domenica 9 novembre 2014

Interstellar: Umano troppo (post)Umano



Ieri ho riesumato un vizio seppellito da tempo: andare al cinema da solo. Galvanizzato da un ciclo anarchico di proiezioni casalinghe composto da Evangelion 3.0Johnny MnemonicHellsingGravity e Robocop (quello del 1987) sono salpato in direzione del cinematografo a me più prossimo per visionare Interstellar. In questo film, Christopher Nolan, regista cult per aspiranti-tesisti di teoria del cinema, arruola Matthew McConaughey, attore cult per aspiranti-tesisti di fonetica anglo-americana e True Detective, e lo spara nello spazio per quasi 3 ore. Perché - #sapevatelo - il tempo è relativo. Siamo al cospetto del classico plot alla Nolan: (a) un tizio intraprende una missione per salvare il mondo; (b) il tizio scopre che il mondo non esiste; (c) lo spettatore non ci capisce più una mazza e (d) ah ma l'avevo capito fin dall'inizio! Inoltre, come ogni film-sullo-spazio che si rispetti, Interstellar cade nelle fauci di una categoria di cinefili che da anni lotta contro l'estinzione: i nostalgici di 2001: Odissea nello spazio, che vi spingeranno a raffazzonare acrobatici paragoni col conclamato film di Kubrick. Volente o Nolante. Così, infestato da frotte di cliché e caricato di investimenti libidici collettivi, Interstellar ha tutte le carte in regola per per seguire l'infamoso Batman: il ritorno del cavaliere oscuro nella tenda del Grande Capo #Estiqaatsi. E invece no. Questo BigMaConaughey di Nolan l'ho gradito, digerito ed espulso così:

1. Il postumano          

Piuttosto che menarcela col noto stereotipo dell'uomo-cyborg o der Matrix, l'oltreuomo di Interstellar non rinuncia alla vera natura del proprio corpo o della realtà, bensì al tempo. La missione dei protagonisti è quella di esplorare nuovi pianeti su cui trasferire il genere umano, minacciato da un'epidemia che sta rendendo impossibile la produzione di cibo sul vecchio pianeta terra. La spedizione è possibile grazie alla comparsa di un buc(i)o inter-dimensionale che bazzica l'orbita di Saturno e offre una scorciatoia di svariati anni luce verso 12 mondi probabilmente abitabili. Tuttavia, l'imbocco di questa tangenziale interstellare genera gli stessi effetti collaterali dell'ingresso nella Salerno-Reggio Calabria: qui il tempo scorre molto più veloce rispetto alla terra. Ad esempio, se ti fermi 1 ora in autogrill perdi 7 anni di vita sul nostro pianeta. Il viaggio di McConaughey e del suo equipaggio non è semplicemente contro il tempo, ma contro la barriera fra tempo e spazio. Ben presto si instaurano due regimi spazio-temporali (quello terrestre e quello interstellare) per poi moltiplicarsi, coagularsi ed alimentare la summenzionata fase (c). Mentre nel film di Kubrick l'oltreuomo è visivamente associato dalla purezza di figure geometriche e monolitiche (il parallelepipedo nero, la calotta ovoidale del casco, l'embrione), qui la figura di riferimento è l'incrocio delle linee (le linee del codice morse, le curvi(linee) gravitazionali, la matrice di linee della quinta dimensione). L'esistenza postumana come tessitura cooperativa di spazio-tempo è inscritta anche nel nome del protagonista: Cooper (co-op-er), letteralmente "l'essere cooperativo" (dove in Kubrick invece era "Bow-man", l'uomo arco proiettato senza ritorno). Propinando un pallino che risale ai tempi di Doodlebug, la quinta dimensione post-umana è rappresentata da Nolan come un'infinita matriosca di rispecchiamenti eterotopici (eteroché?). Brillante blingbling computergrafico, sul piano del pensiero visuale è una soluzione deludente: da buon italiano, la Quinta l'avrei vista meglio come una melassa ingarbugliata di pappardelle al cinghiale, ma tant'è.

2. Il fantasma

«Siamo i fantasmi del futuro dei nostri figli». Provate a dire questa frase a vostra figlia di 10 anni prima di partire per un viaggio di 124 anni nello spazio e vedrete se non vi ci manda direttamente lei a quel paese. In Interstellar ciò non accade. In un finale alternativo da me ipotizzato, scopriamo infatti che durante le notti di luna piena la genialoide figlia di McConaughey (Murph) legge Aldilà del principio di piacere di Freud e grazie ad esso salva il mondo. «È grazie alla presenza fantasmatica dell'Altro che noi possiamo spingerci aldilà dell'orizzonte dato, aldilà persino del piacere», direbbe la mia Murph alternativaIl film invece va a parare da tutt'altra parte e cioè: il compito dei genitori non è vegliare sui propri figli ma guardare oltre la propria esistenza sospinti dall'amore blablabla. Se da un lato vogliono darci a bere che la corrispondenza d'amorosi sensi di Foscolo si basi sulle leggi della fisica quantistica, dall'altro tutto questo amore è sostanziato da una grassa dose di menzogne. Almeno il 10% per l'esattezza, che corrisponde al fattore di sincerità su cui è impostato TARS, l'Intelligenza Artificiale che accompagna Cooper et al. nella missione. A differenza del pluriparagonato Al 9000 di Odissea nella spazio, TARS è un robot e non una specie di entità ubiqua. Composto da una serie di parallelepipedi componibili, è capace di mutare la propria forma per adattarsi all'ambiente e, nonostante l'obbedienza para-militare agli ordini umani, rivelerà un grado di comprensione oltre ogni antropomorfa immaginazione. La corporeità sintetica dei personaggi, tendente all'action figure piuttosto che all'action movie, è in linea con un dato significativo proveniente dagli studi cognitivi: il nostro corpo è una costruzione fantasmatica: può contrarsi, estendersi e molecolarizzarsi a seconda delle situazioni in cui siamo immersi. Durante le prime fasi del lancio, Cooper disabilita i comandi automatici perché "vuole sentire" la gravità attraverso il corpo dell'astronave, o come dicono i motociclisti della domenica, vuole "sentire l'asfalto". La nostra è un'esistenza somatosensoriale, non si scappa.

3. È domenica!
E invece di lavorare al progetto di ricerca, scrivo recensioni in cui infilo i temi del mio progetto di ricerca. C'è di buono che ho imparato a scrivere "McConaughey" senza fare copia/incolla da Wikipedia. #sosoddisfazioni.  
              

3 commenti:

  1. Daniele Florian9 novembre 2014 11:25

    Visto ieri sera, intrigante anche se lo trovo più debole dl suo "fratello maggiore" Inception.

    Punti deboli secondo me sono stati alcuni passaggi un pò troppo deus ex machina, come il modo in cui si trova dal centro del buco nero all astronave, e un altro paio di cose.
    Certo è che lavorando con buchi neri e company questi permettono occasioni di sospensione del giudizio non indifferenti, e Nolan non se le lascia sfuggire.

    Cosa che poteva evitare invece è l' effetto dell amore che trascende spazio tempo e staminchia, che fa scendere un pò la catena.

    Poi analisi da fare ce ne sarebbero un sacco, per quanto ognuno di questi film si discosti e non si discosti dal suo filone, o per quanto riguarda il modo in cui l umanità si pone nei confronti delle calamità, l' america, la famiglia eccetera eccetera..
    per ora accontentiamoci del fatto che il discorso preponderante della pellicola era il sacrificio individuale nei confronti della specie umana e non dell America ::sigh::lol::

    comunque a livello personale ho molto apprezzato l atmosfera tecno/cyber/contadinesca, il cui simbolo era proprio la stanza dei libri connessa col tesseratto, e che in certi aspetti mi ha ricordato (oltre alle innumerevoli citazioni contenute nel film) anche il vecchio Signs, tant è che fino alla fine credevo nel finale alieni/pentadimensionali/chtulu, poi mi sono ricordato che il film era di Nolan.


    Saluti.

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    Risposte
    1. Inception è davvero un fratello maggiore? Per me risente di un accento un po' troppo metafisico, ovvero si interroga su cosa sia o non sia reale. In questo tranello cade anche Matrix o The Thruman Show o Existenz. In questi film il giudizio di realtà esiste o al massimo rimane in sospeso, ma la validità del concetto stesso di "realtà" non viene messo in discussione. Il bello di Interstellar è che postula una dimensione "altra", rispetto al dualismo reale/irreale. Un antecedente potrebbe essere Dark City, in cui, a differenza di Matrix, dietro al muro delle apparenze c'è il vuoto cosmico. Happy end.

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    2. Già...in questo senso i film che hai citato non rispecchiano una delle loro ispirazioni originarie, cioè i romanzi di Philip K. Dick...

      Dietro ogni maschera c'è ancora un'altra maschera....

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