenza ornamentale che avvolge solo il vuoto coincide così con l'opposizione tra sostanza e soggetto - non stupisce il fatto che, nello stesso periodo, "vuoto" funzionava anche come allusione al soggetto stesso, il Vuoto dietro l'apparenza ingannevole delle maschere sociali. Questa, forse, è la prima versione culinaria del famoso motto di Hegel secondo il quale si deve concepire l'Assoluto "non solo come Sostanza, ma ancghe come Soggetto:" si deve mangiare non solo pane e carne, ma anche buoni dessert..."
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