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giovedì 24 aprile 2014

Attack on Titan: resistere è un'esplorazione

Appiccicarsi coi Giganti non è cosa da nulla. Sono terrificanti, essi. Infatti i "titani" partoriti dalla matita di Hajime Isayama e trasposti in video dal Wit Studio, ci mangiano. Appaiono all'improvviso: occhi d'una innocenza ebete, nudità evirate del proprio sesso: corrono, ti afferrano e gnam! - sai già dal primo episodio come andrà a finire. I tuoi compagni verranno divorati, uno dopo l'altro, senza ragione (tranne quella della pulsione a divorare, smembrare e godere del dolore altrui). Nel medioevo steampunk di Attack on Titan, l'umanità si è cinta all'interno di 3 muraglie concentriche (Maria, Rosa e Sina), ma dopo un secolo di protezione coatta, un enorme gigante apparso dal nulla penetra all'interno di Maria, ed è il caos. La popolazione è decimata, le milizie umane massacrate e occorre addestrarne al più presto di nuove, a partire dai ragazzini sopravvissuti, o sarà la fine.


Fra di loro c'è il rivoltoso Eren e la gelida Mikasa, due giovani uniti da un'infanzia a dir poco sanguinaria. Il loro addestramento li porta a far parte del corpo degli esploratori, il ramo militare che rischia le chiappe all'esterno delle mura cercando di raccogliere informazioni sulla natura dei titani. I due diventano maestri del Rittai Kidō Sōchi, un marchingegno alimentato a gas che permette di volteggiare agilmente sfruttando un sistema di corde e rampini. Solo indossando questo "dispositivo per le manovre in 3D", gli esploratori possono sperare di colpire l'unico punto debole dei giganti: un lembo di carne posizionato poco al di sotto della nuca, la cui evirazione decreta l'immediata polverizzazione del mostro.

giovedì 9 dicembre 2010

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni - Fenomenologia del cinismo di Woody Allen

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni
Usa/Spagna - 2010
Regia: Woody Allen
Con: Josh Brolin, Naomi Watts, Anthony Hopkins, Antonio Banderas, Freida Pinto, Gemma Jones








Cosa succede quando superi la soglia della terza età, il tuo matrimonio si sfascia e non hai più nemmeno le forze per godere dell'abbraccio cinico-edonista delle bella vita? Cosa fare anche quando di anni ne hai 40 (poco più o poco meno) e la tua vita scorre scorre scorre nel binario tetro della mediocrità, senza la famosa svolta che pensavi, che ti meritavi? "La vita è un racconto di un idiota, pieno di rumore e furia, privo di significato" - così fà dire Woody al suo narratore, parafrasando il Macbeth di Shakespeare. Ma quando tutto sembra perduto, quando ogni analisi ontologica sul senso della vita sembra scartata, ecco il guizzo (questo si, tipicamente alleniano) di tornare alla pura ciarlataneria: la chiromanzia.

venerdì 15 ottobre 2010

La Fuga (Dark Passage)


La Fuga (Dark Passage)
Usa - 1947
Regia: Delmer Daves
Con: Humphrey Bogart, Lauren Bacall









Lo sò, stavolta ci sono andato pesante: un film in bianco e nero del '47! Ok, non ci sarà il montaggio "black and deker" di Requiem for a Dream, nè lo splatter carnevalesco di Crimen Perfecto eppure lo stile di questo film vi colpirà come se vi foste svegliati con un pugno in faccia. L'ho visto per la prima volta l'altro ieri sul mio fedele iPod durante un solitario buio ritorno da Frosisone, goliardica cittadina in cui insegno (a proposito se siete di quelle parti e amate la breakdance, fate un fischio!). La storia è semplice:un tizio di nome Vincent Perry imprigionato per uxoricidio evade di prigione e si trasforma...in Humprey Bogart! Per ottenere questo strabiliante risultato il nostro protagonista si servirà di un bizzarro chirurgo plastico che per un paio di testoni lo trasformerà in un'altra persona. Ovviamente di mezzo ci sono (e sempre ci saranno) donne da amare e femme fatale di cui sbarazzarsi. Negli ultimi 10 minuti, tra Ponte Mammolo e il pianerottolo di casa, la tensione sale a mille e le mie cotolette surgelate dell'IN's hanno dovuto aspettare...

Ops! Mentre scrivo mi sono accorto che la versione in inglese è tutta su YouTube quindi date un'occhiata alla scena del sogno durante la "plastica facciale"...

venerdì 8 ottobre 2010

Crimen Perfecto

Crimen Perfecto
Spagna - 2004
Regia: Alex de la Iglesia
Guarda qui il trailer









Dal "Requeim" di Aronofsky passiamo a quello di Raphael, che quattro anni dopo, è il protagonista di questo film spagnolo diretto da Alex De La Iglesia. Ho conosciuto (mea culpa!) questo autore lo scorso settembre alla mostra del cinema di Venezia, dove con il suo Balada Triste de Trompeta, si è aggiudicato il Leone D'Argento. Qui, la morte, la disfatta, lo sfacelo dell'umanità contemporanea torna alle tinte arcobaleno di Pulp Fiction. Il risultato è però un thriller grottesco dove il tono ideologico-politico si coagula alle immagini come in un dipinto di Jasper Johns. Come in Aronofsky, il delirio paranoico del protagonista, un don giovanni dello shopping mall, annienterà i confini fra realtà e finzione rendendo plausibile il finale carnevalesco (ma non Felliniano!) del film. Un'immagine da ricordare: il disegno del "pagliaso triste"...torneremo a parlarne.
 

lunedì 4 ottobre 2010

Requiem for a dream

Requiem for a dream
Usa - 2000
Regia: Darren Aronofsky
Guarda qui il trailer







C'eravamo lasciati con una siringa di adrenalina piantata nel petto di Mia Wallace in Pulp Fiction. Ora è il momento del "requiem". Con una colonna sonora vagamente familiare ai b-boy, questo film di Darren Aronofsky è un altro riverbero dello "spirito del tempo" degli anni '90. A differenza del capolavoro di Tarantino, Requiem for a dream è un incubo allucinatorio che farà letteralmente a fette il vostro sguardo. Ancora eroina, ancora dosi massicce di cultura pop, ancora storie di strada. Ma questa volta non ci sarà Mr. Wolf a risolvere i problemi, e in uno dei montagè più viscerali e frenetici della storia del cinema, assisteremo all'evaporazione di una vita viziata dalla dipendenza. "Siamo esserei di linguaggio" - diceva il saggio Lacan. Aronofsky ci mostrà l'incubo esistenziale di chi, parafrasando Kurtz, ha visto "l'orrore" aldilà della parola. A venerdì prossimo!

venerdì 24 settembre 2010

Pulp Fiction

Pulp Fiction
Usa - 1994
Regia: Quentin Tarantino
Con: John Travolta, Samuel L. Jackson, Tim Roth,
Bruce Willis, Uma Thurman
Leggi qui la trama







Sembra che chiunque intorno a me non conosca Pulp Fiction, o che ne abbia al massimo un misero sfocato ricordo. Com'è possibile tuttociò?! Davvero la generazione "dal 90 in poi" non va in giro con un santino di Tarantino in una tasca e una pagina di "Ezechiele 25,17" nell'altra?! Ho deciso di porre rimedio a questo deficit culturale inaugurando una nuova sezione del blog chiamata "Da vedere". Ogni settimana un film da vedere (con relativo commento) per comprendere meglio in che razza di mondo viviamo.

Secondo me questo film ha lo stesso valore del manuale di semiologia di Roland Barthes: senza Pulp Fiction non possiamo sincronizzarci con i codici della realtà contemporanea. Perchè, direte voi? Perchè decifrando il modo in cui Tarantino mette in scena le sue situazioni (far esplodere la testa di tizio in un auto in corsa, rianimare la moglie del boss entrata in overdose, ritrovarsi prigionieri di stupratori sadici al fianco del proprio peggior nemico ecc.) noi decifriamo un pò di noi stessi, del perchè quando nostra nonna vede rotolare una testa mozzata e gira lo sguardo, noi ci alziamo dalla sedia e diciamo "cazzo figo! ancora!".

Freniamo un attimo. Tarantino in realtà non ha inventato nulla (e questo lo dicono in molti) ma i suoi modelli sono tutt'altro che "splatter". Si parla spesso del suo rapporto feticistico con i film di serie B, quelli della Blaxploitation e del polizziottesco anni '70, ma pochissimo (forse perchè meno "squisitamente terra terra") di quello con i Serial Queen degli anni '10 e del Family Melodrama degli anni '50. Come? Non avete mai guardato un film hollywoodiano del 1912 con protagonista un'eroina femminile che tenta di emanciparsi dalla cultura patriarcale a cui è sottomessa? Non avete mai riso a un film di Frank Capra e pianto in qualche finale di riunione familiare?...Bah, nemmeno io eppure Tarantino è anche li, a rubare senza farsi vedere, a raccontare la storia del cinema facendo cinema (cari cinefili, non accade lo stesso in Histoire du Cinema di Godard?).

Non possiamo considerare Tarantrno un regista, ma un fenomeno contemporaneo.
Quentin: il ragazzo che lavorava in un videonoleggio e che deve il successo del suo primo film (Le Iene) proprio grazie alla distribuzione in home video. Fiumi di nastri VHS sono passati da quel 1994 in cui Pulp Fiction vinse il festival di Cannes e lanciò Uma Thurman risuscitando John Travolta.

Il noleggio, lo scambio, la masterizzazione, il download, la "nerdizzazione" totale, il Culto. E cosa c'è al centro di ogni grande culto? Il nulla. Ma come - direte voi - Tarantino è il regista delle citazioni, l'uomo dai mille segreti, il cineasta dai mille collegamenti nascosti! Esatto ma il cuore politico (e marxista) di Tarantino non si trova nel significato delle sue citazioni, ma nella loro messa in scena. Come dice Zizek, è ora di guardare a registi come Tarantino con un approccio "materialista". Invece di cercare, da bravi intellettuali di sinistra, il segreto dietro alla forma (cioè dietro alle citazioni tarantinane), guariamo negli occhi la forma stessa e analizziamo in superficie gli echi, i riverberi, le assonanze tra un film e l'altro (e chiediamoci semmai: perchè la katana è più figa della motosega?). Accettando ciò, accetteremo Tarantino, accetteremo il cosi-pallosamente-detto "post-moderno" non come l'epoca della perdita dei significati bensì, al contrario, come il ritorno (pericolosissimo) dei contenuti attraverso la pura e semplice messa in scena della forma.


Ok, non ci avete capito nulla ma vedendo e ri-vedendo Pulp Fiction le cose miglioreranno. Il mio compito adesso sarà mettere in pratica ciò che ho scritto e proporre, ogni settimana, un film che faccia da eco, riverberi le immagini del film precedente e così via fino a formare una rete di audiovisioni che possa ispirarvi in quel musical tragicomico che è la vita.
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