venerdì 30 agosto 2013

#CommuniaResiste: tutto è [responsabilità] di tutti


Lo scorso 16 agosto le forze dell'ordine sgomberano Communia, il luogo di mutuo soccorso sociale nato dalle ceneri delle ex-fonderie Bastianelli di San Lorenzo. Sirene, sfrigolio di pneumatici e scalpiccìo di stivali. Un esercito di poliziotti muove all' assaltano del "forte Apache" di via dei Sabelli, presidiato da un massiccio numero di occupanti (sette) che vengono prontamente denunciati. Nel frattempo gli operai dell'azienda proprietaria dello stabile, scortati da vigilantes privati, provvedono a distruggere i sanitari e, il giorno seguente, a murare le finestre. Omnia sunt privatis.

Ma il quartiere non ci sta: svegliato dal torpore estivo, San Lorenzo convoca un'assemblea e organizza una strategia di controinformazione. L'altro ieri, 28 agosto, una moltitudine di circa cinquecento persone si raduna all'incrocio blindato fra via dei Sabelli e via dei Ausoni, dibatte e poi sfila in corteo. "Scendete, questa cosa riguarda tutti", "Torniamo subito!", "Ci si vede il 7 settembre" - si grida al megafono. Il 7 settembre la collettività si riapproprierà della location di Communia. 
Ma se Communia esiste anche senza un luogo, perchè rioccupare uno stabile privato?

sabato 10 agosto 2013

#Tifiamo Asteroide - "Sinergia" di Nexus


A cura di Mauro Vanetti.
Da un’idea di Alberto Biraghi.
Postilla di Wu Ming.
Editing e revisione a cura di Simona Ardito, Roberto Gastaldo, Natale aka VecioBaeordo, Mauro Vanetti e Alessandro Villari.
Copertina di Luigi Farrauto.
Progetto grafico e impaginazione di Simona Ardito

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in PDF e in ePub

Qui il link a Giap, per elaborare la catastrofe in compagnia degli autori ;-)
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Un asteroide distruggerà il governo Letta. Lo avevano annunciato i radar di Giap lo scorso 6 giugno, incaricando @maurovannetti del comitato d'accoglienza. Uno sciame creativo composto da navigati storyteller e "ciabattini del web" lavoro alacremente durante l'estate per raccontare "100 storie sulla fine catastrofica del governo Letta". Oggi, quell'avvistamento, quel meteorite e le sue conseguenze sono finalmente una realtà, anzi, molte realtà.

Tifiamo Asteroide (con una postilla di Wu Ming) è un ebook collettivo che getta 100 sguardi ucronici sulla fine del governo di larghe intese. Una raccolta di micro-racconti che vuole scardinare l'utopismo del "senso di responsabilità", pungolare la bolla delle consolazioni estive fino a squarciare il velluto degli abituè della crisi. Solo un Evento che sconquassi le coordinate spazio-temporali della realtà potrà salvarci, ergo #TifiamoAsteroide!

Mi sono unito anch'io alla carica dei 101 meno, con un racconto dal titolo Sinergia. Prendendo spunto dal testo dal ritornello di The Message dei Furious Five, la mia storia prende le mosse da un background hip hop, ma poi coinvolge un drappello di zingari, alcuni politicanti sbandati, il duo Ratzinger/Bergoglio e...un filosofo sloveno. La storia è quella di un artista di strada di Via del Corso che vive in solitaria il countdown dell'impatto asteroideo. Come si percepisce l'arrivo di un meteorite a "testa in giù"?

Noi dobbiamo anticiparci. Non dobbiamo semplicemente guardare oltre, bensì ulteriormente. Come dicono a Roma: noi dobbiamo sgravare (epistemologicamente parlando). La nostra conoscenza del futuro impossibile determinerà la scoperta di presenti compossibili, micro-universi dell'oppure, faglie superficiali e smottamenti della timeline globale. Heidegger proponeva un essere-per-la-morte, che non significa pensare alla morte, bensì riscoprire la propria esistenza come continua possibilità. Per questo Deleuze dirà che bisogna essere degni dell'Evento, di ciò che ci accade e soprattutto ciò che potrebbe accadere.  

Per tutto questo:
Noi tifiamo asteroide!
   

lunedì 29 luglio 2013

Hip Hop Connection BEACH 2013: Reportage Urban Force

"Bella ragazzi, come va a giù a Roma?" - Il tormentone di ieri, quando alle 5 del pomeriggio camminiamo compatti lungo il viale Ceccarini di Riccione. "Ma state partecipando?" - La domanda di riserva quando spieghiamo che la nostra apparente "compattezza" è dovuta all'alta percentuale di umidità che durante il viaggio in macchina ci ha fusi in un'unica sudata ventosa. Ma andiamo con ordine, rispondendo alla prima domanda: "come va a Roma?"

martedì 9 luglio 2013

Far respirare l'Hip Hop: Breakdance, Cinema e Bene Comune


Si può vivere di solo Hip Hop? Internet è utile alla scena? Che c'azzecca la breakdance con Amici di Maria? Ma soprattutto: «Cosa resteraaà, di quegli anni ottantaaa?!» - Pardon. Questi e altri, i dilemmi parzialmente snocciolati nell'ultima domenica di giugno presso il Communia di San Lorenzo in compagnia di dj Ice One, mc Shark, Amir e il sottoscritto. Il pretesto è stato offerto da Giulia "Chimp" Giorgi, autrice e organizzatrice di 1 World Under a Groove, un documentario sul mondo della breakdance girato a Roma durante un progetto di scambio fra crew provenienti da Italia, Marocco, Francia, Polonia e Tunisia. La proiezione del breakumentary è stata l'occasione per mappare il percorso e i possibili sbocchi della scena italiana e internazionale. 

Il documentario è un tuffo nel microuniverso del breaking euro-mediterraneo. Bboy e bgirl ballano e si raccontano: c'è chi oltre a ballare studia o dirige una fanzine, chi gira il mondo per rappresentare il proprio paese, chi cerca un'indipendenza, chi ricorda la guerra e chi lotta ancora con la società o la propria stessa famiglia per affermare l'autenticità della propria passione. Storie a fiotti, sempre diverse e spaventosamente simili. Che sia stata una donna ad a prendere l'iniziativa di mostrarle, non è da sottovalutare. Quelle dei ragazzi di 1 World, come quelle di Ice One e Shark, sino al gioco di aneddoti sulla "nuova scuola" fra me e Amir, sono le bollicine di un brodo primordiale che rischia l'estinzione. Ma c'è davvero interesse nel raccontare e ascoltare queste storie? Della "scena romana" ci sono solo una manciata di rappresentanti, fra questi una bgirl, e per una volta il rapporto uomo/donna supera la soglia del 1/5 (secondo una mia personale statistica, normalmente nel breaking italiano è di 1/200 per i masculi, sic!).

giovedì 6 giugno 2013

"Noi eravamo di scorta" - Le donne di Terni e la Serrata del 1905

Un ombrello di troppo, fra la selva di manganelli, e Terni è tornata all'attenzione dei media nazionali. A seguito di uno scontro fra operai Ast e polizia, lo ius umbrellis è calato impietosamente sul primo cittadino ternano: apriti testa, apriti cielo. Seguendo il trend piddino, il sindaco De Girolamo ha paragonato l'accaduto ai soprusi di #occupygezi, millantando un trascorso di lotta e resistenza. Ora, cosciente che si tratti di un misero e frugale "fuoco di paglia" (mediatico e politico), vorrei portare all'attenzione di voi lettori un racconto della prima grande lotta per i diritti dei lavoratori avvenuta a Terni. A scriverla è Alessandro Portelli, storico e anglista con un'infazia ternana, che negli anni '80 ricerca e intervista il "cast" della Terni moderna. Qui è raccontata una strana storia che vede donne e bambini prendere in mano la serrata contro l'Ast (Acciai Speciali Terni) e armarsi di musica e cenere per contrastare la milizia giolittiana. Perchè rispolverare questo episodio? Non perchè "ogni lotta è la stessa lotta", ma piuttosto perchè è la "diversità" di ogni lotta a renderla degna di memoria ed esempio.


*** 

La Serrata.

Nel 1905, gli operai della Terni avevano richiesto un regolamento di fabbrica, da concordare tra la società e i loro rappresentanti. Dopo un lungo sciopero, la Terni si impegna a presentare entro marzo 1907 un regolamento previamente discusso e contenente alcuni punti qualificanti (tra gli altri: mantenimento della paga nominale per gli operai passati di macchina; aumenti per i manovali e per il lavoro notturno; conservazione del posto per gli infortunati invalidi). Ma alla data stabilita la Terni presenta un regolamento non concordato che "Il Messaggero" definisce "degno della mente di Torquemada" per la "fitta e ferrea rete di piccole disposizioni disciplinari" tutte punibili col licenziamento. Tra i punti più dolenti è la libertà della società di licenziare chi si infortuna sul lavoro; [...]

Gli operai rispondono dichiarando l'ostruzionismo; la Terni annuncia che chi non firma entro una settimana sarà ritenuto dimissionario, e licenzia ventiquattro attivisti, tra cui Costantino Fusacchia, repubblicano, membro della lega metallurgica. Tuttavia, nessuno firma: la fabbrica si svuota, si spengono i forni. [...]
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