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lunedì 27 aprile 2020

Allarghiamo il cerchio: come danzare fra le strade della Fase 2

Mentre l’emergenza Covid-19 ha scoperchiato un vaso di pandora fatto di precarietà, disuguaglianza e vuoto politico, molte/i street dancer come noi hanno continuato a ballare in tha house, condividendo mosse, musica e knowledge sull’unico spazio d’incontro possibile: il web. Spostavamo il divano per ballare, e ci risaltavamo sopra per visualizzare, condividere, commentare e - perché no! - svolgere qualche lezione on-line per arrangiarci in qualche modo di fronte a questa inaspettata fase storica. Bene, direi. Ma non benissimo. 
Ce lo dice la nostra memoria muscolare. Durante il sonno ci agitiamo, convinti di rivivere quelle spericolate notti di festa, quando si ballava pressati l’un con l’altro e una voce gridava «Allargate il cerchio!». Un anatema per molti breaker, a proprio agio negli spazi angusti, ma anche il segnale per lanciare il giubbino a terra, disinnescare i pudori, sudare e danzare fino allo sfinimento. Destati dal sonnambulismo, ora che le misure restrittive sembrano allentarsi, "allarghiamo il cerchio" potrebbe essere lo slogan per immaginare nuove forme di ballo, festa e sfida, all’interno di una scena che deve necessariamente riaprire le porte allo spazio pubblico, ma anche abbattere le sue muraglie immaginarie verso il pubblico. Che effetti ha avuto la quarantena sulla nostra voglia di fare cerchio? Cosa ci spaventa? Ballare in sala o per strada?
La strada.
Ve la ricordate, sì?

In strada scoprimmo un nuovo modo di ballare, incontrarsi e crescere. Qualcuno c’è arrivato dopo, altri non sono più riusciti a farne a meno. Parchi, gallerie, sottovia e lastricati in marmo, in centro come in periferia, ora più che mai c’è bisogno di tornare a trasformare quei luoghi in meraviglioso campo di gioco artistico e politico. In questo siamo brave e bravi: ce l’ha insegnato la prima generazione hip-hop del Bronx, ma anche le migliaia di drag-performer, street & house dancer sparse nei luoghi di conflitto in tutto il mondo. In Iran (dove è vietato alle donne ballare in pubblico) o a Gaza (sotto alle bombe israeliane), dove fare cerchio è un atto di insubordinazione alle logiche sessiste e guerrafondaie che imporrebbero a certe persone un isolamento senza fine. Altro che “yo yo”! In quei luoghi, scegliere di ballare per strada ha innescato un movimento di rinascita collettiva, oltre che di espressione individuale.

Ballando Tehran, documentario che racconta il fenomeno delle "danze virali" scatenate in Iran dopo l'arresto di una ragazza accusata di aver «ballato su Instagram». #dancingisnotacrime
Ora, in condizioni diverse ma comuni, anche per noi è giunto il momento di allargare gli orizzonti e ripensare al senso profondo delle nostre danze. Perché se i social sono stati fin’ora il mezzo, quale sarà il fine? Se non troveremo uno scopo urgente e alternativo al puro sfoggio di stile, le nostre performance potrebbero trasformarsi in un languido canto del cigno. Ben altra cosa rispetto alla dura realtà, che ti grida «Smetti di cazzeggiare e trovati un lavoro!», ma che in questa sede, vi invito a mettere per un momento fra parentesi.
A 36 anni suonati, come b-boy, intravedo nel dramma di questa crisi l’opportunità per riscoprire insieme un nuovo senso sociale, culturale e politico del “danzare in strada”. “Sociale”, perché ci allena a rimanere uniti attraverso le diversità (risolverla nel cerchio, piuttosto che sulla tastiera, è sempre stato meglio!); “culturale”, perché è un linguaggio che si alimenta dal basso ed è orizzontale («Each one, teach one!»); “politico”, perché ci insegna a reagire a tempi e spazi imposti dall'alto (quelli del ghetto prima, quelli dell'emergenza ora). Basta una cassa stereo e un paio di sneaker: tutta la danza, non solo quella urbana, nasce così: come arte povera e di comunità. Non a caso, da due decenni si parla dei bei tempi andati della cultura di strada che mai e poi mai ritorneranno. «Bene!», rispondo ora ai nostalgici, «se non ora, quando?».
«Fare o non fare: non c'è provare!»
Mc Yoda from Star Wars crew ;-)
Sì, ma come? Le feste che erano il cuore della nostra comunità, saranno off limits per mesi, se non anni. Si potrà ballare da soli, ma non in gruppo. Il pavimento, caro ai breaker, forse rimarrà veicolo di contagio e il semplice sfiorarsi potrebbe essere considerato fuorilegge! «Fare o non fare», insegna il maestro Yoda, «non c’è provare!». Ci aspetta un futuro di regolamenti fluidi perciò occorrerà muoversi con buon senso e intelligenza sul crinale delle norme, interpretandole “creativamente” (chi vi scrive riconosce la necessità di adottare misure preventive secondo le disposizioni) per tutelare la salute di tutte e tutti, ma anche per scongiurare autoritarismi e abusi di potere. Il cerchio allargato (un circolo di persone ben distanziate che si alternano al suo interno) potrebbe essere la migliore strategia per tenersi in forma, riattivare spazi comuni e riallacciare legami. Per capire se funzionerà, bisognerà iniziare a farlo. E farlo insieme non da soli. In strada, non a casa. Perché è lì, fra gli snodi dello spazio aperto, che nascono e si nutrono le comunità. Non ballare per i social, socializza per ballare!

Riscoprire e praticare le radici sociali della danza di strada all'interno delle normative, sarà la sfida dei prossimi mesi, ma non saremo i soli. Nel mondo, esperimenti di solidarietà e cittadinanza attiva che, pur nelle norme, provano a disinnescare i meccanismi discriminanti e incoerenti delle misure emergenziali. Una serie di provvedimenti che, ricordiamolo, deve “servirci” non “asservirci”.

Srotolare il linoleum: non è la soluzione al tutto, ma un'alternativa al niente.
E come ogni “serie” che ci cattura, è normale chiedersi come andrà a finire. Purtroppo gli episodi sono ancora lunghi, e il finale, come spesso accade, lo si scrive anche in base al gradimento del pubblico. Certo, se rimarremo sul divano, la «Netflix della cultura» farà un balzo in avanti verso l’aumento delle disuguaglianze, se invece riusciremo a far danzare le strade, forse sarà l’occasione per spazzarle definitivamente via. E chissà, da una nuova scena potrebbero spalancarsi nuovi scenari.


martedì 9 luglio 2013

Far respirare l'Hip Hop: Breakdance, Cinema e Bene Comune


Si può vivere di solo Hip Hop? Internet è utile alla scena? Che c'azzecca la breakdance con Amici di Maria? Ma soprattutto: «Cosa resteraaà, di quegli anni ottantaaa?!» - Pardon. Questi e altri, i dilemmi parzialmente snocciolati nell'ultima domenica di giugno presso il Communia di San Lorenzo in compagnia di dj Ice One, mc Shark, Amir e il sottoscritto. Il pretesto è stato offerto da Giulia "Chimp" Giorgi, autrice e organizzatrice di 1 World Under a Groove, un documentario sul mondo della breakdance girato a Roma durante un progetto di scambio fra crew provenienti da Italia, Marocco, Francia, Polonia e Tunisia. La proiezione del breakumentary è stata l'occasione per mappare il percorso e i possibili sbocchi della scena italiana e internazionale. 

Il documentario è un tuffo nel microuniverso del breaking euro-mediterraneo. Bboy e bgirl ballano e si raccontano: c'è chi oltre a ballare studia o dirige una fanzine, chi gira il mondo per rappresentare il proprio paese, chi cerca un'indipendenza, chi ricorda la guerra e chi lotta ancora con la società o la propria stessa famiglia per affermare l'autenticità della propria passione. Storie a fiotti, sempre diverse e spaventosamente simili. Che sia stata una donna ad a prendere l'iniziativa di mostrarle, non è da sottovalutare. Quelle dei ragazzi di 1 World, come quelle di Ice One e Shark, sino al gioco di aneddoti sulla "nuova scuola" fra me e Amir, sono le bollicine di un brodo primordiale che rischia l'estinzione. Ma c'è davvero interesse nel raccontare e ascoltare queste storie? Della "scena romana" ci sono solo una manciata di rappresentanti, fra questi una bgirl, e per una volta il rapporto uomo/donna supera la soglia del 1/5 (secondo una mia personale statistica, normalmente nel breaking italiano è di 1/200 per i masculi, sic!).

giovedì 28 marzo 2013

Beppe Grillo secondo Lacan: il Clown come Superego populista

Dopo le ultime elezioni, il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica del paese. Il movimento fondato da Beppe Grillo non rivendica la leadership del comico genovese, il quale, de facto, ne rappresenta il deus ex machina: detiene i diritti di sfruttamento del logo/sito di riferimento ed è presidente dell'omonima associazione. Nel 2008, Salvoj Žižek definiva Berlusconi il “Kung Fu Panda” della politica italiana. Non l'uomo "who screwed an entire country" (come lo definì il Guardian), bensì il soggetto che ha fatto del self-screwing o self-mocking la chiave del proprio successo. Come il panda della Disney, zuzzurellone e incompatibile con la carica di “maestro di kung fu”, Berlusconi ha trionfato proprio in virtù della sua sfacciata autoironia nei confronti delle proprie debolezze. “Non facciamoci ingannare, però” - ammoniva Žižek - “dietro la maschera da pagliaccio c’è un potere spietatamente efficientebasato sulla paura del soggetto nocivo (immigrati, clandestini, giudici corrotti ecc.). Berlusconi è ed è stato un grande feticcio (a destra si cantava “meno male che silvio c'è” a sinistra si organizzavano i No B-day).
 
Oggi Beppe Grillo ha elevato il pagliaccio ad un livello superiore, impersonando un clown incazzoso che non ha bisogno di occupare una posizione simbolica specifica (la cosidetta “poltrona”), per esercitare il proprio potere superegogico. Ma cos'è il superego? Secondo Sigmund Freud, in L'Io e L'es, è l'istanza psichica che subentra dopo la morte simbolica del Padre (tramonto del complesso di Edipo) e attraverso cui interiorizziamo i codici di comportamento etico, l'insieme dei valori socialmente accettati che ci guida nelle scelte (“l'Ideale dell'io o Super-io”). Succesivamente Jacques Lacan suddividerà questo agente (agency) in due parti: definendo l'Ideale dell'Io come Nome-del-padre/Grande Altro (in inglese: Big Other), un concetto molto simile all'orwelliano Grande Fratello (Big Brother): lo sguardo onnivedente dell'ordine socio-simbolico, l'Alterità verso cui il soggetto fonda il suo desiderio, sempre disatteso perchè basato su una mancanza. Il Nome-del-padre di Lacan ha però il suo lato osceno, e si esprime con quello egli nel Discorso ai Cattolici chiama “Il padre Reale” (e Žižek rielabora in Padre del godimento). Il superego allo stato puro è “questo stesso agire nel suo aspetto vendicativo, sadico e punitivo […] l'agente crudele e insaziabile che mi bombarda di richieste impossibili […] e per cui più provo a reprimere i miei sforzi peccaminosi, più sono colpevole ai suoi occhi”(Žižek, Leggere Lacan, p.98). Per Lacan il superego è strettamente legato all'inconscio, poiché diventa “l'identificazione che sommergiamo di rimproveri in noi stessi” (Discorso ai cattolici, p.76). Secondo questa teoria, dietro ad un processo guidato da un apparato di potere, c'è sempre un buco nero di godimento insaziabile. Nel film/saggio The Pervert's Guide To Cinema, Žižek cita come esempio un cartone Disney del 1935 intitolato Pluto's Judgment day.

martedì 5 marzo 2013

Memoria indecorosa: quando il decoro urbano cancellò Scialabba

Vandali o vandaQui? È il dilemma paronimico che mi sono posto all'indomani della scoperta di un sito di feticisti del decoro urbano capitolino. A suggerirmi la dritta è stato Gojo, uno dei primi b-boy che ho consciuto quando mi affacciai sulla scena hip hop romana. Iperegogico e senza peli sulla lingua, sintetizzai la sua attitude in questo breve cameo del mio corto. Il writing come il breaking è una disciplina nomade e situata. Breaker e writer convivono con lo stesso fantasma: la loro arte è destinata a sparire nell'immediato futuro e ogni tentativo di fissarla su un supporto (foto/video) ne stantura completamente l'efficacia. Per questo motivo siamo spronati a reinventarci continuamente: con nuovi passi, altri lettering. Ma cosa accade quando questa strategia espressiva si incontra con la memoria collettiva da un lato, e le sovrastrutture sociali dall'altra?

Il caso: il X municipio di Cinecittà, autorizza la realizzazione di un pezzo in memoria di Roberto Scialabba, un militante di Lotta Continua ucciso dai NAR nel 1978, sul muro perimetrale di un istituto compresivo in via Giovanni Bosco. Il giorno dopo, su richiesta di un genitore della scuola, l'ufficio per il decoro urbano, provvede alla completa cancellazione del pezzo. A dare scandalo è stata sia la presenza di simboli politici (pugno chiuso/falce&martello), sia che il suddetto muro fosse stato recentemento ripulito da "800 metri di graffiti", come riporta il Tempo. D'altro canto, come rileva puntalmente il collettivo Militant, la presenza di personale comunale legato all'estremismo di destra, fra cui Mirko Giannotta (dirigente del decoro urbano) e Francesco Bianco (autista della banda che uccise lo stesso Scialabba!), smentisce ogni criterio di "imparzialità" in operazioni come queste.

Prima di muoverci sul difficile piano della memoria politica di questo paese, è bene chiedersi:
cos'è il decoro urbano?

martedì 9 ottobre 2012

Nexus in "Break To The Future" 2012



Pensare o depensare il futuro. Dove s'è cacciata la notte? Dovevo essere proprio cotto, quando ho rivoltato quella pila di vinili. Più e più volte. Una coppia di lattine di birra giace accanto ai lacci grigi di una scarpaccia. Oh God, I must be dreaming. Se sono sveglio non dormo, ma se non dormo perchè sento il mondo così insipido? Vorrei scriverti. "Dear baby how are you?" - ma un cielo petrolio rabbuia la carta. E poi quale carta? Vorrei digitare il tuo nome - Think it may ray. Pioverà? Sento la stazza del passato, di quei fogli imbevuti di ricordi. Li spazzolo via, sputo, mi faccio la barba, risciacquo. Long ago the clock washed midnight away.

mercoledì 3 ottobre 2012

Red Bull Flying Bach: la breakdance in teatro, ma anche no!

Fondere musica colta e cultura giovanile: Bach e Vivaldi vs Vartan e Benny, clavicembalo contro headspin, prima e dopo, alto e basso, break musica classico danza urbano yo Red Bull - boom!

La storia che i Flying Steps, storico gruppo di breakdance tedesco, stia portando in giro per il vecchio continente uno spettacolo ispirato dalle note del clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach, sta facendo il giro dell'etere. Videoclip, foto, articoli e backstage: la Red Bull ha creato un vero e proprio immaginario, rendendo il pacchetto Flying Bach un vero e proprio prodotto crossmediale. Bene, ok, figo: ho visto persino lo spot in su Rai3!


In molti mi hanno chiesto che ne penso. È dalla notte dei tempi che appena un mio amico/parente vede qualcuno che gira sulla "capoccia" in tivù - driin! - contatta il sottoscritto. I risultati sono sempre deludenti. In Italia poi abbiamo questo singolare mood socio-antropologico che colpisce la generazione degli anni '80, per cui oggi, ogni quarantenne, blatera di "breakkedens" appena ne sente l'odore. "Una volta anche io facevo..." o "Negli anni ottanta pur'io.." - sono gli incipit per antonomasia. Il breaking si è evoluto così tanto negli ultimi 30 anni, che asserire di aver fatto breakdance per qualche mese negli anni '80 è come dilettarsi nei trasferelli e chiamare "collega" un tatuatore di Miami.

martedì 11 settembre 2012

Il Web Gnostico: teoria del complotto e ideologia della rete (2/3)


NB: questa è la seconda parte di un post "a puntate". Se ti fossi perso la prima clicca qui.

§

Per teoria del complotto si intende una teoria che offre un’interpretazione alternativa alla versione ufficiale, di determinati eventi ad opera di una cospirazione o complotto. In ambito storico e sociologico, questo termine è usato per indicare quelle “cospirazioni” che non hanno avuto una plausibilità scientifica. Non solo molte teorie del complotto non si basano su prove o fatti empiricamente dimostrabili ma non seguono nemmeno le norme internazionali del metodo scientifico, il quale prevede la contestualizzazione storico-critica dei dati, il confronto con altri autori e l’elaborazione di una teoria che sia (“salvo prova contraria”) la più plausibile per analizzare un determinato fenomeno. In aggiunta, un altro tratto caratteristico delle teorie complottiste è quello che in psicanalisi è definito “eccessivo investimento libidico” da parte del soggetto (cfr. Lacan e Zizek). Esempio: io sono geloso del mio partner. Non importa se effettivamente egli mi tradisca o meno. Il fatto che io provi gelosia va aldilà dell'eventuale prova di tradimento. Paradossalmente, anche se effettivamente il mio partner mi tradisse, i motivi della mia gelosia sarebbero lo stesso di natura patologica. Insomma, non è in virtù di una teoria ragionata, che scaturisce la passione per la lotta, ma al contrario, è grazie a un’eccesso di libido che sono indotto ad elaborare una teoria per razionalizzare le mie azioni.
Di conseguenza, non solo tendo ad abbracciare quelle teorie che più si confanno alla mia inclinazione psicologica, ma tendo a prendere per buoni ed assumere su me stesso alcuni metodi di interpretazione che utilizzo – come si è detto nella prima parte del post – per il mio lavoro di ricerca personale della verità. Questi metodi, che hanno lo stupefacente vantaggio di farci capire “immediatamente” come va il mondo, sono ben circoscrivibili prendendo alcune nozioni di base di semiologia, epistemologia ed ermeneutica. Tenterò ancora una volta di sintetizzarne alcune, con l’invito ad approfondire qualitativamente a fronte della bibliografia in appendice.

martedì 29 maggio 2012

Disalienare "Maggio": Bombe, Terremoti, Grillismi and many many battles!


Il 15 Maggio del 2011 partiva il primo flusso di acampadas spagnole che si diffonderà a macchia di leopardo per tutto l'occidente, mentre in il vento della così detta Primavera Araba aveva spazzato via tre dittatori: Ben Ali in Tunisia, Mubarak in Egitto e Gheddafi in Libia che capitolerà definitivamente l'11 ottobre. Un anno dopo, le acampadas sono diminuite ma #occupy non è più solo un verbo inglese, ma un paradigma di lotta. Qui a Roma continua l'occupazione del Teatro Valle e Cinema Palazzo mentre al Macao di Milano si sgombera nei giorni in cui la destra francese incassa una sonora sconfitta. In compenso Casapound ripropone lo street art meeting fascista, che viene ri-boicottato dalla scena con un doppio evento e da qualche giorno la delibera Gasperini sulla regolamentazione dell'arte di strada a Roma è realtà - e con la rima - si ricorrerà al Tàr!

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All'allenamento incontro un bboy Omed di Mesagne che mi racconta lo stato d'animo del suo paese a 2 giorni dalla bomba alla scuola Morvillo-Falcone:"La città è condannata. Ora pensano che siamo tutti mafiosi". Tra il 20 e il 21 Maggio dalla pista eversiva, si passa a quella para-statale, forse islamica, poi al sbatti-il-mostro-in-prima-pagina. Nel frattempo la Terra trema in Emilia: 7 morti. Poi altre scosse sino ad oggi dove altri 2 operai rimangono vittime del proprio Lavoro. Nel giorno del 38 anniversario della Strage di piazza Della Loggi a Brescia, la Strage-di-Brindisi perde la prima pagina dei quotidiani.

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A Maggio escono le date dei vari campus estivi di danza e dintorni. Colpo di coda per gli ultimi eventi della stagione che mettono in palio viaggi all'estero, finali mondiali, prestigio internazionale. Al chiuso s'inizia a respirare un'atmosfera sub-sahariana: vetri appannati, pavimento viscido. Altre scosse al Nord, ma gli eventi non si annullano. Il 3 Giugno arriverà Afrika Bambaataa in quel di Montecassiano, provincia di Macerata. Il giorno prima il Maya battle a Brescia. Parte il gioco delle libere associazioni. Sì perchè dopo la vittoria dei Grillini alle amministrative, lo spirito gnostico è definitivamente tornato in auge nel nostro paese ed ogni segno corrisponde un altro segno e un altro ancora. Il mio articolo su Adagio e Grillorama scatena un bel dibattito su ideologia, uso dei media e capitalismo etico. Nel frattempo mi selezionano per Comma 2012, ed entro un mese devo preparare una performance di breakdance e videomapping. Il materiale non manca. "Disalienare il segno smascherandolo" - diceva  R.B. -  "mi sembra il vero compito politico di ogni arte nuova". Staremo a vedere.

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A Terni si festeggia il Cantamaggio.


venerdì 25 maggio 2012

Dans La Rue: Hip Hop e Antifascismo


Domani a Roma 2 eventi dedicati alla Street Art e all'antifascismo. Dans La Rue all'incrocio Togliatti/Prenestina e Street Art Meeting presso il centro Uscita 23. L'anno scorso in questo post avevo svelato i fini populisti nascosti dietro all'improvvisa graffito-mania di Casapound. Quest'anno gli "artisti per Casapound" ci riprovano, e noi raddoppiamo la risposta.

venerdì 20 aprile 2012

Diaz di Daniele Vicari: "Un meccanismo c'è ma l'hanno messo bene nascosto"

Pastoso, accecante e viscido: il film di Vicari sulla mattanza alla scuola Diaz è questa melassa di immagine-emozione che ti impiastriccia il cervello, rovinandoti il sogno. Al botteghino due ragazzi comprano pop-corn-e-coca-cola: come mangiare durante una cagata di gruppo.
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Diaz è questo: un grande affresco di merda e sangue, poetizzata attraverso il linguaggio filmico, e per questo ancor più fetido e pungente. Vicari lo sa. Nasconde le fonti (riportate nei titoli di coda) e preme sulla forma. Ma come dice il Colle: "Un meccanismo c'è, è l'hanno messo bene nascosto".
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Barcellona, 11 anni dopo Genova. Vaghiamo in cerca del notturno per l'aeroporto e c'imbattiamo in una discussione su manifestazioni,violenza-non-violenza, G8, polizia e blackbloc. "Se bruciano le macchine è giusto che vengano picchiati" e "Non dico i pacifici, ma quelli che fanno casino". Dopo 11 anni "il meccanismo" è ahimè ancora ben nascosto. Nell'opinione comune Genova è stato un fatto brutto ma in fondo in fondo qualcuno se lo meritava, perchè qualcuno se l'era cercata. Spiego all'amico che la legge, non è mai Legge, ma semplicemente Una legge e che siamo esseri-di-diritto in un mondo di "casi" che decretano l'autorevolezza o meno del nostro agire.

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Vicari tenta di svelare il meccanismo, concentrandosi sul pathos e sui profili psicologici dei capi, non tanto dei celerini. Loro, sbirraglia fascistizzata, sono un ammasso di caschi blu e manganelli: acusmatici, nascosti. Svelare il meccanismo: la ricerca del casus belli, la trasfigurazione mediatica, le infiltrazioni, la violenza psicologica e verbale dello Stato/Polizia. Cose note a chi c'era e chi c'è, ma ancora non entrate nel senso comune. Che un calciatore finga di cadere a terra per accentuare un fallo, quello si, lo sappiamo e lo accettiamo. Diaz riesce a giudicare il potere, non le persone.


Un film hardcore, in un tempo in cui movimenti e cultura Hip Hop dovrebbero tornare alleati.



giovedì 5 aprile 2012

Adagio: Beppe Grillo e l'Ideologia di Grillorama



"I giornali vivono di finanziamenti pubblici. Falli smettere". Era lo slogan del banner di Kindle sull'homepage di Beppe Grillo.it. Ulp! - esclamai - twittando la citazione a @partitopirata, che ritwittò a sua volta. Era il 27 Marzo 2012 e su Repubblica.it si parlava di "spaccatura sul web e resa dei conti" fra i grillini. Presi un pezzo di legno, vi feci uno smile e infilai 2 chiodi: "c'è molta crisi, molto egoismo per Beppe" - sogghignai.

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Si chiama Capitalismo Etico e si basa sull'aumentare il potere d'acquisto di una merce inserendo un surplus di godimento-etico. Tutti sappiamo che la pubblicità non vende solo una merce ma un surplus: uno status-symbol, un'idea, un'emozione che genera godimento. Con il crollo delle ideologie, si è affermata una nuova ideologia della non-ideologia e con essa un nuovo tipo di surplus. Esso si basa sul principio che si possa essere altruisti acquistando bèni privati. Commercio Equo&Solidale, prodotti bio, collette alimentari e devoluzioni "a sostegno di". Iniziative certo lodevoli che nascondono un particolare: utilizzano come rimedio (il capitalismo) lo stesso sistema che ha causato il problemi (sempre il capitalismo). Il nostro è un godimento al negativo e proprio per questo più efficace del godimento "normale": godiamo della privazione del nostro denaro a fin di bene. Capitalismo Etico.

giovedì 29 marzo 2012

Bboy Nexus - Breakdance Workshop Video



Ecco il primo video dei miei workshop di Breaking. Non la solita svendita di passi (shop), ma un vero e proprio lavoro sull'approccio (work). Big Up a Pumba per l'editing e la messa-on-line!
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Se fossi in cucina direi: lavoriamo sulla cottura. Se fossi a scuola: lavoriamo sulla sintassi. "Foundation" non è solo una manciata di passi (o ingredienti o parole), ma uno stile fatto di atteggiamento, forma, metodologia. Conoscere i principi del cork-n-screw (avvita e svita), le tecniche per affrontare il cypher (cerchio) e sfruttare l'energia potenziale per creare le nostre entrate è found-amentale.
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E poi la musica. Allenare l'orecchio non solo i muscoli. In cuicina direi: saper scegliere gli ingredienti. A scuola: selezionare in base ai fonémi. Attraverso i nostri passi possiamo far scoprire a chi ci guarda, suoni e melodie, che apparentemente sono nascoste nella canzone (un giro di basso, un'armonia, un controtempo).
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Per approfondire: Il Freestyle nel Breaking v.2.0

martedì 13 marzo 2012

Web Writing: guida per scrivere su internet

Qualè la differenza fra uomo e animale? Il linguaggio. Certo anche gli animali comunicano (il cane scodinzola, le api danzano) ma si tratta di un processo stimolo-risposta, dove un azione A provoca un effetto B, indipendentemente dalla mia interpretazione. Il linguaggio invece è un sistema di segni che richiede il confronto arbitrario con un codice. Se io dico "rosa", tu puoi interpretare un "fiore" o "participio passato del verbo rodere" o semplicemente "non capire perchè lo dico". L'interpretazione del linguaggio è un processo sempre aperto che cinvolge direttamente il nostro io. Cos'è la coscienza se non la verbalizzazione dell'attività psicogalvanica del nostro cervello? Siamo dunque condannati al misunderstanding? Decisamente si. Basti pensare che la maggior parte dei conflitti nasce per errori comunicativi. Eppure, se le intrepretazioni sono infinite non vuol dire che tutte siano giuste. Parafrasando Umberto Eco, se c'è del sughero in una bottiglia di vino, potrò dire che "sa di tappo" ma non che "sa di ferro".

lunedì 27 febbraio 2012

L'Ombra 1.0 - feedback e domande













Si chiude il primo allestimento de L'Ombra, la situazione multimediale di Teatro Breakdance e Videoarte messa in scena per la prima volta al Teatro LoSpazio di Roma.
Grazie a tutti voi per la calorosa presenza a questo ombroso weekend.
Per noi è stato molto importante.

***

Chiuso l'allestimento si aprono i vostri feedback e domande. Come?

1) Commentando questo post;
2) Su Twitter @nexusmoves (hashtag: #Ombra);
3) Su identi.ca @Giuseppe Nexus (hashtag: #Ombra);
4) A voce, per strada o telefono per chi ci conosce personalmente.

***

Storia, flussi, breakdance, anni70,
hiphop, bronx, videoart, mezcal, strugglesinitaly,
#15O, bruckner, funk,writing, ideologia
...Santa Muerte ;)

PS: occhio agli spoil! Si può parlare di certe situazioni anche senza rivelarne i colpi di scena ;-)

mercoledì 8 febbraio 2012

L'Underground


06/02/2012, Stazione Termini, binario 25-26 - "Il treno per Ancona è stato cancellato", ma porca! Occhio si scivola! Che freddo eh, "a causa del persistere delle condizioni meteo..." Si, ma il treno per Perugia? Neve e disordine. Neve che riflette un sole diafano. Sotto terra: L'Ombra.

Termini Underground non è a due passi dalla stazione: è la stazione. Termini Underground non è un eufemismo: è sotto ai binari. Perchè Termini è sempre stata "underground": ma da quest'anno è ufficialmente cosa buona. L'Ass. ALI Onlus - in collaborazione con Grandi Stazioni - ha trasformato i locali dell'ex-dopolavoro ferroviario in un centro culturale. Multietnico, giovanile, creativo: Termini Underground è ormai un punto di riferimento per la scena di breakdance romana e non solo. Angela Cocozza , presidente di ALI, ha scelto di educare attraverso l'Hip Hop. Con lo spettacolo Aeneas (di nuovo in scena il prossimo 16 Febbraio all'Elsa Morante di Roma), i giovani sono diventati protagonisti di un'epopea urbana da cui è stato tratto un film documentario ("Termini Underground", presentato al Festival di Roma 2010).

lunedì 23 gennaio 2012

Il Flow

 E’ l’opposto del perito assicurativo modello: figlio della strada, artista clandestino, alcolizzato. In compenso ha un gran fiuto per le truffe e da un po’ di tempo va a letto con Rebecca, il suo capo. Gli basta per non essere licenziato. Poi un’epidemia d’incendi investe la città e la sua vita aziona la centrifuga. Di mezzo c’è Mosè, un’urbanista senza scrupoli e Giobbe, un vecchio amico dall’accendino facile. Una scelta, quella sbagliata, e dopo 10 anni la città è un cimitero di palazzi in fiamme. Rimane solo una domanda: perché?

Capitalismo, ideologia, lotta e fuoco: questo è il Bronx degli anni ‘70 da cui L’Ombra muove la sua storia. Una storia completamente decontestualizzata dalla nostra Storia, ma proprio per questo libera di coniugare molte storie. Cosa vuol dire fare storia, storicizzare? Ci servono Deleuze e Guattari:

La differenza fra macro-Storia e micro-Storia non concerne affatto la lunghezza delle durate prese in considerazione, il grande e il piccolo, ma sistemi di riferimento distinti a seconda che si consideri una linea [...] o un flusso mutante [...]. E il sistema rigido non arresta l’altro: il flusso continua a scorrere sotto la linea, perpetuamente mutante, mentre la linea totalizza.

sabato 7 gennaio 2012

69 di Cinzia Bomoll

Apro il 2012 con la recensione del romanzo di un'amica che mi è piaciuto molto. E' una storia di strada, ambientata nel passato ma utilissima per decriptare il vuoto di oggi. Un aperitivo tematico prima de L'Ombra, in cui il biennio 69-72 sarà uno dei focus principali del progetto. 69: leggetelo.



69
di Cinzia Bomoll
Romanzo - Fazi Editore
2011


Al suo sessantanovesimo compleanno, un amico di famiglia esclamò: "Che culo, un anno intero sul 69!". Il 69. Quando sulla metro sfilavo di tasca il romanzo di Cinzia, notavo l'espressione enigmatica dei passeggeri:"Si signora" - avrei voluto dire - "qui si parla anche di quel 69". O meglio, si arriva a scoprire il 69 - quello dell'autunno caldo - attraverso l'omonima figura sessuale. Storia e sesso, passione e ragione, dualismi che tendono a combaciare come lo Yin e lo Yang. E invece no. Questo è un 69 che lascia un vuoto.

mercoledì 14 dicembre 2011

Bboy Diario - Dicembre 2011


Vorrei spiegare a tutti, in un attimo:

- che schierarsi non equivale ad assoggettarsi, ma che al contrario, la neutralità è l'ideologia dominante dei nostri tempi;

- che ogni culto non solo è fallace, ma ontologicamente illusorio poichè un Uno è sempre frutto del molteplice (come un Autore è sempre frutto di una collettività);

- che "la teoria senza la pratica è inutile, ma la pratica senza la teoria è pericolosa" (Lao Tze);

- che bisogna studiare il pensiero come si studia l'algebra (e viceversa), non per incamerare nozioni, ma per fabbricare strumenti atti a crearne di nuove.

- che nessun problema si risolve ma si elabora, perchè ogni soluzione è problematica e provvisoria.

- che la vita è un non-senso: ha senso perchè non ha senso.

Vorrei spiegare a tutti in un attimo: 
ma è impossibile e pure scorretto.

venerdì 11 novembre 2011

"Muovetevi pur stando fermi" - #occupiamoiltesoro


#11.11.11 è anche S.Martino aka ce se 'mbriaca. Lo dice anche Annarella, ora che Berlsconi "se n'è annato". Bevicchiano anche i Draghi Ribelli che accerchiati dalla polizia dicono "non ce ne annamo". Lo penso io, di fronte alla 66 da 99cent in offerta:"visto che ce stamo". Ma soprattutto oggi è uscito Post Scripta il nuovo album di Kaos One.

11.11.11. festanti circondati
dalla polizia in Via Flavia per aver
iniziato un corteo non autorizzato
Arrivo nei pressi del ministero verso le cinque. E' notte ma il sentiero è illuminato da luci bluastre. E' già Natale - penso - no, è la polizia. L'isolato è blindato come la batmobile ma dentro l'abitacolo ci sono i draghi. Tento di avvicinarmi ma ci fanno indietreggiare. I globuli blu scalpitano, c'è tensione. "Ma non dovevano occupare il ministero?" - chiedo - "si, ma poi hanno fatto un corteo e sono finiti qua dentro" - mi risponde una giovane fotografa scampata alla tonnara. Cul de sac! Rievochiamo insieme l'apocalisse di S.Giovanni. "Mo sò botte" - bisbiglia un'altro fotografo.

domenica 16 ottobre 2011

L'Apocalisse di San Giovanni: un racconto del 15 Ottobre





Ieri sera verso le 19.00 ho pubblicato su Fb e Giap! questo mio resoconto "a caldo" dalla giornata di ieri. Muisca, colori, cortei, fiamme, lacrimogeni, apocalisse.



Sono appena tornato a casa da quell’inferno che è stato S.Giovanni.

NB: non sono un blechbloc, ero solo e ho semplicemente seguito il corteo.

La mascotte del carro Valleoccupato
Parto stamane alle 12.00 da San Lorenzo dove il corteo del Valleoccupato+Draghi Ribelli salpa colorato alla volta della Sapienza e poi Termini. Dalle casse del carro, musica Hip Hop e tanta allegria: siamo un fiume in piena. Termini e poi via Cavour sono un grande carnevale in festa, poi la telefonata: “stanno incendiando della auto”.

Mi stacco dal carro e avanzo per verificare. Provo a prendere una scorciatoia ma da via Cavour in poi, ogni traversa è bloccata da camionette della polizia che vietano il passaggio. Sono le 15 circa e vedo le prime auto carbonizzate alla fine della strada. A fargli compagnia bancomat sfasciati, vetrine frantumate e una serranda bruciata. In tutto conterò 5-6 auto carbonizzate e un paio di bancomat over.

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