Dal "Requeim" di Aronofsky passiamo a quello di Raphael, che quattro anni dopo, è il protagonista di questo film spagnolo diretto da Alex De La Iglesia. Ho conosciuto (mea culpa!) questo autore lo scorso settembre alla mostra del cinema di Venezia, dove con il suo Balada Triste de Trompeta, si è aggiudicato il Leone D'Argento. Qui, la morte, la disfatta, lo sfacelo dell'umanità contemporanea torna alle tinte arcobaleno di Pulp Fiction. Il risultato è però un thriller grottesco dove il tono ideologico-politico si coagula alle immagini come in un dipinto di Jasper Johns. Come in Aronofsky, il delirio paranoico del protagonista, un don giovanni dello shopping mall, annienterà i confini fra realtà e finzione rendendo plausibile il finale carnevalesco (ma non Felliniano!) del film. Un'immagine da ricordare: il disegno del "pagliaso triste"...torneremo a parlarne.
Era una sera di settembre del 1998 e rovinando irrimediabilmente la mia vita sociale, eseguivo il mio primo giro di six-step in galleria del corso. Passai il biennio superiore a togliermi l'etichetta di "hippopparo" zimbello del secondo piano, ma oggi, senza un lavoro, senza una macchina ma ancora con i brufoli, posso dire di essere soddisfatto: finalmente una serie-tv sul B-boying!
Dal 30 settembre è disponibile gratuitamente in Italia la nuova web-serie di Jon M. Chu (ora nelle sale con Step Up 3D) sullo stupefacente mondo degli street-dancer. La Lega degli "eXtraordinary Dancers" è infatti una sorta di circolo per giovani talenti che, a differenza degli X-Men, fanno della danza e delle arti performative il loro "superpotere". Secondo Chu, sono gli street-dancer i veri supereroi della nostra generazione, in grado di eseguire movimenti e passi al limite della realtà. Aggiungiamo inoltre che ogni ballerino (o b-boy) indossa un vero e proprio "costume" che lo distingue dagli altri, proprio come fa spiderman o batman. Guardate questo primo episodio incentrato sulla "vera" storia di Trevor Drift alias b-boy Luigi, uno dei breaker più fenomenali della scena attuale.
C'eravamo lasciati con una siringa di adrenalina piantata nel petto di Mia Wallace in Pulp Fiction. Ora è il momento del "requiem". Con una colonna sonora vagamente familiare ai b-boy, questo film di Darren Aronofsky è un altro riverbero dello "spirito del tempo" degli anni '90. A differenza del capolavoro di Tarantino, Requiem for a dream è un incubo allucinatorio che farà letteralmente a fette il vostro sguardo. Ancora eroina, ancora dosi massicce di cultura pop, ancora storie di strada. Ma questa volta non ci sarà Mr. Wolf a risolvere i problemi, e in uno dei montagè più viscerali e frenetici della storia del cinema, assisteremo all'evaporazione di una vita viziata dalla dipendenza. "Siamo esserei di linguaggio" - diceva il saggio Lacan. Aronofsky ci mostrà l'incubo esistenziale di chi, parafrasando Kurtz, ha visto "l'orrore" aldilà della parola.A venerdì prossimo!
"Che bello c'è l'IBE! Andiamo tutti all'IBE! Perchè non vieni all'IBE!? " - Perchè, ad esempio, quando usi una porta grande come quella del mio terrazino per l'ingresso di 5 mila persone, accade che rimani 2 ore intrappolato nella folla di bboy sballati e il solo modo per uscirne e fingere un malore e fare body surfing verso l'ignoto. O perchè, altro esempio tratto dallo scorso anno, dopo che acquisti orgoglioso i tuoi biglietti online e ti reci all'accettazione credendo di passare avanti a tutti, rimani nuovamente ibottigliato in una fila chilometrica mentre i fattoni dell'ultimo minuto acquistano al volo il biglietto sul posto e scompaiono sfumacchiando all'orizzonte. Smile!
L'IBE è senza dubbio l'evento di Breakdance più importante d'europa. Si svolge ogni anno in Olanda (prima a Rotterdam ora ad Herleen nel sud del paese) e quest'anno è giunto al suo decimo anniversario. La città viene invasa da un'orda di bboy provenienti da tutto il mondo e galvanizzati dalla peculiarità del codice legislativo olandese. Gli americani sono i primi ad andare nel mondo dei sogni, seguiti dai coreani e guidati col sorriso sulla bocca dai bboy di Amsterdam. Contest dappertutto e a tutte le ore. Sembra il paese dei balocchi e se il giorno dopo qualcuno si vedesse spuntare un paio di orecchie da asino dal bboy cap, non sarebbe da sorprendersi. "IBE is me" è il motto che quest'anno ha fatto il giro del mondo attraverso un video trailer immersivo nella vita di un bboy.
Quest'anno però non sono andato all'IBE, ma gli italiani che l'hanno fatto sono riusciti a rappresentare come mai prima d'ora: vittoria di Paco al 1990 contest, finale italiana al baby contest fra b-girl Alessandrina e Emil Power (vincitore), secondo posto all'1vs1 per Naif, quarti di finale nel Toprock battle per bgirl Elfina e una buona figura per il team italiano di b-girl al battle a loro riservato.
Ciò che mi rende perplesso è quel fenomeno che ormai da tempo chiamo b-boyxploitation, cioè il business sul b-boying fatto dai b-boy. A differenza degli anni '80, in cui produttori e coreografi pagavano i b-boy per fare quello che volevano loro, adesso sono i b-boy stessi ad essere produttori e consumatori del proprio prodotto, trasformando "dall'interno" lo stile di vita del b-boying. Personalmente guardo all'IBE come alla più grande macchina di bboyxploitation del mondo, capace in relativamente pochi anni, di attirare a se l'intera scena mondiale e dievire un vero e proprio fenomeno culturale. L'IBE non è più solo un evento, un contest, ma una "grande hollywood" del b-boying internazionale. Qui ogni anno si lanciano i nuovi "divi" della scena, le tendenze di ballo, i modi di abbigliamento, i gusti musicali. Si crea l'immaginario del b-boy medio che nel corso dell'anno seguirà su youtube i propri beniamini, comprerà t-shirt online e spenderà soldi e tempo per partecipare a "quel" contest piuttosto che un altro. "IBE is me" è uno spot da prendere "letteralmente": quello che vedi ripreso non è you (te), ma è me, quello cioè che solo l'1% dei bboy può aspirare a diventare. Per tutti gli altri, c'è l'IBE (da guardare).
Attenzione: non voglio dire che siamo diventati una sorta di bboy zombie manipolati da malefici stregoni oldschool. La domanda che voglio girarvi è: siamo coscienti di questa svolta "capitalista" del b-boying? Se si, buon per voi. Se no, è tempo di pensarci su e capire che ruolo giocare (e se volete giocare). Pensiamo anche a chi dice che "ballare significa essere liberi, andare contro le regole della società". Una scena come questa, nel bene o nel male, non ruota attorno alle stesse regole (economiche, di immagine, produttive) della società contemporanea che tanto critichiamo? Staremo a vedere; nel frattempo continuate a ballare.
Cosa succede quando i 4 bboy con cui vivi sono fuori casa, non ci sono palestre libere ma hai la disperata esigenza di ballare? Semplice. Fai precipitare da te un amico col foglio rosa, appiccichi con lo scotch un fish eye alla tua telecamera e inventi un nuovo format: Cypher Room. Da oggi, ogni mese un video con i footage più alcolici di casa Melandri. Risate e stile assicurati! (e occhio al finale a sorpresa...).